Lo strano caso di Elisa Lam

Elisa Lam è il nome di una ragazza coinvolta in un caso di cronaca nera. Una vicenda controversa soprattutto dovuta all’aurea di mistero che si porta dietro da anni. Ha addirittura inspirato registi e sceneggiatori di Hollywood che ne hanno tratto una puntata per la serie tv “American Horror Story”. Molti elementi rimangono ancora inspiegabili e per quanto ne sappiamo le autorità continuano a brancolare nel buio. In sostanza, non è dato sapere cosa sia successo.

Cronologia degli eventi

Elisa Lam, è stata una giovane studentessa canadese dell’Università della Columbia. Figlia di immigrati cinesi, nel Gennaio del 2013, intraprese un viaggio turistico, nella California del Sud.

A Los Angeles, decise di pernottare al Cecil Hotel (attualmente chiamato “Stay of Main Motel”), economico albergo del quartiere di Skid Row (quartiere di Los Angeles famoso per essere tra i più degradati della città).

Dopo i primi tempi nei quali alloggiò in una camera condivisa, mostrò un comportamento stravagante, tanto da obbligare i gestori del hotel a darle una stanza singola. Pochi giorni dopo, Elisa scomparve. Nè alla reception, nè la famiglia, avevano avuto più notizie. Dopo qualche settimana, le pessime condizioni dell’acqua potabile, costrinsero un inserviente a recarsi sul tetto per un controllo alla cisterna. Qua avvenne la macabra scoperta. Santiago Lopez (questo il nome dell’inserviente) rinvenne immerso nella vasca il cadavere di Elisa Lam. Il corpo giaceva nel serbatoio, profondo molti metri.

Inizio delle indagini

Fu immediatamente allertata la polizia locale.
Molti elementi apparvero fin da subito strani. La polizia non riusciva a spiegare la dinamica degli eventi. Non era chiaro se si trattava di un omicidio o di un suicidio. Causa principale del decesso, l’annegamento nel serbatoio, ma il corpo non presentava segni di violenza. Non c’erano segni della presenza di altre persone. L’accesso al tetto era possibile solo attraverso tre scale anti-incendio; l’unica porta era chiusa a chiave e l’accesso vietato agli ospiti.

Venne rilasciata una dichiarazione ufficiale dal Dipartimento di Polizia di Los Angeles. Elisa sarebbe stata avvistata l’ultima volta il 31 Gennaio 2013, cinque giorni dopo essere arrivata in città. Vennero visionate le telecamere di video sorveglianza a circuito chiuso. Fu cosi’ che saltò fuori quello che è considerato l’elemento più anomalo.

Il Video

Tra i  video visionati, uno in particolare era contradditorio. Le immagini mostrate lasciavano basite le forze dell’ordine.

Nel video vediamo Elisa entrare nell’ascensore, premere diversi tasti e successivamente, interagire con qualcosa di invisibile. Le porte non si chiudono, Elisa entra ed esce, come indecisa. Si guarda intorno, gira la testa da una parte all’altra in modo frenetico, controlla continuamente come in preda al panico. Successivamente muove le mani come alla ricerca di una presenza invisibile. Nel video, oltre a Elisa non ci sono altre persone. Quello che si vede sembra il comportamento di una persona spaventata.

Il decesso è stato registrato come “annegamento accidentale”; in realtà la polizia non ha rilasciato dichiarazioni sulle circostanze della morte della Lam che rimangono sconosciute.

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a sinistra un’immagine di Elisa Lam e dei serbatoi di acqua dove è stato ritrovato il corpo – a destra uno schema di accesso alle cisterne

Ipotesi sulla morte

Tra le ipotesi degli inquirenti, il bizzarro comportamento è probabilmente dovuto ad uso di droghe o alcolici. Oppure la Lam era sotto l’effetto di allucinogeni. Ma l’autopsia ha escluso questa possibilità. Nel rapporto tossicologico non sono state trovate traccie di alcol o droghe. Il Coroner del Dipartimento dell’ LA County, ha ribadito che la causa della morte è stata accidentale, causata da annegamento. Ma l’accidentalità dell’evento è un’ipotesi che non collima. La cisterna non era facilmente accessibile, risulta difficile passare dalle scale antiincendio senza essere notati, il coperchio del serbatoio per essere aperto, necessitava di notevole forza. Come spiegato, si è ipotizzato ad un omicidio ma senza segni di violenza sul corpo anche questa ipotesi non regge. E comunque il famoso video, mette tutto in discussione.

Commenti

Quando il video ha iniziato a circolare sul web, in poco tempo è diventato virale. Social e forum avallano svariate teorie. Si va dalle ipotesi più plausibili (droghe, allucinazioni, esaurimento nervoso) a teorie che chimano in causa il sovrannaturale (possessione mentale, demoni, attività paranormali). Secondo alcuni, Elisa Lam potrebbe essere stata malata di tubercolosi dal momento che nei giorni coincidenti alla sua morte c’è stata un’epidemia che ha colpito migliaia di persone nella zona vicino al Cecil Hotel. Anche in questo caso comunque l’autopsia non ha rilevato tracce di bacilli nei polmoni.

Tra le ipotesi verosimili, si suppone che la ragazza fosse vittima di una grave forma di depressione. Dal suo blog personale ne emerge il quadro di una giovane brillante, femminista convinta, amante dell’arte e dell’architettura moderna; allo stesso tempo, dalla personalità labile, in crisi, con numerosi riferimenti al mal di vivere. Oltretutto sembra che la Lam soffrisse di disturbo bipolare, fattore che secondo i medici legali, ha contribuito alla morte. La sorella ha confessato al detective Wallace Tennelle, che Elisa era solita prendere farmaci per curare i suoi disturbi tra cui il Wellbutrin (un antidepressivo), il Lamotrigdine (un anticonvulsivante), il Quetiapine (un antiepilettico e uno stabilizzatore dell’umore). I medici legali hanno cercato tracce di farmaci, ma comuqne sia non è da ricondurre a questi la causa della morte.

Rimane il video e il suo comportamento insolito. Probabilmente, chiave di lettura dell’intera vicenda. Elisa entra in un primo momento nell’ascensore; poco dopo sembra disturbata da qualcosa. Per qualche ragione, la porta dell’ascensore non si chiude. La ragazza, forse in preda al panico, inizia a guardarsi attorno, esce, rientra, guarda a destra e sinistra, preme la pulsantiera quasi senza senso. Al minuto 01:57, muove le mani, a cercare una presenza nell’aria. Poi si allontana. Finalmente la porta si chiude e riprende a funzionare. Da quel momento, Elisa non si vedrà più. Qualcuno afferma di intravedere quello che sembra essere il piede di un’altra persona, forse l’assassino (inverosimile, sembra solo il piede di Elisa). Qualcuno pensa alla presenza di una persona armata che sappia dove è posizionata la telecamera. Forse l’ascensore è tenuto fermo al piano da qualcuno. Non si spiega perchè la Lam comincia a muovere le mani in quel modo.

Cecil Hotel - facciata
Facciata del Cecil Hotel; sulla destra si intravedeno le scale anti incendio per raggiungere il tetto.

La terribile storia del Cecil Hotel

Infine, raccontiamo quella che è l’agghiacciante storia del Cecil Hotel. Considerato da sempre tra i più squallidi alberghi di Los Angeles, si trascina appresso la “fama” di essere stato nel corso degli anni, l’impressionante teatro di una serie di omicidi che ha visto coinvolti alcuni dei più spietati serial killer degli Stati Uniti d’America. Nelle sue stanze, Richard Ramirez, soprannominato “The Night Stalker”, tra il 1984 e il 1985 ha ucciso più di 14 persone. Qualche anno dopo, nel 1991, per cinque settimane vi è stato residente il pericoloso austriaco Jack Unterweger che uccise tre prostitute nella sua camera. Ancora prima, la residenza è stato funestata da altri fatti di cronaca nera avvenuti al suo interno. Fra il 1950 e il 1960 vi sono stati diversi suicidi e nel 1964 è stata trovata morta nella sua stanza una donna anziana di nome Goldie Osgood, probabilmente uccisa da qualche ladro che la strangolò, la accoltellò e la violentò prima di derubarla. “LeggendeUrbane” si occuperà in futuro delle macabre storie che girano sul Cecil Hotel. Allo stato attuale si può solo menzionare quella che sembra essere una maledizione che grava sul posto.
Per la cronaca il caso di Elisa Lam è tuttora un caso irrisolto.

Di seguito il famoso Video dell’Ascensore (video tratto da “Il Fuoco di Prometeo”)

Triora – La Salem d’Italia

Triora è un piccolo comune di montagna, nella provincia di Imperia. Immersa nella Valle Argentina, è attualmente presente nell’elenco dei “Borghi più belli d’Italia”. All’interno di un’area geografica di grande bellezza naturale, allo stesso tempo è ricca di svariati monumenti di interesse artistico. Tra questi spiccano le rovine dell’antico castello o la Collegiata dell’Assunta, probabilmente tra gli edifici di maggior rilievo. Al giorno d’oggi Triora, è una ridente cittadina ligure. In realtà ha avuto un passato burrascoso. Triora, è ancora ricordata come la “Salem d’Italia“.

Salem è una città americana, nello stato del Massachusset. Nel 1687, divenne famosa, per essere stata teatro della più feroce caccia alle streghe della storia. Un processo che portò all’accusa di stregoneria più di venti donne. Anche il cinema l’ha resa celebre con trasposizioni quali “Hocus Pocus”, “La seduzione del Male” o “Le streghe di Salem”. Prima ancora di Salem, a cavallo del ‘500, nel piccolo borgo di Triora si scatenò un’impietosa caccia alle streghe.

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Immagini dello splendido borgo di Triora, immerso nella natura e nel verde della Valle Argentina

Storia di Triora

Nel 1587, Triora era un importante borgo fortificato. Meta significativa di traffici commerciali, grazie alla sua vicinanza alla Francia. Era una podesteria della Repubblica di Genova. Per il ruolo che rivestiva, era di reparto una guarnigione di soldati della Repubblica.

La città cadde vittima di una grave carestia, dovuta probabilmente ad una cattiva gestione economica da parte dei ricchi e potenti proprietari terrieri. Fu cercato un capro espiatorio. Si sconfinò nell’esoterico. Gli abitanti di Triora iniziarono ad incolpare un nutrito gruppo di donne che la maldicenza popolare riteneva streghe, sospettate di lanciare malefici sul piccolo borgo.

Il governo locale decise di intervenire stanziando una cifra ragguardevole per l’epoca (500 scudi) e imbasti’ una campagna inquisitoria che terminò con un processo. Intervenne l’autorità ecclesiastica e il vicario dell’Inquisizione di Genova e di Albenga. Il processo portò alla tortura e alla definitiva condanna a morte, di almeno 4 donne ritenute colpevoli di stregoneria e di rapporti sessuali col maligno. Venne fatta irruzione in un casolare abbandonato, dove si riteneva avessero luogo i sabba.

5 donne morirono di stenti, una decina vennero scarcerate in un processo successivo. Molte di esse appartenevano a famiglie benestanti. Di molte altre donne, è ignoto il destino. Buona parte di esse furono ritenute causa principale delle continue pestilenze, dell’uccisione di bestiame e addirittura di infanticidio e cannibalismo.

Il caso più noto è quello di Franchetta Borelli, appartenente ad una delle famiglie nobili di Triora. Le cronache del tempo la ricordano come una giovane, bella, ricca di famiglia, e avvezza alla prostituzione. Le vennero mosse accuse feroci di stregoneria e fu arrestata dalle autorità. Venne torturata fin tanto che non confessò le accuse. Solo grazie all’intervento del fratello Quilico Borelli e alla lauta cauzione di mille scudi, le furono concessi gli arresti domiciliari. In precedenza fu inviato dalla repubblica a Genova per indagini, il commissario speciale Giulio Scribani, già Pretore a San Romolo. Scribani non credeva all’innocenza della donna, dando credito alle accuse. Quando Franchetta tentò la fuga, il governo, per ritorsione, stava per incarcerare il fratello, ritenuto complice. Questo la fece desistere e tornare sui suoi passi. Tornò a Triora e affrontò un nuovo processo. Da quel momento cominciò per Franchetta un supplizio, per mano del pretore Scribani, con ore e ore di interrogatorio e nuove torture. Agli annali è rimasta famosa una sua frase “Io stringo i denti e poi diranno che rido”.

Quasi tutta la documentazione dei processi e i verbali degli interrogatori, sono ancora intatti e attualmente conservati presso l’Archivio di Stato di Genova. Le condanne, portarono alla morte sul rogo, diverse fanciulle. Mancano i documenti su quale sia stato l’epilogo del processo di Franchetta. Ricerche successive, hanno portato a ritenere che la sua nobiltà l’abbia in parte salvata. Sappiamo infatti che mori’ diversi anni dopo la data del processo, nel Gennaio del 1595. E’ stata successivamente sepolta in terra consacrata nella chiesa dei SS. Pietro e Marziano.

Triora oggi

Sono passati 500 anni. Ancora oggi il paese è noto per le sue streghe. Il primo processo in Italia. Ha innescato una reazione a catena, che ha avuto ripercussioni in altri borghi italiani.

Un reportage su Triora ha messo in luce le meraviglie di questo piccolo paese. I suoi vicoli, le sue strade. Ha toccato con mano i luoghi resi celebri da questi tristi ricordi.
Partendo da quelli che sono stati considerati i luoghi di ritrovo principali delle streghe. La “Cabotina” una zona povera, d’aspetto lugubre, dove sembra si svolgessero i convegni notturni delle streghe, dove probabilmente davano vita ai sabba infernali, concedendosi al maligno. Probabilmente il luogo più famoso di Triora. E’ altamente probabile che in antichità fosse semplicemente un luogo dove si svolgeva la prostituzione.

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A sinistra la piazza con il monumento a ricordo delle streghe – a destra una targa che indica La Cabotina, quello che è considerato il luogo di ricordo
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scorci di Triora

Fuori dalle mura, il “Lagodégnu” dove è sito un piccolo lago formato dalla cascata del rio Grugnarolo, che s’immette nel torrente Argentina. Altro ritrovo antico delle “bagiue” (cosi’ si definiscono in dialetto ligure le streghe), il “Ciàn der préve” zona erbosa nei pressi del ponte medievale di Mauta, “la fontana di Campomavùe” considerata il loro lavatoio, “il Noce” un albero dalle antiche proprietà terapeutiche.

Voci e presunte leggende degli abitanti di Triora, dicono che le streghe in realtà non sono mai morte. Ancora oggi i loro spiriti regnano sovrani; dicono che Triora sia ancora pregna di queste voci, di questi lamenti e chi vi si reca cerca di annusare l’aria per capire se si percepisce qualcosa. Tante suggestioni; Triora allo stato attuale attira solo turisti.

Ma se vogliamo trovare qualcosa di leggendario, un mistero dal significato esoterico, sappiamo che Triora, deriva dal latino “Tria Ora”, tre bocche, come quelle di Cerbero, il dantesco guardiano infernale.

Il Reiki

Il Reiki è una pratica spirituale di origine giapponese.
E’ una tecnica di cura, per il trattamento di disturbi fisici ed emotivi. Il praticante è in grado di raggiungere uno stato di equilibrio psicofisico e guarire da problematiche che coinvolgono tutti quei meccanismi associati alla sfera mentale.

Il concetto cardine, è quello di Energia Vitale di cui l’Universo è intriso. Una persona iniziata alla pratica, apprende come acquisirla e farla fluire in se. In questo modo ne trae i benefici. Successivamente può rilasciarla su chi ne ha bisogno. Il Maestro Reiki è una figura, che ha deciso di mettersi al servizio della collettività, in grado di donare energia. Chi la riceve, ha a sua volta la possibilità di raggiungere il livello di benessere fisico e psicologico.

Fondamentalmente, è una forma terapeutica. Parte integrante di un’insieme di pratiche, definito Medicina alternativa.

La comunità scientifica non riconosce il Reiki. E’ considerato non ortodosso e privo di efficacia. Al pari di tutte quelle forme di terapia alternativa, la medicina convezionale lo classifica come un metodo di cura, che può pericolosamente influenzare un individuo, mettendolo nella condizione di abbandonare rimedi testati, privilegiando cure alternative prive di alcuna prova scientifica.

Cenni storici

Il concetto di Reiki nasce intorno al 1920. Fondatore della disciplina fu il giapponese Mikao Usui. Sviluppò la tecnica, dopo un periodo di meditazione ed eremitaggio sul Monte Kurama. Nel 1922 Usui si recò a Tokyo, dove fondò il primo Reiki Ryoho Gakkai, un gruppo di un centinaio di persone che si incontravano periodicamente per mettere in pratica il Reiki.

Alla morte di Usui nel 1926, un suo allievo Chujiro Hayashi, formò una propria associazione e amplificò il concetto di Reiki come metodo di cura e terapia fisica. Successivamente un altro discepolo di Usui, Hawayo Takata viaggiò per il mondo e portò la pratica del Reiki in Occidente.

L’etimologia della parola Reiki, è data dall’abbinamento delle due sillabe “Rei” (spirituale) e “ki” (energia).

Chiunque può praticarlo. Deve essere iniziato alla tecnica da un maestro di livello esperto (livello Shinpiden); seguono vari livelli di apprendimento e un allievo partendo dal primo può riuscire a salire e raggiungere livelli più alti.

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a sinistra l’ideogramma Reiki, secondo i principi dello Shodo, l’Arte della Calligrafia Giapponese – a destra, Mikao Usui, il fondatore della disciplina.

Principio del Reiki

Il presupposto alla base della disciplina, è quello che vede la malattia, in ogni sua forma, come manifestazione sul piano fisico, di uno squilibrio energetico. Un trauma, l’alimentazione, l’ambiente circostante, il clima, ogni cosa può dare origine ad un blocco energetico; il risultato di tale blocco è la malattia.

Il Reiki è considerato un mezzo, che permette ad un individuo di liberarsi dai blocchi energetici, ristabilire un flusso corretto, ripristinare l’armonia tra il corpo e la mente.

Concettualmente esistono due livelli di energia, entrambi partoriti dai due possibili livelli di emozioni insiti nell’uomo: emozioni positive e emozioni negative.

Emozioni positive quali felicità, amore, tranquillità, rispetto, appagamento, pace, producono tutte una quantità di energia pura. Di contro, abbiamo emozioni negative come rabbia, avidità, ira, cattiveria, stati d’animo altrettanto potenti, che producono energia impura. Le emozioni negative sono molto forti; entrate in contatto con un individuo, lo infettano, creando uno squilibrio energetico. Diventa necessario pertanto ristabilire l’equilibrio, immettendo altra energia. Il fine è quello di raggiungere ciò che è chiamata “guarigione spirituale“.

Scontro tra Reiki e Comunità Scientifica

Come detto il Reiki, non è accettato dalla moderna Medicina. Da quando la teoria si è diffusa, è nato lo scontro tra fautori e contrari.

I detrattori sottolineano con forza l’inefficacia del metodo e la mancanza di prove a sostegno della tesi. Quando è stato effettivamente riscontrato un effetto benefico, è stato semplicemente associato al più conosciuto “effetto placebo“.

In un articolo pubblicato nell’Aprile del 2008, sull’ “International Journal of Clinical Practice”, dal titolo”Effects of reiki in clinical practice: a systematic review of randomised clinical trials” (Effetti del Reiki nella pratica clinica: una revisione sistematica di studi clinici casuali) i dottori Lee, Pittler e Ernst studiarono con occhio critico, una serie di casi che vedevano ansia, depressione e malattie psicosomatiche in primo piano. Solo per alcuni di questi casi, l’applicazione del Reiki sembrò aver portato benefici (il link del documento è – http:// onlinelibrary.wiley.com /doi/10.1111/ j.1742- 1241. 2008. 01729 .x /abstract – il documento si può scaricare, in formato pdf, al costo di circa 15 dollari).

Altri casi di studio del 2015, sotto la supervisione dei dottori Joyce e Herbison, condotti su giovani adolescenti, ai quali vennero diagnosticati depressione e ansia, e riportati in una pubblicazione dal titolo “Reiki for depression and anxiety” (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25835541) non evidenziano nessuna efficacia nella pratica del Reiki. Reiki che rimane cosi’ tuttora ancorato, allo status di Pseudoscienza.

“LeggendeUrbane” in seguito, si occuperà e darà ampio spazio, a quella che è la pratica della “Imposizione delle mani“. Pur suscitando una certa ironia, grazie a stravaganti personaggi che l’hanno ampiamente adottata in talk show di dubbia moralità, è in realtà una pratica molto usata, di un certo rilievo anche per quanto riguarda la Religione Cattolica. L’ “Imposizione delle mani” è la modalità tipica del Reiki di trasmettere l’energia.

Di seguito, dei brevi video, pubblicati on-line, che mostrano effettive sessioni di applicazione della pratica Reiki

Trattamento Reiki di primo livello, effettuato dal Master Graziano Scarascia

Esempio e spiegazione di Autotrattamento Reiki di primo livello, sempre ad opera del Maestro Reiki Graziano Scarascia

Il Reiki non sembra avere significative controindicazioni. Nel video seguente comunque ne parla in modo più approfondito Marco Cattaneo, Master Reiki Usui Shiki Ryoho di Reiki Way, che conduce l’ascoltatore alla comprensione dei fenomeni più comuni.

Il Ferro di Cavallo

Un Ferro di Cavallo è un oggetto in ferro battuto o in laminato, dalla forma a “U” curva. Viene inchiodato sotto lo zoccolo di un cavallo e permette all’animale di camminare senza problemi su ogni tipo di terreno. Ne fanno uso pure altre razze equine come asini o muli.  Applicato da un maniscalco mediante un processo di ferratura, si presume sia stato inventato nel medioevo per permettere ai cavalli di limitare con il loro passo, il naturale consumo dello zoccolo. Altre fonti ne riportano l’uso al tempo dei Romani, ma sembra in realtà fosse ben conosciuto anche nell’antico Egitto.

Nella Credenza Popolare, il Ferro di Cavallo è riconosciuto, come uno dei principali e più potenti talismani.

Tradizionalmente, chi era in cerca di fortuna, appendeva il ferro di cavallo alla propria porta d’ingresso.  Era necessario trovarlo per caso e nessuna garanzia è data verso chi lo ruba. Bisognava fissarlo rivolgendo le due estremità verso l’alto, anche se su questo punto esistono voci contrastanti. Molti sostengono che le due estremità debbano essere rivolte verso il basso, pena altrimenti la sfortuna.

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Ferro di Cavallo

Origine del Mito

Molti Miti e Leggende, vedono nel Ferro di Cavallo, un oggetto catalizzatore della buona sorte. Fonti storiche riportano informazioni sul fatto che gli Egizi siano stati il primo popolo a conferirgli un’aurea magica, questo a causa della forma a “U”, in parte simile ad alcune raffigurazioni della dea Iside.  Altre testimonianze, attribuiscono la paternità agli antichi Arabi, principalmente dovuta alla somiglianza con la mezzaluna islamica. La convinzione più radicata comunque, è da ricondurre ai rapporti che potevano nascere in passato tra cavalieri e contadini.

Sovente capitava che qualche cavaliere, in groppa al suo destriero, perdesse un ferro di cavallo, all’epoca oggetto molto comune quanto prezioso. Raccolto dai contadini, permetteva la restituzione in cambio di qualche moneta, oppure la possibilità di rivenderlo, con la garanzia di un facile guadagno.  Ciò ha alimentato la credenza che, trovare un ferro di cavallo porti fortuna. Chi lo trova, può trarre ottimi auspici.  Porta fortuna anche se ricevuto in regalo, provvisto di chiodi, meglio se dispari.

Il Ferro di Cavallo come propiziatore di energia positiva trae origine anche da credenze religiose. Nel Cristianesimo è stato visto come oggetto in grado di scacciare le forze maligne. Il perchè di tale superstizione va ricercato probabilmente nell’antica Leggenda del santo inglese Dustano.  La figura di Saint Dunstan, un fabbro che nel 959 d.C. diventò arcivescovo di Canterbury, che riusci’ con l’inganno ad impedire al diavolo di compiere gesti malvagi, inchiodandogli un ferro di cavallo allo zoccolo. Il diavolo fu liberato solo dopo la promessa di non tornare mai più in quei luoghi. Il ferro di cavallo sulla porta era da ammonimento.

Diverse leggende vedono nel culto del Ferro di Cavallo, un’immagine da riportare alla natura della Donna.  Nella sua forma tonda e accogliente infatti, veniva visto il ventre di una femmina. Questo poteva trarre in inganno il maligno.  In alcune credenze quindi il ferro di cavallo era simbolo di tentazioni sessuali.

Anche in Araldica, il ferro di cavallo è un simbolo tipico di molti stemmi.  Nell’araldica civile della Bielorussia ad esempio, l’immagine ritorna in almeno 4 stemmi.

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a Sinistra, una delle raffigurazioni della dea Iside; a Destra, la Mezzaluna Islamica – due delle possibili fonti da cui è stata attinta l’aurea magica del Ferro di Cavallo
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due tipici esempi di stemmi dell’araldica civica della Bielorussia. Il ferro di cavallo può simboleggiare fortuna, ma anche la volontà di seguire le gloriose imprese dei propri avi.

Il Ferro di Cavallo nella cultura popolare

Il Ferro di Cavallo è effettivamente riconosciuto come talismano (alla pari del corno, del quadrifoglio, di altri piccoli oggetti che saranno in futuro argomento di questo Blog di Leggende Urbane) tanto da essere ben impresso su alcuni tagliandi del Gratta e Vinci, il famoso gioco d’azzardo di lotteria istantanea.

“LeggendeUrbane” naturalmente è andata ad indagare, ma non ha trovato riscontro con casi reali. Ha raccolto solo voci del popolo. Non ci sono prove; quella del ferro di cavallo è al momento ancora solo una superstizione.  Aneddoti che raccontano di una mamma, che aveva appeso un ferro di cavallo alla parete di casa, con le punte rivolte verso il basso. A quanto racconta, in quel periodo le cose non andavano molto bene alla sua famiglia. Un giorno il ferro si allentò e cadde per terra. Casualmente passò il figlio che lo raccolse, prese un martello e senza pensarci troppo attaccò di nuovo il ferro al muro, stavolta con le punte verso l’alto. Sembra che per la famiglia della donna, le cose cominciarono a prendere un’altra piega; le ristrettezze economiche cessarono grazie ad un buon lavoro trovato di li’ a poco.

Altro caso raccolto da un forum (un forum di appassionati di equitazione) è quello di una giovane che una ventina di anni fa, trovò in una piccola strada di accesso ad una casa, un ferro di cavallo, vicino al cancelletto. Lo raccolse e lo portò con se.  A casa raccontò del ritrovamento al nonno che intui’,  secondo le tradizioni popolari di cui era a conoscenza, qualche strano segno del destino.  Pochi mesi dopo la donna si fidanzò con un giovanotto del paese. Il ragazzo era il figlio dei proprietari della casa dove all’ingresso aveva trovato il ferro di cavallo.  I due sono felicemente sposati da vent’anni.

 

Psicometria

Con il termine Psicometria si fa riferimento a due ambiti di ricerca. Uno legato allo studio della misura.  L’altro identifica un concetto strettamente legato al Paranormale. “LeggendeUrbane” naturalmente è interessata a questo secondo aspetto.

Nella Parapsicologia, la “Psicometria” identifica lo studio di una categoria di fenomeni che descrivono l’abilità di un individuo, di percepire un flusso di energia emanato da un oggetto, senza ricorrere ai cinque sensi.  Il fine è quello di ricostruire fatti concreti avvenuti intorno a quell’oggetto. Nella pratica, è una forma di chiaroveggenza. Tenta di estrapolare informazioni da un manufatto (una foto, un anello, ecc…) per ricavare informazioni sulla persona che lo possedeva. Tecnicamente, mediante una percezione extrasensoriale.

Percepire un flusso di energia al fine di ricostruire eventi avvenuti nel passato. Eventi piacevoli (nascite, matrimoni, giubilo), o tragici (traumi, lutti, delitti).  In questo caso, vuol dire che l’oggetto emana un flusso di energia negativa.
Un individuo dotato di tale privilegio è un sensitivo.

Paranormale e Parapsicologia: basi teoriche

Il termine Paranormale identifica un evento che si manifesta in modo anomalo, che la scienza non riesce a spiegare. In sintesi, si parla di Fenomeno Paranormale quando ciò che avviene, non è spiegabile dalle leggi della Fisica. La comunità scientifica, ad oggi, non riconosce l’esistenza del paranormale. Questo perchè, non è mai stata provata l’effettiva esistenza.
La Parapsicologia è una disciplina che tenta di spiegare con metodi scientifici, un insieme di fenomeni che abbracciano il Paranormale.  Casi di studio sono i poteri della mente, sopravvivenza alla morte, capacità dell’uomo di interagire e influire sul tempo e la materia.  Senza entrare nel dettaglio, la Parapsicologia studia fenomeni quali:

    • Telecinesi (capacità di un individuo di comunicare con la mente);
    • Psicocinesi (influenza e manipolazione del tempo e della materia);
    • Reincarnazione (l’anima che rinasce in un nuovo corpo);
    • Chiaroveggenza (acquisire informazioni senza l’uso dei cinque sensi);
    • ESP (Extra-sensory perception – Percezione Esxtrasensoriale).

La Psicometria è una tipica forma di Chiaroveggenza, volendo estrapolare informazioni da oggetti inanimati (“LeggendeUrbane” in seguito darà ampio spazio a tutto ciò che coinvolge la Parapsicologia e il Paranormale).

Storia della Psicometria

La Psicometria, come disciplina, nasce intorno al 1842. Le basi vennero gettate dall’americano Joseph Rodes Buchanan , clinico, docente universitario e studioso di paranormale. Buchanan formulò una prima teoria, secondo la quale gli oggetti, possono assorbire un flusso di energia da ogni essere vivente. Successivamente sono in grado di rilasciare l’energia mediante “vibrazioni”; se una persona possiede la facoltà di captare queste  vibrazioni, ha la possibilità di ricostruire eventi legati a quell’oggetto.

Nella pratica, Buchanan trovò curiose, le sensazioni provate da un prelato, un certo Padre Leonidas Polk.  Polk affermava di provare in bocca, un gusto pessimo, quando si avvicinava a certi materiali. Toccando con mano certi oggetti, recepiva su di se delle strane sensazioni; principalmente quella di aver ingerito una bevanda dal sapore amaro. Buchanan trovò suggestiva la figura di Polk e la studiò più a fondo (sembra fosse in grado di riconoscere facilmente alcuni materiali anche al buio, ad esempio l’ottone).

Coinvolgendo i suoi studenti di medicina, dette vita ad una serie di esperimenti.  Offri’ loro certi medicinali nascosti nella carta, chiedendo che impressioni provassero di getto. Con grande sorpresa, Buchanan notò che qualcuno avvertiva fastidi proprio nelle parti del corpo che i medicinali curavano.  Approfondi’ le sue ricerche, cercando di studiare le reazioni degli studenti, consegnandogli in mano alcune lettere chiuse. Uno di loro, un certo Charles Inman, sembra possedesse percezioni extrasensoriali molto sviluppate. Pare fosse in grado di descrivere minuziosamente i caratteri di chi aveva scritto quelle lettere.  Questo portò Buchanan a supporre una serie di teorie che raccolse in un trattato del 1885, “Manuale di Psicometria, l’alba di una nuova civiltà” (di cui si può prenderne visione sul sito dell’Internet Archive, una biblioteca digitale no-profit all’indirizzo https://archive.org/details/manualofpsychome00buch).

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a sinistra una foto di Joseph Rodes Buchanan, precursore della Psicometria – al centro, la prima versione del famoso trattato “Manuale di Psicometria – l’alba di una nuova civiltà” – a destra, un’immagine di Padre Leonidas Polk, colui riconosciuto come il primo esempio di uomo dotato di poteri psicometrici.

Sulla base di tali ricerche, il geologo William Denton prosegui’ il lavoro di Buchanan . Egli affermava di avere nella moglie e nella sorella, soggetti di enorme rilievo per quel che concerne il fenomeno della psicometria. Esse erano in grado di descrivere in dettaglio, la provenienza e le condizioni geologiche di alcune aree geografiche toccando alcuni frammenti di roccia.

Incuriosito dal lavoro di Denton, all’inizio del ‘900, Gustav Pagenstecher, un medico tedesco di Lipsia, dette vita ad una serie di esperimenti di Psicometria, con la collaborazione di una sensitiva di nome Maria Reyes.
La donna riusciva a descrivere situazioni e realtà diverse, toccando semplicemente degli oggetti. Prendendo in mano un coltello, descrisse senza conoscerne la provenienza, l’uso che ne era stato fatto. Un uso delittuoso; sacrifici umani secondo un antico rituale messicano.

Gli studi sono poi proseguiti fino al decennio ’70-’80. Proseguono in parte tuttora, ma ancora nessuno riesce a dare delle basi concrete alla teoria. Nessuno inoltre è riuscito a darne una spiegazione scientifica o ricrearla in laboratorio.  Allo stato attuale quindi la Psicometria è ancora argomento di studio della Parapsicologia.
Una pseudoscienza.

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a sinistra il geologo William Denton – a destra Gustav Pagenstecher.
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a destra, una foto di Maria Reyes, ad oggi considerata una delle più grandi medium messicane – a sinistra il coltello di ossidiana su cui dette prova delle sue facoltà psicometriche.

Domande

“LeggendeUrbane” pone la domanda.

Esiste la Psicometria ?

La scienza ha compiuto molti studi, che non hanno portato a niente. Siamo a conoscenza di alcuni casi eclatanti, ma sporadici e non sempre credibili.  Inoltre, se un sensitivo esiste non è dato sapere cosa prova.  Famosi sensitivi intervistati sull’argomento hanno dichiarato che quando percepiscono sensazioni positive, provano benessere. Quando avvertono energia negativa, provano inquietudine.

Solo il sensistivo ha questo privilegio ?

Sembra esistono persone in grado più di altri di attivare canali extrasensoriali, ma lo fanno senza sapere come. Secondo il famoso sensitivo Gustavo Rol ogni persona possiede tali facoltà, pochissimi sono in grado di usarle, nessuno sa come attivarle.

La Tomba S64

“LeggendeUrbane” si occupa di una delle scoperte archeologiche più singolari, avvenute in Italia negli ultimi anni.  Gli scavi si trovano nei pressi dello splendido golfo di Baratti, una zona di mare in provincia di Livorno, vicino alla frazione di Populonia.  Qui intorno al VI° secolo d.C. è stato vescovo della diocesi, Cerbone di Populonia, personalità importante, diventato in seguito martire e santificato dalla chiesa cattolica.

San Cerbone, odiato dagli antichi popoli barbari dei Goti e dei Longobardi, fu costretto a scappare, trovando rifugiò sull’isola d’Elba. In punto di morte chiese di essere seppellito sul golfo, dove aveva negli anni esercitato la sua carica.  Nel punto dove venne seppellito è stata successivamente eretta una piccola cappella (Cappella di San Cerbone), tuttora presente.

Nel 2008, la sopraintendenza di Livorno in collaborazione con le facoltà di Archeologia e Antropologia dell’Università dell’Aquila, intraprese una campagna di scavi nei terreni vicino la cappella, alla ricerca della tomba e delle spoglie del santo.
Qui l’equipe di archeologi s’imbattè in una sorpresa.

Scavando in un punto del terreno vicino alla chiesa, si sono imbattuti casualmente in un cimitero di epoca mediovale. Nel cimitero erano presenti molte sepolture; una di queste sepolture appariva anomala. All’interno della tomba contrassegnata con il codice “S64” gli archeologi rinvennero il corpo di una donna con 5 chiodi all’interno della bocca, di cui tre ricurvi, posti intenzionalmente post-mortem.  L’insolito ritrovamento sollevò l’interesse degli studiosi.

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particolare della bocca del corpo della donna ritrovato nella Tomba S64.
Si vede in modo evidente uno dei chiodi ricurvi inseriti nel cavo orale.

Analisi del ritrovamento

Da un’analisi successiva fu stabilito che:

  • il corpo era di una Donna. Alta più o meno 160 cm, di età compresa tra i 45 e i 55 anni (alcuni organi di informazione riportano un’età compresa tra i 20 e i 30);
  • lo scheletro risale al tardo medioevo, intorno al 1300;
  • i chiodi in bocca sono stati inseriti intenzionalmente.  Non sono stati conficcati. Non è stato fatto quindi, uso della forza.  Due interni al cavo orale, tre in bocca ricurvi.

Sulla donna erano inoltre presenti altri chiodi; una decina sparsi nel resto del corpo. Questa volta conficcati con la forza, probabilmente facendo uso di un martello.  In dettaglio:

  • un chiodo conficcato tra la clavicola e la scapola destra; sembra inserito post-mortem con l’intento di recidere la vena giugulare;
  • un chiodo tra la quarta e la quinta costola, più o meno in corrispondenza del cuore. Dal solo scheletro, non è possibile sapere se il cuore è stato toccato;
  • due chiodi posti tra i femori;
  • un chiodo esterno alla gamba sinistra;
  • quattro chiodi conficcati nei piedi.

Secondo lo schema successivo (vedi figura sotto)

figura-3-la Tomba S64
sulla destra la mappa della disposizione dei chiodi

Non è possibile sapere se i chiodi sono stati conficcati prima o dopo la morte della donna. Quindi non si riesce a stabilire se sono stati la causa del decesso.   Il perchè di quei chiodi è apparso comunque subito lampante. Si voleva tenere il corpo della donna inchiodato al terreno. Chi ha sepolto quella donna aveva la paura che potesse tornare in vita.

Teorie

Il team di archeologi elaborò varie teorie.
La donna non era stata seppellita all’interno di una bara. La fossa era nella norma per quelle che erano le sepolture dell’epoca; piuttosto fonda e stretta. Il corpo poggiato in modo classico, di schiena, con il viso rivolto al cielo. Lo scheletro è arrivato a noi ben conservato. Mancante solo di qualche frammento del cranio, ritrovato comunque successivamente con scavi più profondi. La testa poggiava su una specie di avvallamento. Presumibilmente fatto di proposito. In netto contrasto con il resto della sepoltura.

Quasi certamente la donna era una figura importante, conosciuta. Sicuramente era temuta. Il rito a cui è stata sottoposta infatti aveva l’intento di bloccare il corpo al terreno. I chiodi in gola, ad impedire alla bocca di pronunciare frasi o formule magiche.

Probabilmente questa donna era ritenuta una strega.
La “Strega di Baratti“, come il soprannome che i giornali gli hanno attribuito dal suo ritrovamento (“Il Tirreno”, articolo del 22 Settembre 2011 a firma Cecilia Cecchi, http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2011/09/22/news/tomba-di-una-strega-torna-alla-luce-vicino-a-san-cerbone-1.2700619).

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La Tomba S64 della “Strega di Baratti” vista dall’alto.
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immagini dell’area di scavi nei pressi della cappella di San Cerbone. Si intravedono le rive del Golfo di Baratti

Secondo la studiosa Maria Giovanna Belcastro, nel suo “Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall’epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna” (edito e stampato a Castelfranco Emilia, 19 dicembre 2009),  resoconto su quelli che sono stati gli usi funerari del passato in Italia, la sepoltura della presunta “Strega di Baratti” rientra a pieno titolo nelle sepolture anomale.
Come ha dichiarato la Belcastro, essa è

frutto di azioni volontarie, compiute sul cadavere o sulla tomba prima o dopo la sepoltura, che si differenziano drasticamente dalle pratiche funerarie adottate normalmente e possono spaziare dall’inserimento di oggetti inusuali nel corredo a pratiche di immobilizzazione e costrizione del cadavere nella tomba, fino a lesioni fisiche del defunto

Domande e Spiegazioni

– Chi era quella donna ?
– Era davvero una strega ?
“LeggendeUrbane” ha fatto una ricerca. Di seguito i risultati.

Secondo l’archeologo Alfonso Forgione, le ricerche effettuate dal team hanno permesso di capire che la donna era in buona salute. Probabilmente era di famiglia ricca. Dalle ossa, consumate in più punti, è possibile ricavare informazioni sull’attività lavorativa. La persona in questione era un’artigiana, forse una filatrice.  Viene confermato quanto scritto dalla Belcastro: la sepoltura è anomala.
Intervistato, l’archeologo risponde nel seguente modo:  “Una sepoltura decisamente anomala. Possiamo ipotizzare – continua Forgione – un rito non beneagurante.  Ecco, nel suo caso si può parlare di revenant [“colui che ritorna”, “fantasma” in francese] (“LeggendeUrbane” in futuro dedicherà ampio spazio ai Revenant e al fenomeno del Revenantismo).   Pur senza certezze – sottolinea – possiamo affermare che si trattò di un rito, una sorta di esorcismo, una maledizione, un tentativo nato dalla volontà di impedire alla donna di pronunciare sortilegi e di tornare in vita“.

Studi antropologici confermano che in tempi remoti, i morti che ritornano, sono un tema presente spesso nel mito e nella cultura di popoli antichi. Sono state rinvenute parecchie traccie di rituali per impedire al defunto di tornare in vita.
Come scrive la Belcastro nel suo libro, sepolture che riportano corpi legati o decapitati, pietre poste ad appesantire, paletti in legno (anche la letteratura con i suoi vampiri più famosi, parla di famosi paletti in frassino), pietre in bocca e amuleti, erano molto comuni.
In alcuni testi, Sant’Agostino (354-430 d.c) conferma e descrive la presenza di queste pratiche, condannando come superstizione l’idea che il morto possa riapparire con il suo corpo.  Anche Georges Duby nel suo “Il potere delle donne nel Medioevo” (datato 2001, edito da Laterza e tradotto da Vito Marogna) descrive come in alcune zone della Gallia nel X° sec. fosse consuetudine inchiodare al suolo con paletti,  i corpi delle donne morte di parto, dei bambini nati morti o non battezzati, “perché non procurassero grave pericolo”.

Va comunque sottolineato un aspetto.
La Belcastro e Forgione, intervistati sull’argomento, convergono alle stesse opinioni, ma se questa donna incuteva paura al punto da essere tacciata di stregoneria, perchè la sepoltura è avvenuta su terreno consacrato ?  Essere accusati di stregoneria, significava essere in rapporti con il maligno.

Teorie alternative

Una seconda teoria, nega del tutto l’ipotesi di una Strega.
Riti e pratiche magiche, in generale stregoni e streghe varie, sono figure che risalgono fin dall’antichità. Traccie dei primi processi per stregoneria, sono intorno alla prima metà del Trecento. Ma la storiografia, dice chiaramente che le persecuzioni verso persone ritenute streghe (in generale verso persone ritenute in rapporti stretti con il demonio) hanno avuto inizio dopo che papa Innocenzo VIII° promulgò la bolla papale “Summis desiderantes affectibus” nel 1484 e dopo la successiva pubblicazione, tra il 1486 e 1487, da parte dell’inquisitore Heinrich Institor Kramer, del trattato “Malleus Maleficarum” (Il martello delle streghe).  Solo nei decenni successivi alla diffusione di questi due documenti,  l’esistenza delle streghe, i poteri e i loro rapporti con il diavolo, divennero una convinzione radicata (con differenze più o meno marcate a seconda dell’area geografica).

La presunta “Strega di Baratti”, risale intorno al 1300, molto antecedente quindi alle superstizioni.  Il fatto di essere stata sepolta in terreno consacrato inoltre lascia intendere che non si aveva a che fare con pratiche di stregoneria e la spiegazione dei chiodi è dovuta ad altri motivi.

Intervistati sull’argomento ecco due estratti. Il primo di Andrea Camilli, membro della Sovrintendenza Archeologica della Toscana. Il secondo della professoressa Paola Villani (del Politecnico di Milano, coautrice del saggio “Settemila anni di strade”).

Andrea Camilli

Accanto al suo scheletro c’era un altro scheletro di una donna con accanto un sacchetto con diciassette dadi da gioco.   A quel tempo il gioco dei dadi era vietato e proibitissimo per le donne.  Non è escluso che ci si trovi di fronte a una meretrice punita con disprezzo anche nel momento della sepoltura con il simbolo più basso della moralità, il gioco dei dadi, appunto

La professoressa Paola Villani (citando un antico testo sacro in latino) dichiara al Corriere della Sera

Chiodi in bocca in latino si dice “clavis oris” e sono citati in questa frase tratta da alcuni testi medievali  “Et sicut in sexto (remedio) clavis oris ponitur in arca cordis, in septimo vero ponitur in manu Dei. Sic in octavo ista ponitur in manu praelati”.
Che tradotto in italiano significa “e così per il sesto Comandamento (non commettere adulterio) porrai dei chiodi nella bocca affinché raggiungano lo scrigno del cuore, per il settimo comandamento (non rubare) porrai invece tutto nella mano di Dio.  Così per l’ottavo Comandamento (non dire falsa testimonianza) porrai tutto nelle mani di coloro che si sono manifestati

Quindi con ogni probabilità la donna è un’adultera. Seppelita accanto a una prostituta.
I chiodi pertanto, sono una sorta di espiazione.

Per concludere

Un’ultima teoria sull’argomento, “LeggendeUrbane” l’ha ricavata, iscrivendosi ad un gruppo Facebook denominato “Giù le mani da Baratti”.  Nata dal semplice passaparola, racconta di una maledizione legata alla Strega di Baratti.  Si mormora infatti che questa donna fosse vissuta nel tardo medioevo. Era temuta dalla popolazione perchè posseduta dal demonio e atroci sofferenze hanno colpito coloro che in passato hanno avuto a che fare con la sua morte (un uomo mentre tirava l’acqua da un pozzo vi cadde dentro morendo affogato, il prete fu trovato impiccato sotto il crocifisso, un’altro uomo mentre riposava all’ombra di un carro durante il caldo d’Agosto, si ruppe l’osso del collo a causa della rottura del carro stesso).
Non esistono fonti scritte, semplice passaparola, misto a superstizione.  Al momento comunque gli scavi sono stato coperti e la loro vista assolutamente vietata al pubblico.

figura-1-la Tomba S64
a sinistra una rappresentazione del Santo Cerbone – a destra la piccola chiesetta di San Cerbone. Sullo sfondo si vede lo splendido Golfo di Baratti

 

Il Mito di Medusa

Medusa è un personaggio della mitologia greca.
Forse uno di quelli dal maggior fascino.
Assieme alle sorelle Steno (la forte) e Euriale (colei che salta lontano),  era una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto,  l’unica a non essere immortale.
Nelle numerose varianti del mito,  le Gorgoni erano esseri orrendi dalla bocca larga e zanne di cinghiale,  il viso al centro di un groviglio di serpenti (Esiodo, nel suo “Teogonia”, il drammaturgo Eschilo).    Nella variante di Ovidio, erano tre donne bellissime, Medusa la più bella, tanto da far perdere la testa a Poseidone, dio del mare, e far andare su tutte le furie la dea Atena,  che invidiosa, la trasformò nel mostro che tutti conosciamo;  l’orrenda creatura dalla testa piena di serpenti e dal potere di pietrificare con il solo sguardo.

Secondo il mito, fu uccisa dall’eroe greco Perseo, in missione per conto di Polidette, re di Serifo (l’attuale Serfanto, isola greca del Mar Egeo nell’arcipelago delle Cicladi), che intendeva cosi’ liberarsi di lui per poterne concupire la bellissima madre Danae.
Atena naturalmente aiutò Perseo nell’impresa, indicandogli il nascondiglio delle Gorgoni. Perseo si avvicinò mentre erano nel sonno e guardandone il riflesso nel proprio scudo per non rimanere pietrificato, riusci’ a tagliarle la testa.

Dalla testa decapitata di Medusa nacque il cavallo alato Pegaso e dal suo sangue caduto nel mare, nacque il corallo.
Perseo portò la testa di Medusa con sé; non aveva perso il potere di pietrificare e la usò come arma contro i suoi nemici, tra cui lo stesso Polidette.

Per secoli il mito di Medusa è stato icona nella storia dell’arte.   In tanti l’hanno rappresentata.
Caravaggio con il suo “Scudo con testa di Medusa”, conservato presso la Galleria degli Uffizi, a Benvenuto Cellini, che con la sua opera in bronzo, ne ha realizzato la raffigurazione più famosa e conosciuta;  la statua di Perseo che mostra fiero la testa di Medusa, sotto la Loggia dei Lanzi di Firenze.
Poi ancora Lorenzo Bernini, Rubens (il meraviglioso dipinto “La Medusa”, conservato al Kunsthistorisches di Vienna) al neoclassicismo di Antonio Canova (“Perseo Trionfante”, statua in marmo del 1799-1801, attualmente esposta ai Musei Vaticani di Roma).

Caravaggio-Cellini
A sinistra Caravaggio “Scudo con testa di Medusa” – dipinto del 1597 attualmente conservato agli Uffizi di Firenze — A destra “Perseo con la testa di Medusa”, la famosa raffigurazione in bronzo di Benvenuto Cellini posta sotto la Loggia dei Lanzi a Firenze.
Rubens-Canova
A sinistra, “la Medusa” di Rubens, il meraviglioso dipinto ad olio del 1618, conservato nel Kunsthistorisches di Vienna. — A destra il “Perseo Trionfante” di Antonio Canova, attualmente esposto ai Musei Vaticani di Roma.

Medusa: Leggenda o Realtà

Quello che incuriosisce  “LeggendeUrbane”,  sono alcune dicerie che vedono la figura di Medusa, realmente esistita nel tempo.
Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi in un albo dell’Agosto del 2000, vedeva l’avvenente archeologa del soprannaturale Edy Edelgase, ritrovare quella che sembrava essere la testa mozzata di Medusa e lo scudo di Perseo, reperti che avrebbero poi causato non pochi problemi.
“LeggendeUrbane” si chiede sulla base di quali affermazioni nell’immaginario popolare,  si è andata a creare l’idea dell’effettiva esistenza di una donna dall’aspetto mostruoso, dalla cui testa nasce un intreccio di serpenti, dallo sguardo in grado di ammaliare chiunque la guardi al punto da trasformarlo in pietra.

Per quanto è dato sapere non esistono e non sono mai esistite spedizioni scientifiche, fondazioni pubbliche o private, che abbiano finanziato una simile ricerca. In realtà, sono stati fatti alcuni tentativi da presunti indagatori dell’occulto, ma ad oggi non esiste nessuna prova;  la figura di Medusa rimane ancorata nel mito; nell’immaginario collettivo.
Una donna dallo splendido viso, dai capelli arruffati in un groviglio di serpenti pronti a mordere un incauto che si avvicina, gli occhi pronti a tramutare in pietra chiunque fissi il suo sguardo.

Si mormora che il resto del corpo sia sepolto da qualche parte sotto l’agorà ateniese. Della testa se ne sono perse le tracce.

Studi vari sul Mito di Medusa

Studi vari associano l’immagine di Medusa a figure leggendarie della storia.  Molti studiosi hanno tentato di razionalizzare il mito.
Lo scrittore e geografo greco Pausania, nel suo “Periegesi della Grecia”, afferma che Medusa sarebbe stata la regina delle popolazioni che vivevano intorno al lago Tritone, succeduta a suo padre Forco dopo la morte di questi e alla cui guida il popolo andava a caccia e in battaglia.  In una di queste occasioni, mentre era accampata contro le truppe di Perseo, sarebbe stata assassinata nottetempo.  Perseo, ammirandone la bellezza, avrebbe portato con sé la testa per mostrarla ai greci.

Diodoro Siculo, storico vissuto nella sicilia del 50 a.C., da’ un’altra spiegazione razionale al mito di Medusa, affermando che le Gorgoni sarebbero state in realtà membri di una razza di donne guerriere abitanti della Libia, contro cui Perseo, re dei Macedoni, sarebbe andato in guerra.

Chissà, forse Medusa era davvero la regina di qualche popolazione dell’Africa Settentrionale ma la testa di serpenti rimane ancorata nel mito.  Probabilmente essendo la regina di qualche popolazione della Libia o del Magreb, era una donna dalla chioma folta e voluminosa, tipica delle donne africane.

Secondo lo scrittore e saggista britannico Robert Graves invece, Medusa non sarebbe mai esistita.  In realtà la sua figura, le sue fattezze terribili, sono da ricollocare alle immagini di dipinti e figure poste all’ingresso dei forni,  messe apposta per allontanare curiosi e bambini,  per non rovinare la cottura del pane (senza dubbio una delle ricostruzioni meno affascinanti).  Secondo Graves,  nel suo libro “La Dea Bianca”,  nell’Antica Grecia, si metteva una maschera di Gorgone sull’apertura di una fornace, per spaventare gli spiriti maligni;  la nascita del pane, un nutrimento, legato all’impresa di una donna, un segreto che andava protetto.

Anche lo psicologo e psicoanalista tedesco Erich Neumann, formulò teorie simili, probabilmente anche più convincenti, descritte nella sua opera “La Grande Madre”.
L’oggetto che serviva a spaventare era da ricollegare a cerimonie che vedevano coinvolte solo le donne e serviva una figura mostruosa per allonatanare gli uomini.

Il Gorgoneion

Ed è forse questa la ricostruzione più attendibile.
Nessuna figura mostruosa, nessuna donna dai capelli di serpente.   L’origine del mito della Medusa va probabilmente ricercato in questi oggetti utilizzati per terrorizzare.  Traccie se ne trovano dalla fine dell’VIII° secolo a. C.;  oggetti chiamati “Gorgoneion“.

Il Gorgoneion era un pendente, una collana, in generale un oggetto con funzione apotropaica, con l’intento di scacciare i flussi maligni  (“LeggendeUrbane” prossimamente dedicherà ampio spazio a oggetti con funzione apotropaica).
Sul pendente era posta un’immagine che intendeva incutere terrore.  La testa della Medusa è una delle sue raffigurazioni principali.  Uno sguardo spesso stilizzato, truce.  Dalla bocca aperta, lingua di fuori e le serpi tra i capelli (immagine come visto, ripresa nel Rinascimento nel neo-classicismo, fino ai nostri giorni).

Si sta parlando di oggetti di culto.
Utilizzati dai guerrieri sui loro scudi, dai sacerdoti e dalle sacerdotesse all’ingresso dei templi, gli archologi ne hanno trovati esempi su piatti, vasi, monete.  La funzione principale era quella di dissuadere qualcuno dal compiere un’azione malsana, nello specifico di entrare in un certo luogo.  Usando la paura si cercava di proibire un’azione. Attraverso il viso orrido della gorgone, si cercava di fermare un incauto che tentava di avvicinarsi.  Omero stesso quando parla della Gorgone, parla solo della testa, come se non esistesse un corpo dando forza a questa tesi.

Certo, qualcuno ancora è convinto della figura di Medusa quale quella di una donna meravigliosa, dal corpo divino, occhi accecanti e capelli di serpente;  una donna di un fascino tale da far cadere a suoi piedi tutti gli uomini.
L’immagine mitica di una donna capace di trasformare in pietra, l’uomo che ne rimane incantato.

Gorgoneion
esempi di Gorgoneion

 

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