La Tomba S64

“LeggendeUrbane” si occupa di una delle scoperte archeologiche più singolari, avvenute in Italia negli ultimi anni.  Gli scavi si trovano nei pressi dello splendido golfo di Baratti, una zona di mare in provincia di Livorno, vicino alla frazione di Populonia.  Qui intorno al VI° secolo d.C. è stato vescovo della diocesi, Cerbone di Populonia, personalità importante, diventato in seguito martire e santificato dalla chiesa cattolica.

San Cerbone, odiato dagli antichi popoli barbari dei Goti e dei Longobardi, fu costretto a scappare, trovando rifugiò sull’isola d’Elba. In punto di morte chiese di essere seppellito sul golfo, dove aveva negli anni esercitato la sua carica.  Nel punto dove venne seppellito è stata successivamente eretta una piccola cappella (Cappella di San Cerbone), tuttora presente.

Nel 2008, la sopraintendenza di Livorno in collaborazione con le facoltà di Archeologia e Antropologia dell’Università dell’Aquila, intraprese una campagna di scavi nei terreni vicino la cappella, alla ricerca della tomba e delle spoglie del santo.
Qui l’equipe di archeologi s’imbattè in una sorpresa.

Scavando in un punto del terreno vicino alla chiesa, si sono imbattuti casualmente in un cimitero di epoca mediovale. Nel cimitero erano presenti molte sepolture; una di queste sepolture appariva anomala. All’interno della tomba contrassegnata con il codice “S64” gli archeologi rinvennero il corpo di una donna con 5 chiodi all’interno della bocca, di cui tre ricurvi, posti intenzionalmente post-mortem.  L’insolito ritrovamento sollevò l’interesse degli studiosi.

strega-di-baratti-bocca-2
particolare della bocca del corpo della donna ritrovato nella Tomba S64.
Si vede in modo evidente uno dei chiodi ricurvi inseriti nel cavo orale.

Analisi del ritrovamento

Da un’analisi successiva fu stabilito che:

  • il corpo era di una Donna. Alta più o meno 160 cm, di età compresa tra i 45 e i 55 anni (alcuni organi di informazione riportano un’età compresa tra i 20 e i 30);
  • lo scheletro risale al tardo medioevo, intorno al 1300;
  • i chiodi in bocca sono stati inseriti intenzionalmente.  Non sono stati conficcati. Non è stato fatto quindi, uso della forza.  Due interni al cavo orale, tre in bocca ricurvi.

Sulla donna erano inoltre presenti altri chiodi; una decina sparsi nel resto del corpo. Questa volta conficcati con la forza, probabilmente facendo uso di un martello.  In dettaglio:

  • un chiodo conficcato tra la clavicola e la scapola destra; sembra inserito post-mortem con l’intento di recidere la vena giugulare;
  • un chiodo tra la quarta e la quinta costola, più o meno in corrispondenza del cuore. Dal solo scheletro, non è possibile sapere se il cuore è stato toccato;
  • due chiodi posti tra i femori;
  • un chiodo esterno alla gamba sinistra;
  • quattro chiodi conficcati nei piedi.

Secondo lo schema successivo (vedi figura sotto)

figura-3-la Tomba S64
sulla destra la mappa della disposizione dei chiodi

Non è possibile sapere se i chiodi sono stati conficcati prima o dopo la morte della donna. Quindi non si riesce a stabilire se sono stati la causa del decesso.   Il perchè di quei chiodi è apparso comunque subito lampante. Si voleva tenere il corpo della donna inchiodato al terreno. Chi ha sepolto quella donna aveva la paura che potesse tornare in vita.

Teorie

Il team di archeologi elaborò varie teorie.
La donna non era stata seppellita all’interno di una bara. La fossa era nella norma per quelle che erano le sepolture dell’epoca; piuttosto fonda e stretta. Il corpo poggiato in modo classico, di schiena, con il viso rivolto al cielo. Lo scheletro è arrivato a noi ben conservato. Mancante solo di qualche frammento del cranio, ritrovato comunque successivamente con scavi più profondi. La testa poggiava su una specie di avvallamento. Presumibilmente fatto di proposito. In netto contrasto con il resto della sepoltura.

Quasi certamente la donna era una figura importante, conosciuta. Sicuramente era temuta. Il rito a cui è stata sottoposta infatti aveva l’intento di bloccare il corpo al terreno. I chiodi in gola, ad impedire alla bocca di pronunciare frasi o formule magiche.

Probabilmente questa donna era ritenuta una strega.
La “Strega di Baratti“, come il soprannome che i giornali gli hanno attribuito dal suo ritrovamento (“Il Tirreno”, articolo del 22 Settembre 2011 a firma Cecilia Cecchi, http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2011/09/22/news/tomba-di-una-strega-torna-alla-luce-vicino-a-san-cerbone-1.2700619).

scavi-4
La Tomba S64 della “Strega di Baratti” vista dall’alto.
scavi-5
immagini dell’area di scavi nei pressi della cappella di San Cerbone. Si intravedono le rive del Golfo di Baratti

Secondo la studiosa Maria Giovanna Belcastro, nel suo “Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall’epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna” (edito e stampato a Castelfranco Emilia, 19 dicembre 2009),  resoconto su quelli che sono stati gli usi funerari del passato in Italia, la sepoltura della presunta “Strega di Baratti” rientra a pieno titolo nelle sepolture anomale.
Come ha dichiarato la Belcastro, essa è

frutto di azioni volontarie, compiute sul cadavere o sulla tomba prima o dopo la sepoltura, che si differenziano drasticamente dalle pratiche funerarie adottate normalmente e possono spaziare dall’inserimento di oggetti inusuali nel corredo a pratiche di immobilizzazione e costrizione del cadavere nella tomba, fino a lesioni fisiche del defunto

Domande e Spiegazioni

– Chi era quella donna ?
– Era davvero una strega ?
“LeggendeUrbane” ha fatto una ricerca. Di seguito i risultati.

Secondo l’archeologo Alfonso Forgione, le ricerche effettuate dal team hanno permesso di capire che la donna era in buona salute. Probabilmente era di famiglia ricca. Dalle ossa, consumate in più punti, è possibile ricavare informazioni sull’attività lavorativa. La persona in questione era un’artigiana, forse una filatrice.  Viene confermato quanto scritto dalla Belcastro: la sepoltura è anomala.
Intervistato, l’archeologo risponde nel seguente modo:  “Una sepoltura decisamente anomala. Possiamo ipotizzare – continua Forgione – un rito non beneagurante.  Ecco, nel suo caso si può parlare di revenant [“colui che ritorna”, “fantasma” in francese] (“LeggendeUrbane” in futuro dedicherà ampio spazio ai Revenant e al fenomeno del Revenantismo).   Pur senza certezze – sottolinea – possiamo affermare che si trattò di un rito, una sorta di esorcismo, una maledizione, un tentativo nato dalla volontà di impedire alla donna di pronunciare sortilegi e di tornare in vita“.

Studi antropologici confermano che in tempi remoti, i morti che ritornano, sono un tema presente spesso nel mito e nella cultura di popoli antichi. Sono state rinvenute parecchie traccie di rituali per impedire al defunto di tornare in vita.
Come scrive la Belcastro nel suo libro, sepolture che riportano corpi legati o decapitati, pietre poste ad appesantire, paletti in legno (anche la letteratura con i suoi vampiri più famosi, parla di famosi paletti in frassino), pietre in bocca e amuleti, erano molto comuni.
In alcuni testi, Sant’Agostino (354-430 d.c) conferma e descrive la presenza di queste pratiche, condannando come superstizione l’idea che il morto possa riapparire con il suo corpo.  Anche Georges Duby nel suo “Il potere delle donne nel Medioevo” (datato 2001, edito da Laterza e tradotto da Vito Marogna) descrive come in alcune zone della Gallia nel X° sec. fosse consuetudine inchiodare al suolo con paletti,  i corpi delle donne morte di parto, dei bambini nati morti o non battezzati, “perché non procurassero grave pericolo”.

Va comunque sottolineato un aspetto.
La Belcastro e Forgione, intervistati sull’argomento, convergono alle stesse opinioni, ma se questa donna incuteva paura al punto da essere tacciata di stregoneria, perchè la sepoltura è avvenuta su terreno consacrato ?  Essere accusati di stregoneria, significava essere in rapporti con il maligno.

Teorie alternative

Una seconda teoria, nega del tutto l’ipotesi di una Strega.
Riti e pratiche magiche, in generale stregoni e streghe varie, sono figure che risalgono fin dall’antichità. Traccie dei primi processi per stregoneria, sono intorno alla prima metà del Trecento. Ma la storiografia, dice chiaramente che le persecuzioni verso persone ritenute streghe (in generale verso persone ritenute in rapporti stretti con il demonio) hanno avuto inizio dopo che papa Innocenzo VIII° promulgò la bolla papale “Summis desiderantes affectibus” nel 1484 e dopo la successiva pubblicazione, tra il 1486 e 1487, da parte dell’inquisitore Heinrich Institor Kramer, del trattato “Malleus Maleficarum” (Il martello delle streghe).  Solo nei decenni successivi alla diffusione di questi due documenti,  l’esistenza delle streghe, i poteri e i loro rapporti con il diavolo, divennero una convinzione radicata (con differenze più o meno marcate a seconda dell’area geografica).

La presunta “Strega di Baratti”, risale intorno al 1300, molto antecedente quindi alle superstizioni.  Il fatto di essere stata sepolta in terreno consacrato inoltre lascia intendere che non si aveva a che fare con pratiche di stregoneria e la spiegazione dei chiodi è dovuta ad altri motivi.

Intervistati sull’argomento ecco due estratti. Il primo di Andrea Camilli, membro della Sovrintendenza Archeologica della Toscana. Il secondo della professoressa Paola Villani (del Politecnico di Milano, coautrice del saggio “Settemila anni di strade”).

Andrea Camilli

Accanto al suo scheletro c’era un altro scheletro di una donna con accanto un sacchetto con diciassette dadi da gioco.   A quel tempo il gioco dei dadi era vietato e proibitissimo per le donne.  Non è escluso che ci si trovi di fronte a una meretrice punita con disprezzo anche nel momento della sepoltura con il simbolo più basso della moralità, il gioco dei dadi, appunto

La professoressa Paola Villani (citando un antico testo sacro in latino) dichiara al Corriere della Sera

Chiodi in bocca in latino si dice “clavis oris” e sono citati in questa frase tratta da alcuni testi medievali  “Et sicut in sexto (remedio) clavis oris ponitur in arca cordis, in septimo vero ponitur in manu Dei. Sic in octavo ista ponitur in manu praelati”.
Che tradotto in italiano significa “e così per il sesto Comandamento (non commettere adulterio) porrai dei chiodi nella bocca affinché raggiungano lo scrigno del cuore, per il settimo comandamento (non rubare) porrai invece tutto nella mano di Dio.  Così per l’ottavo Comandamento (non dire falsa testimonianza) porrai tutto nelle mani di coloro che si sono manifestati

Quindi con ogni probabilità la donna è un’adultera. Seppelita accanto a una prostituta.
I chiodi pertanto, sono una sorta di espiazione.

Per concludere

Un’ultima teoria sull’argomento, “LeggendeUrbane” l’ha ricavata, iscrivendosi ad un gruppo Facebook denominato “Giù le mani da Baratti”.  Nata dal semplice passaparola, racconta di una maledizione legata alla Strega di Baratti.  Si mormora infatti che questa donna fosse vissuta nel tardo medioevo. Era temuta dalla popolazione perchè posseduta dal demonio e atroci sofferenze hanno colpito coloro che in passato hanno avuto a che fare con la sua morte (un uomo mentre tirava l’acqua da un pozzo vi cadde dentro morendo affogato, il prete fu trovato impiccato sotto il crocifisso, un’altro uomo mentre riposava all’ombra di un carro durante il caldo d’Agosto, si ruppe l’osso del collo a causa della rottura del carro stesso).
Non esistono fonti scritte, semplice passaparola, misto a superstizione.  Al momento comunque gli scavi sono stato coperti e la loro vista assolutamente vietata al pubblico.

figura-1-la Tomba S64
a sinistra una rappresentazione del Santo Cerbone – a destra la piccola chiesetta di San Cerbone. Sullo sfondo si vede lo splendido Golfo di Baratti

 

Il Mito di Medusa

Medusa è un personaggio della mitologia greca.
Forse uno di quelli dal maggior fascino.
Assieme alle sorelle Steno (la forte) e Euriale (colei che salta lontano),  era una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto,  l’unica a non essere immortale.
Nelle numerose varianti del mito,  le Gorgoni erano esseri orrendi dalla bocca larga e zanne di cinghiale,  il viso al centro di un groviglio di serpenti (Esiodo, nel suo “Teogonia”, il drammaturgo Eschilo).    Nella variante di Ovidio, erano tre donne bellissime, Medusa la più bella, tanto da far perdere la testa a Poseidone, dio del mare, e far andare su tutte le furie la dea Atena,  che invidiosa, la trasformò nel mostro che tutti conosciamo;  l’orrenda creatura dalla testa piena di serpenti e dal potere di pietrificare con il solo sguardo.

Secondo il mito, fu uccisa dall’eroe greco Perseo, in missione per conto di Polidette, re di Serifo (l’attuale Serfanto, isola greca del Mar Egeo nell’arcipelago delle Cicladi), che intendeva cosi’ liberarsi di lui per poterne concupire la bellissima madre Danae.
Atena naturalmente aiutò Perseo nell’impresa, indicandogli il nascondiglio delle Gorgoni. Perseo si avvicinò mentre erano nel sonno e guardandone il riflesso nel proprio scudo per non rimanere pietrificato, riusci’ a tagliarle la testa.

Dalla testa decapitata di Medusa nacque il cavallo alato Pegaso e dal suo sangue caduto nel mare, nacque il corallo.
Perseo portò la testa di Medusa con sé; non aveva perso il potere di pietrificare e la usò come arma contro i suoi nemici, tra cui lo stesso Polidette.

Per secoli il mito di Medusa è stato icona nella storia dell’arte.   In tanti l’hanno rappresentata.
Caravaggio con il suo “Scudo con testa di Medusa”, conservato presso la Galleria degli Uffizi, a Benvenuto Cellini, che con la sua opera in bronzo, ne ha realizzato la raffigurazione più famosa e conosciuta;  la statua di Perseo che mostra fiero la testa di Medusa, sotto la Loggia dei Lanzi di Firenze.
Poi ancora Lorenzo Bernini, Rubens (il meraviglioso dipinto “La Medusa”, conservato al Kunsthistorisches di Vienna) al neoclassicismo di Antonio Canova (“Perseo Trionfante”, statua in marmo del 1799-1801, attualmente esposta ai Musei Vaticani di Roma).

Caravaggio-Cellini
A sinistra Caravaggio “Scudo con testa di Medusa” – dipinto del 1597 attualmente conservato agli Uffizi di Firenze — A destra “Perseo con la testa di Medusa”, la famosa raffigurazione in bronzo di Benvenuto Cellini posta sotto la Loggia dei Lanzi a Firenze.
Rubens-Canova
A sinistra, “la Medusa” di Rubens, il meraviglioso dipinto ad olio del 1618, conservato nel Kunsthistorisches di Vienna. — A destra il “Perseo Trionfante” di Antonio Canova, attualmente esposto ai Musei Vaticani di Roma.

Medusa: Leggenda o Realtà

Quello che incuriosisce  “LeggendeUrbane”,  sono alcune dicerie che vedono la figura di Medusa, realmente esistita nel tempo.
Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi in un albo dell’Agosto del 2000, vedeva l’avvenente archeologa del soprannaturale Edy Edelgase, ritrovare quella che sembrava essere la testa mozzata di Medusa e lo scudo di Perseo, reperti che avrebbero poi causato non pochi problemi.
“LeggendeUrbane” si chiede sulla base di quali affermazioni nell’immaginario popolare,  si è andata a creare l’idea dell’effettiva esistenza di una donna dall’aspetto mostruoso, dalla cui testa nasce un intreccio di serpenti, dallo sguardo in grado di ammaliare chiunque la guardi al punto da trasformarlo in pietra.

Per quanto è dato sapere non esistono e non sono mai esistite spedizioni scientifiche, fondazioni pubbliche o private, che abbiano finanziato una simile ricerca. In realtà, sono stati fatti alcuni tentativi da presunti indagatori dell’occulto, ma ad oggi non esiste nessuna prova;  la figura di Medusa rimane ancorata nel mito; nell’immaginario collettivo.
Una donna dallo splendido viso, dai capelli arruffati in un groviglio di serpenti pronti a mordere un incauto che si avvicina, gli occhi pronti a tramutare in pietra chiunque fissi il suo sguardo.

Si mormora che il resto del corpo sia sepolto da qualche parte sotto l’agorà ateniese. Della testa se ne sono perse le tracce.

Studi vari sul Mito di Medusa

Studi vari associano l’immagine di Medusa a figure leggendarie della storia.  Molti studiosi hanno tentato di razionalizzare il mito.
Lo scrittore e geografo greco Pausania, nel suo “Periegesi della Grecia”, afferma che Medusa sarebbe stata la regina delle popolazioni che vivevano intorno al lago Tritone, succeduta a suo padre Forco dopo la morte di questi e alla cui guida il popolo andava a caccia e in battaglia.  In una di queste occasioni, mentre era accampata contro le truppe di Perseo, sarebbe stata assassinata nottetempo.  Perseo, ammirandone la bellezza, avrebbe portato con sé la testa per mostrarla ai greci.

Diodoro Siculo, storico vissuto nella sicilia del 50 a.C., da’ un’altra spiegazione razionale al mito di Medusa, affermando che le Gorgoni sarebbero state in realtà membri di una razza di donne guerriere abitanti della Libia, contro cui Perseo, re dei Macedoni, sarebbe andato in guerra.

Chissà, forse Medusa era davvero la regina di qualche popolazione dell’Africa Settentrionale ma la testa di serpenti rimane ancorata nel mito.  Probabilmente essendo la regina di qualche popolazione della Libia o del Magreb, era una donna dalla chioma folta e voluminosa, tipica delle donne africane.

Secondo lo scrittore e saggista britannico Robert Graves invece, Medusa non sarebbe mai esistita.  In realtà la sua figura, le sue fattezze terribili, sono da ricollocare alle immagini di dipinti e figure poste all’ingresso dei forni,  messe apposta per allontanare curiosi e bambini,  per non rovinare la cottura del pane (senza dubbio una delle ricostruzioni meno affascinanti).  Secondo Graves,  nel suo libro “La Dea Bianca”,  nell’Antica Grecia, si metteva una maschera di Gorgone sull’apertura di una fornace, per spaventare gli spiriti maligni;  la nascita del pane, un nutrimento, legato all’impresa di una donna, un segreto che andava protetto.

Anche lo psicologo e psicoanalista tedesco Erich Neumann, formulò teorie simili, probabilmente anche più convincenti, descritte nella sua opera “La Grande Madre”.
L’oggetto che serviva a spaventare era da ricollegare a cerimonie che vedevano coinvolte solo le donne e serviva una figura mostruosa per allonatanare gli uomini.

Il Gorgoneion

Ed è forse questa la ricostruzione più attendibile.
Nessuna figura mostruosa, nessuna donna dai capelli di serpente.   L’origine del mito della Medusa va probabilmente ricercato in questi oggetti utilizzati per terrorizzare.  Traccie se ne trovano dalla fine dell’VIII° secolo a. C.;  oggetti chiamati “Gorgoneion“.

Il Gorgoneion era un pendente, una collana, in generale un oggetto con funzione apotropaica, con l’intento di scacciare i flussi maligni  (“LeggendeUrbane” prossimamente dedicherà ampio spazio a oggetti con funzione apotropaica).
Sul pendente era posta un’immagine che intendeva incutere terrore.  La testa della Medusa è una delle sue raffigurazioni principali.  Uno sguardo spesso stilizzato, truce.  Dalla bocca aperta, lingua di fuori e le serpi tra i capelli (immagine come visto, ripresa nel Rinascimento nel neo-classicismo, fino ai nostri giorni).

Si sta parlando di oggetti di culto.
Utilizzati dai guerrieri sui loro scudi, dai sacerdoti e dalle sacerdotesse all’ingresso dei templi, gli archologi ne hanno trovati esempi su piatti, vasi, monete.  La funzione principale era quella di dissuadere qualcuno dal compiere un’azione malsana, nello specifico di entrare in un certo luogo.  Usando la paura si cercava di proibire un’azione. Attraverso il viso orrido della gorgone, si cercava di fermare un incauto che tentava di avvicinarsi.  Omero stesso quando parla della Gorgone, parla solo della testa, come se non esistesse un corpo dando forza a questa tesi.

Certo, qualcuno ancora è convinto della figura di Medusa quale quella di una donna meravigliosa, dal corpo divino, occhi accecanti e capelli di serpente;  una donna di un fascino tale da far cadere a suoi piedi tutti gli uomini.
L’immagine mitica di una donna capace di trasformare in pietra, l’uomo che ne rimane incantato.

Gorgoneion
esempi di Gorgoneion