Il Tarantismo

L’argomento di questo post è bizzarro.
Si parla di un fenomeno presente in passato nelle regioni che si affacciano sul Mediterraneo. In Italia fece la sua comparsa soprattutto tra Puglia e Salento:   il fenomeno del Tarantismo.

Con il termine “Tarantismo” (ricordato anche con il nome di “Tarantolismo”), si identifica una nevrosi, un malessere (neppure troppo passeggero), una sorta di turba mentale, che colpiva improvvisamente una persona.   Caratterizzato da un vera e propria sindrome da isteria, appariva molto simile alla crisi epilettica.

Causa principale sembra fosse il morso di alcune specie di ragni come la Malmignatta o la Tarantola, il cui veleno dava vita a veri e propri spasmi.   Preda di tali crisi, cadevano soprattutto contadini, lavoratori agricoli, in generale gente a diretto contatto con la terra.
Una volta intuito che la persona era vittima di questo malessere,   venivano fatti arrivare un gruppo di musicisti.  
Il “malato” veniva stretto in mezzo ad una cerchia di gente (in genere popolani vari che accorrevano numerosi a incitare), mentre i musicisti cominciavano ad interpretare una serie di melodie ritenute terapeutiche.   Il risultato era quello di un vero e proprio rituale.

Tarantismo e Tradizione Popolare

In sostanza, la tradizione popolare riteneva la persona in questione, malata e vittima di un malessere oscuro. Il gruppo di musicanti era in grado di guarirlo. Con la musica, purificarne il corpo attraverso un concerto che poteva durare giorni, cercando di trovare la combinazione giusta di vibrazioni e note gradite. Gli strumenti erano quelli tipici della tradizione popolare: la pizzica, il tamburello ma anche violino, armonica o chitarra.
I musicanti suonavano, cercando tra le dodici possibili quella che era ritenuta la sonata giusta.

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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – musicanti intenti nella ricerca della sonata giusta per “guarire l’ammalato”
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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – cerchia di gente accorsa ad incitare, intorno al “malato”

Leggenda racconta che, una volta trovata la melodia gradita, il “malato” iniziava a muovere le gambe in modo frenetico, in uno stato di trance, a strisciare sulla schiena, a correre in preda a deliri, questo fintanto che l’anima del ragno non si consumava fino a morire. La persona “tarantolata” (da qui il termine) successivamente batteva i piedi, si agitava drasticamente, come in una delle peggiori bizze, girando a vuoto o correndo in cerchio, crollando infine a terra stremata; il gesto tipico sembra fosse quello di schiacciare la terra, come a voler schiacciare un ragno.

Il fenomeno ha avuto nell’Italia una delle zone più inclini al suo manifestarsi, soprattutto la regione del Salento, ma anche Bari e Matera. Alcuni studi ne fanno risalire l’origine addirittura all’alto medioevo, ma il picco di diffusione è stato intorno alla metà del novecento (anni ’50 e ’60) andando a scemare già negli anni settanta.

Molti ne parlano come di un fenomeno strano; vi è chi afferma con certezza che le vittime erano preda di malesseri, altri in realtà ne sottolineano principalmente la sua natura di semplice rito.
Abbiamo parlato in precedenza di lavoratori e braccianti agricoli, ma sembra in realtà che il “Tarantismo” poteva colpire chiunque. Spesso le vittime erano giovani donne. Una volta morse dovevano espiare, purificando la propria anima, sottoponendosi a quello che ha tutta l’aria di essere un vero esorcismo a carattere musicale, molto simile a riti tribali delle tribù africane, dove i musicisti prendono il posto degli sciamani.

Tarantismo e Aspetti Leggendari

In molti hanno affrontato il fenomeno. Uno degli studiosi che se ne è occupato maggiormente è l’antropologo e scrittore Ernesto de Martino, che nel 1959 si occupò del fenomeno e successivamente scrisse libri a riguardo (“La Terra del Rimorso” edito da “Il Saggiatore”). Il quadro che ne è venuto fuori è che il rituale avveniva veramente, ma molti dubbi destavano i malesseri e le crisi delle persone.

In effetti avveniva per davvero che una persona si trovasse in preda a spasmi, isteria, a un delirio proprio o di un proprio familiare. Venivano chiamati a raccolta una banda di musicisti che iniziavano a suonare. Sembra che molte persone erano effettivamente morse da una specie di ragno tipica delle zone in questione ma come racconta De Martino nel suo saggio, altre volte il malessere era da ricondurre a una semplice scusa per attirare l’attenzione.

Tra le più disparate versioni, una di queste sostiene che dietro il tarantismo ci fosse in realtà il bisogno della donna di essere al centro di attenzione (in genere del marito, normalmente degli uomini). Alla donna era concesso qualsiasi gesto (anche uno “scabroso” alzarsi la gonna). Andando più a fondo alla questione, si capisce che spesso il morso della “taranta” metteva in luce casi di vicende personali spesso traumatiche, crisi e frustazioni, contrasti e conflitti familiari.
Sembra quindi che il “Tarantismo” altro non era che un pretesto per cercare di risolvere un qualche conflitto.

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a sinistra, la copertina del saggio di Ernesto de Martino “La Terra del Rimorso” – a destra, una donna nel mezzo di una crisi isterica, in preda a deliri e un musicista che cerca di “purificarla”

Altri dubbi permangono su quanto ci fosse di vero e quanto di rituale. Senza dubbio secondo De Martino, il Tarantismo non era una festa e rimane ben ancorato all’ essere un fenomeno psicologico e sociale forse a carattere religioso, forse cristiano.
In passato la chiesa lo ha considerato semplicemente un rito pagano a cui volle porre fine, avvicinandolo all’immagine di un rito cristiano che coinvolgeva la figura di San Paolo.
Una volta terminato il rito, la persona veniva poi condotta nella chiesa del santo a Galatina, per purificarsi definitivamente con l’acqua santa. Nella pratica finiva di espiare il suo male; in questo modo il “Tarantolato” ringraziava il santo.

Da un punto di vista clinico, c’è chi afferma che le crisi erano vere; importante era il tipo di legno con cui verrà costruita la cassa del tamburo. Importante, addirittura necessaria, per scacciare la crisi isterica.

Per quel che se ne sa, ad oggi il Tarantismo è sparito o almeno non se ne ha traccia allo stato attuale. Rimangono solo espressioni scherzose o di rimprovero, “Ti ha morso la tarantola?” rivolte a bimbi vivaci o irrequieti.

“LeggendeUrbane” si concentra, volendo dare informazione sul fenomeno, su quello che è il quadro clinico. Obbiettivo è dare informazione sui tratti che disegnano quella che è una credenza popolare. Alla fine quello che interessa è, mettere in risalto i significati tipici di una ideologia antica.

di seguito alcune video-testimonianze del fenomeno:

Video di repertorio

Analisi sul Tarantismo a cura di Diego Carpitella
(il video acquista grande interesse dal minuto 2:56)


Reportage (testimonianza del rito dal minuto 3:59)

Palcheventi: rubrica culturale curata da Maria Ricca.

Emily Rose

La storia di Emily Rose è una storia triste.
Si tratta di una vicenda che mette a disagio.
Anche solo sentirla raccontare dà un senso di angoscia e provoca fastidio.   E’ fatta di audio penosi e immagini pesanti.
“LeggendeUrbane” stessa quando ha iniziato a fare ricerche approfondite sull’argomento, si è imbattuta in resoconti strazianti e in materiale di repertorio che ha provocato un forte senso di shock e un nón sò ché di impotenza (alla fine dell’articolo sono stati inclusi una serie di contenuti audio e video raccolti dal web; gli audio risultano particolarmente crudi. Si consiglia di non prenderne visione a chi pensa di essere particolarmente suscettibile all’argomento).

Quello che viene raccontato di Emily Rose è vero.
E’ un fatto accaduto veramente.   Non è dato sapere quanto ci sia di mistico;  le immagini documentano bene quello che è ritenuto essere il più feroce caso di possessione demoniaca mai raccontato.

Secondo la chiesa, si è trattata di opera del maligno.
La giovane fu dichiarata posseduta dal demonio.
Secondo i tribunali fù tutta una pagliacciata.
Una ciarlataneria, un retaggio di superstizioni, che ha portato senza ritegno al decesso per mancanza di cure mediche efficaci.
Di concreto purtroppo,  soltanto le sofferenze atroci che questa povera ragazza tedesca ha subito.

La Storia di Emily

Emily Rose non è il vero nome.  “Emily Rose” è un’invenzione cinematografica ad uso e consumo di un film che ne racconta la storia, “L’Esorcismo di Emily Rose“, uscito nelle sale nel 2005.
Il vero nome della giovane era Anneliese Micheal; nacque nel 1952 a Leiblfing, piccola città della Baviera, da una famiglia estremamente cattolica.

La ragazza cominciò ad essere tormentata da gravi problemi fisici intorno ai 16 anni quando si manifestarono in lei le prime sofferenze dovute a convulsioni; problemi di salute che si sono protratti per anni, costringendola a innumerevoli ricoveri.  In seguito soffri’ di gravi disturbi fisici, quali irrigidimento degli arti, paralisi, impossibilità a parlare,  accrescimento smisurato del torace.  La clinica psichiatrica di Wurzburg (Psychiatric Clinic Würzburg) le diagnosticò una grave forma di depressione seguita da attacchi di epilessia, da trattare con farmaci.
Senza che le cure mediche portassero migliorie e dopo svariate insistenze da parte dei genitori, nel Settembre 1975,  la chiesa nella figura del vescovo Josef Stangl la dichiarò posseduta. Vennero scelti i prelati, Ernst Alt e padre Arnold Renz come incaricati di praticare l’esorcismo.

La chiesa per dieci mesi praticò l’esorcismo, affermando che la ragazza era vittima di ben sei possessioni demoniache di personaggi, realmente esistiti ritenuti malvagi e diventati spiriti maligni nell’aldilà (tra cui Hitler, Caino e Nerone).
Vennero fatte molte sedute, documentate da foto e registrazioni audio nelle quali si sente Annaliese in uno stato di grave isteria, dove riusciva a sdoppiare la propria voce parlando con voce maschile e dove inveiva contro qualsiasi oggetto sacro.
In questi stati di profonda isteria, manifestava una forza incredibile.  Più di una persona si trovava costretta a trattenerla.  Il suo fisico sembra fosse perversato da piaghe simili alle stimmate e riusciva a parlare l’aramaico e il latino,  lingue a lei sconosciute.
Tutto è documentato da nastri audio.

Il suo corpo subi’ un deperimento fisico notevole, si autoinfliggeva lesioni e si ruppe entrambe le ginocchia. La ragazza ormai magrissima, deperita e estremamente debilitata, trovò la morte nel Luglio del 1976, a soli 24 anni.

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a destra i due prelati che si occuparono di mettere in pratica l’esorcismo, Arnold Renz e padre Ernst Alt – a sinistra una prova fotografica di Annaliese in preda ai suoi deliri

Il Processo

Il caso passò in mano alle autorità, vennero fatte indagini e l’autopsia dichiarò che la ragazza era morta in seguito a malnutrizione e mancanza di cure mediche.
I genitori e i due prelati furono indagati per omicidio colposo.
Il caso fu portato in tribunale dove vennero ritenute attendibili le versioni mediche e psichiatriche, che asserivano Annaliese come malata di epilessia e vittima di gravi stati di allucinazione.

Il processo iniziò nel Marzo 1978 e si concluse con la condanna dei due chierici e dei genitori a 6 mesi di reclusione (con la condizionale) per negligenza (per non avere prestato soccorso) e omicidio colposo.
L’accusa venne giustificata dalla decisione di abbandonare la medicina tradizionale per usare rimedi alternativi.

Quello che a livello mediatico si scatenò, fù uno scontro tra Scienza e Fede.
Facendo ricerche sul web, si trovano opinioni a favore di entrambe le parti.  Si parla soprattutto di registrazioni audio che provano il caso.  Nessuno si è mai imbattuto in resoconti video
Le fonti risultano essere poche ed è difficile supporre qualcosa per la mancanza di prove efficaci.  Secondo il tribunale fu portata a morte sicura a causa di superstizioni religiose.

Sembra anche che la salma della ragazza sia stata riesumata, a seguito di una lettera che una suora carmelitana mandò ai genitori, parlando loro di una visione nella quale il corpo della ragazza fosse ancora integro e non decomposto dopo anni dalla morte. Non esistono comunque foto in merito.

Opinione Pubblica

Cosa è possibile dire oggi ?
Non molto.
Ci sono naturalmente fanatici religiosi che credono ciecamente nella versione della chiesa. Altri invece sono fermi oppositori e considerano quello di Annaliese, un vero e proprio omicidio. Qualcuno non ha dubbi e afferma che Annaliese è una martire. Infatti tra i molti resoconti giunti fino a noi, in uno di essi viene raccontato che la Vergine Maria le sia apparsa nelle sue visioni, dicendole chiaramente che la sua sofferenza era necessaria per espiare alle colpe degli uomini. A precisa domanda, se aveva intenzione di continuare a soffrire per portare la salvezza tra gli uomini, Annaliese accettò.

Quello che “LeggendeUrbane” si chiede è il perchè ?

Volendo credere ad un atto di Fede, perchè fu scelta Anneliese Micheal ? Cosa aveva di diverso dalle altre persone questa giovane ragazza ? Perchè è stata vittima di possessione ?
Famosi esorcisti affermano che la sua fede, la sua paura, sia stata una porta verso una dimensione medianica; una porta che una qualsiasi entità poteva varcare.
La ragazza in effetti pare fosse molto devota.
Credente e grande praticante (anni nel quale la fede religiosa era molto forte rispetto ai tempi attuali).

Volendo invece sposare la tesi della Scienza, perchè lei ?
Credendo alle tesi espresse dalla medicina del tempo, come è possibile spiegare il fatto che questa ragazza sia stata preda di attacchi epilettici cosi’ feroci ?
In cosa il suo fisico era differente ?
a livello psichiatrico, in cosa la sua testa, la sua mente erano diverse.

La domanda è, se è successo a lei, se è toccato a lei, perchè non può succedere a noi ?
Probabilmente questo rimarrà sempre un mistero.

Il video successivo è un contenuto audio portato dagli avvocati in tribunale all’epoca dei fatti. Nell’audio si sentono bene i due prelati parlare con le entità maligne per voce di Annaliese

Film Maledetti

Il Cinema è funestato da eventi drammatici.
Film perseguitati dalla malasorte. Accompagnati da una scia di sciagure durante la lavorazione o dopo l’uscita nelle sale. Vittime di episodi che hanno portato il lutto tra gli addetti ai lavori.  Il “Batman-Cavaliere Oscuro” di Chris Nolan con la tragica fine di Heath Ledger, “il Corvo” e la sua star Brandon Lee, la strage compiuta in casa di Roman Polanski, “diretta del reverendo” Charles Manson, successiva al diabolico “Rosemary’s Baby”. Tutti quei film che sono stati luogo di incidente, alcuni mortali, tra gli attori e i membri della troupe, si portano dietro la fama di essere “maledetti”. 

Per alcuni si tratta di vere fatalità.
“Il Corvo” di Alex Proyas, altro non è, che un tragico incidente sul set. Il fatto di cronaca legato a “Rosemary’s Baby” è dovuto ad un pazzo maniaco; di Heath Legder, brillante attore dalla mente travagliata, l’unica nota vagamente inquietante, rimane la frase attribuita a Jack Nicholson poco dopo il decesso

“Quando seppi che Heath era stato scelto per la parte di Joker, lo chiamai e gli dissi di stare molto attento…”.

“Maledetto” è considerato anche uno degli episodi di “Ai Confini della Realtà”, teatro di una delle più grandi disgrazie mai accadute all’interno di un set cinematografico. Il povero Vic Morrow, mori’ tragicamente assieme a due comparse durante le riprese, dilaniato dalle pale di un elicottero fuori controllo (cosa che ha causato non poche beghe legali per John Landis, regista dell’episodio in questione).

Oltretutto va valutata l’altra faccia della medaglia.  “Il Presagio” di Richard Donner ha fama di essere “maledetto”. L’aereo dove viaggiava Gregory Peck fu colpito da un fulmine; lo specialista degli effetti speciali, John Richardson, fu anch’egli vittima di un incidente. Maledizione non valida per tutti a quanto sembra; Jerry Goldsmith ha vinto il premio come miglior colonna sonora, Harvey Stephens un Golden Globe come miglior debutto e Billie Whitelaw un premio Bafta; il secondo è attualmente un signore di 47 anni, il primo e il terzo sono deceduti 30 anni dopo.

Nati sotto una cattiva stella

“LeggendeUrbane” pone la sua attenzione su quelle opere cinematografiche, che hanno visto il susseguirsi di una catena di eventi, che ha portato alla morte più di un protagonista o più di uno tra gli addetti ai lavori.  Alcune pellicole sembrano trascinarsi dietro, una sorta di “maledizione” che grava sull’opera.

L’ Esorcista di William Friedkin, fu effettivamente al centro di svariate sventure, tanto da richiedere l’intervento di un esorcista vero. Si sono registrati tra i quattro e i nove casi di decessi accidentali legati al cast e alla troupe tra cui l’attore Jack MacGowran (che nel film interpreta Burke), scomparso poche settimane dopo le riprese. In Gioventù Bruciata di Nicholas Ray, ben quattro dei principali interpreti ha trovato la morte in modo drammatico. Di Nick Adams non sono mai state chiarite le cause del decesso; fu trovato morto nella sua abitazione probabilmente a causa di un’eccessiva dose di stupefacenti. Sal Mineo è drammaticamente deceduto sotto la lama di un coltello, per un’aggressione subita mentre tornava a casa. Triste destino per i due bellissimi protagonisti: avvolta nel mistero è la morte della splendida Natalie Wood tragicamente scomparsa nel 1981, annegata al largo dell’isola di Santa Catalina; uno schianto, un incidente automobilistico si portò via il divo James Dean. Anche uno dei più grandi film sul ballo di tutti i tempi, Dirty Dancing, è accompagnato da una fama sinistra; Max Cantor, Jerry Orbach e il grande Patrick Swayze non ci sono più e la casa di produzione Vestron Video falli’ miseramente e cadde in bancarotta.

La trilogia di Poltergeist rappresenta un caso emblema; da molti considerato il film “maledetto” per eccellenza. Ha visto la dipartita di ben quattro tra i suoi protagonisti principali tra cui Dominique Dunne, morta a causa della violenza dell’ex fidanzato e la giovanissima Heather O’Rourke (la piccola protagonista Carol Anne) deceduta a causa di problemi di salute appena dodicenne.
A Poltergeist è legato anche un aneddoto. Leggenda racconta infatti che la malasorte gravata sul film era dovuta ad una profanazione: il set infatti sarebbe sorto su un antico cimitero indiano.

Trilogia di Poltergeist a parte, non ci sono molte spiegazioni per altri lungometraggi se non imputare il tutto al fato. Non sappiamo di iatture. Quello che sappiamo sono solo credenze popolari ; “Leggende Urbane” diffuse dal passaparola.
Probabilmente solo film nati sotto una cattiva stella.

Il Mago di OZ

Brutte storie si raccontano sul “Mago di Oz”, il grande film del 1939, diretto di Victor Fleming e interpretato da una giovanissima Judy Garland, funestato da incidenti e assurdi problemi di gestazione. Dall’aver cambiato continuamente regista e sceneggiatore fino a incidenti che hanno bloccato più volte le riprese. Buddy Ebsen, l’originale Uomo di Latta, dovette abbandonare la parte a causa di una grave reazione allergica all’alluminio usato per il suo costume; Jack Haley, che lo sostitui’ ebbe un’infezione agli occhi a causa del trucco. Margaret Hamilton, l’attrice che interpretava la Strega dell’Ovest rimase gravemente ustionata durante le riprese. Una sua controfigura mori’ in un incendio mentre girava una scena.  La “maledizione” colpi’ anche il povero cagnolino che interpretava Toto. Un attore lo calpestò accidentalmente rompendogli una gamba.

Ma l’aneddoto più macabro, e’ il misterioso episodio legato alla leggenda metropolitana, che da anni lo accompagna. All’epoca del film, si sta parlando di anni ’30, i lavoratori avevavano molti meno diritti e le loro condizioni spesso rasentavano lo schiavismo. Questo valeva anche per alcune produzioni cinematografiche. Leggenda racconta che uno degli attori nani chiamato ad interpretare i personaggi dei Mastichini, vittima di gravi problemi personali e a causa di pesanti torti subiti durante la lavorazione, per ritorsione contro la produzione, si sia suicidato impiccandosi sul set durante le riprese. La casa di produzione, la Metro-Goldwyn Mayer,  temendo lo scandalo e ripercussioni negative all’uscita del film, avrebbe tenuto nascosta la notizia. L’impiccagione è però ancora ben visibile sullo sfondo di una scena, restaurata in seguito in fase di montaggio, coperta con la figura di un grosso uccello che apre le ali. Il tutto è testimoniato dalla reazione dell’attore che interpeta lo spaventapasseri, quando alla vista del corpo, ha per un attimo un mancamento. Di seguito, alcuni video che mostrano la scena, prima e dopo il montaggio finale. Si nota effettivamente una sagoma non ben delineata, diversa dall’immagine dell’uccello che la produzione volle far credere.

Il video seguente è tratto dal canale YouTube di Tabù Tv

Di seguito due fermo-immagini dell’episodio, passato alla storia con il nome di “The Hanging Munchkin”.

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I due fermo-immagini incriminati della pellicola del Mago di OZ. In alto la presunta scena del nano impiccatosi durante le riprese, in basso la scena restaurata in fase di montaggio dove si vede un grosso uccello che dispiega le ali.  Secondo la Leggenda, la casa di produzione avrebbe occultato la notizia, per evitare ripercussioni negative.

L’incomparabile Atuk

Per ultimo lasciamo a voi quello che forse rappresenta il caso più inquietante; quello legato alla sceneggiatura di “Atuk”.
“Atuk” è un film che non ha mai visto la luce.
Di lui rimane la sceneggiatura basata sul romanzo “L’incomparabile Atuk” di Mordecai Richler del 1963.  La trama del romanzo ruota attorno alle vicende di un inuit canadese, dalla indole tenace e testarda, trasferitosi nella città di Toronto, vittima di situazioni tra il comico e il grottesco, principalmente dovute alle profonde differenze socio-culturali esistenti tra la sua comunità d’origine ed il Canada industrializzato.
Quelli avvenuti di seguito sono i fatti.
John Beluschi lesse la sceneggiatura e si dichiarò entusiasta del film; venne trovato morto poco dopo. La parte fu quindi offerta a Sam Kinison; fece in tempo a girare una scena, mori’ poco dopo in un incidente stradale.  Dopo Kinison la parte fu offerta a John Candy; dopo aver letto la sceneggiatura mori’ per un attacco cardiaco; aveva 43 anni. Alcuni mesi dopo la morte di John Candy, Michael O’Donoghue morì improvvisamente di una emorragia cerebrale. Si mormora avesse letto la sceneggiatura insieme a John Candy.
Hollywood riproponeva con forza il ruolo di Atuk.
Lo propose a Chris Farley. Chris era interessato e accettò; morì poco dopo di overdose. Aveva 33 anni.
Il comico Phil Hartman, un amico di Farley, era interessato ad un ruolo nel film. Voleva accettare la parte. Anche lui è morto improvvisamente poco dopo, assassinato dalla moglie.
Dopo sei morti, Hollywood decise di porre fine al progetto “Atuk” e con la fama sinistra che si porta dietro, viene deciso che probabilmente non sarà mai realizzato nessun film.

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a sinistra la copertina del romanzo satirico “L’incomparabile Atuk” dello scrittore canadese Mordecai Richler; a destra, in senso orario, Chris Farley, John Beluschi, Sam Kinison e John Candy, “vittime” di quella chiamata “la Maledizione di Atuk”