Coronavirus: è stato davvero creato dall’Uomo?

Un virus è un microrganismo privo di cellule.
Sono agenti patogeni, parassiti che necessitano di infettare altri organismi per riprodursi. Questo avviene mediante un processo chiamato “Ciclo Litico”; invadono ogni forma di essere vivente, dalle piante agli animali, da altri microrganismi come i batteri (virus batteriofagi) fino all’Uomo. L’attuale pandemia che ha messo in ginocchio il mondo intero, è la COVID-19 (acronimo di COronaVIrus Disease 19), una malattia infettiva dell’apparato respiratorio causata dal virus denominato SARS-CoV-2, appartenente alla cosiddetta famiglia dei Coronavirus. Il nome è dato dalla forma visibile al microscopio, un organismo ricoperto da uno strato di corpuscoli simili ad una corona. Oltre all’attuale pandemia, i coronavirus sono responsabili delle gravi epidemie di SARS del Novembre 2002 e di MERS del 2012.

Una persona infetta ha un periodo di incubazione che varia dai 2 ai 14 giorni, durante i quali può essere contagiosa. I sintomi se presenti, sono febbre alta e tosse; nei casi più gravi una violenta forma di polmonite, fino al decesso del paziente. Il contagio si manifesta per via aerea (tosse e starnuti). La malattia colpisce chiunque, mostrandosi particolarmente aggressiva in soggetti che presentano un quadro clinico accompagnato da una delicata situazione pregressa.

I primi casi di COVID-19 vengono rilevati tra il Dicembre del 2019 e il Gennaio 2020, dalle autorità sanitarie della città di Wuhan, capitale della provincia di Hubei in Cina. Sintomi di una polmonite sconosciuta collegata in qualche modo al locale mercato del pesce, dove vengono venduti anche animali selvatici, secondo la cultura e i costumi cinesi. Si ipotizza fin da subito che si tratti di un nuovo coronavirus di fonte animale (zoonosi). In breve, il contagio arriva in Europa, diffondendosi a ruota nel resto del mondo.

Il virus è sconosciuto all’uomo e allo stato attuale non se ne conosce l’origine. Questo ha portato alla diffusione di notizie, vere o presunte e ad una disinformazione amplificata dai Social e descritta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come “Infodemia”. Il livello di paura e allarmismo è molto alto, anche a causa della reticenza del governo cinese di condividere tempestivamente le informazioni (cosa già successa in passato quando passarono mesi, prima che si diffondessero le informazioni circa l’epidemia di SARS). Questo ha portato alla nascita di una serie di Cospirazioni e Teorie del Complotto che LeggendeUrbane analizzerà in questo articolo.

Al momento in cui il Blog viene aggiornato, l’emergenza conta di 820.000 persone contagiate nel mondo e 40.000 decessi (105.000 casi e 12.000 decessi solo in Italia). Non esiste un vaccino o un trattamento specifico. L’unica misura preventiva consiste nell’isolare il paziente e nel gestire i sintomi clinici.

Virus sfuggito per sbaglio
e Guerra Stati Uniti-Cina

La prima congettura è collegata ad una catena di eventi di natura politica e alla supremazia mondiale che vede contrapporsi le due potenze Stati Uniti e Cina. Indiscrezioni su un virus creato in laboratorio per mettere in ginocchio economicamente uno o l’altro dei due contendenti. Un laboratorio del governo cinese potrebbe aver diffuso il virus per errore? Oppure è nato in un laboratorio americano proprio per colpire la Cina ? Ricostruiamo l’origine delle notizie.

Che il virus sia stato creato nei laboratori e centri di ricerca cinesi, per dare seguito ad una guerra batteriologica contro gli americani e che dal laboratorio sia sfuggito, è una notizia che inizia a circolare verso la fine di Gennaio. Viene pubblicata per la prima volta in un articolo sul quotidiano americano “Washington Times”, testata giornalistica fondata nel 1982 dal coreano Sun Myung Moon, predicatore e leader religioso della Chiesa dell’Unificazione. Il giornale (da non confondere con il più famoso “Washington Post”) dalla linea editoriale di stampo conservatore, famoso per le sue idee estremiste e per le sue teorie cospirazioniste (celebre quella che vede protagonista Barack Obama) dichiarò apertamente che secondo le sue fonti, la Cina ha aperto ormai da anni un programma per la creazione di armi batteriologiche. La fonte è Dany Shoham, un ex ufficiale dell’intelligence istraeliana. Viene portato avanti un programma segreto all’interno del quale sarebbero stati creati virus pericolosi e aggressivi. In seguito potrebbe esserci stata una contaminazione accidentale di un tecnico, che potrebbe aver portato all’epidemia.

Lo stesso Shoham ha in seguito smentito tutto, rilasciando un’intervista al portale di giornalismo Poynter, dicendo di aver suggerito un possibile collegamento al programma di guerra biologica sotto forma di virus, aggiungendo che non ci sono prove o indicazioni per tale incidente. Ricerche su Shoham, lo vedono adesso lavorare per una fondazione di ricerca indiana, il Manohar Parrikar Institute di Nuova Delhi.

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un’immagine al microscopio elettronico del SARS-CoV-2, virus appartenente alla
cosiddetta famiglia dei Coronavirus.
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nell’immagine in alto, la copertina del “The Washington Times”, il quotidiano di informazione integralista che per primo riportò la possibilità che il virus possa essere sfuggito accidentalmente – in basso, a sinistra il Dott. Dany Shoham, ex-membro dell’Intelligence Istraeliana- a destra, la copertina di un suo libro che tratta di armi batteriologiche, “Chemical and Biological Weapons in the Arab Countries and Iran”.

In Italia, Paolo Liguori, direttore del TGCOM24, rilanciò la notizia verso la metà di Febbraio accostandola ad un’altra fonte. In un servizio dal titolo “il Coronavirus è uscito da un laboratorio vicino al mercato di Wuhan”, si fa riferimento ad un documento redatto dai biologi Botao Xiao e Lei Xiao. Botao Xiao, ricercatore cinese, specializzato nello studio del Dna presso la South China University of Technology, in passato prestò servizio presso il Laboratorio di Biosicurezza Nazionale di Wuhan e ne denuncia le falle negli standard di sicurezza, sottolineandone gli esperimenti e gli studi condotti su ceppi di coronavirus trasmessi da pipistrelli, partendo dalla primordiale Sars. Lo scienziato ritiene che, vista la scarsa presenza del pipistrello in questione in quelle zone della Cina, il ceppo di Coronavirus potrebbe aver avuto origine in uno dei laboratori vicino al mercato della città epicentro dell’epidemia.

In Cina esiste veramente nella città di Wuhan, un Laboratorio di Biosicurezza Nazionale, (il “Wuhan National Biosafety Laborator“, centro di ricerche dove vengono studiati rimedi contro Ebola, Sars e altre malattie) e nella giornata del 26 Marzo, a gamba tesa, una vera e propria bufera mediatica la scatena un servizio del Tgr Leonardo (format di Informazione Scientifica della Rai), andato in onda su Rai 3 il 16 Novembre del 2015, dove si fa riferimento a studi condotti dagli scienziati cinesi su virus polmonari ricavati da pipistrelli e topi. La notizia già all’epoca scatenò polemiche, anche se vennero evidenziati i motivi di studio.

Sul tema sono intervenuti scienziati importanti, quali il dott. Guido Silvestri, professore ordinario e capo dipartimento di Patologia alla Emory University di Atlanta o l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, scartando a priori l’idea di un virus creato in laboratorio e sottolineandone l’impossibilità oltre all’esistenza di altri virus molto più pericolosi in caso di guerra virologica. Gli studi finora conosciuti rilevano in effetti l’evidenza scientifica di virus che in natura, passano di norma dagli animali all’uomo. Inoltre i documenti dei due biologi cinesi, sarebbero stati ritirati in quanto non supportati da prove concrete.

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Abstract del documento pubblicato dai biologi Botao Xiao e Lei Xiao

Link al sito di ReserchGate, dove è possibile prendere visione del documento.

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Il servizio del TGCOM24 sulla pagina web della testata, alla data del 17 Febbraio.

Il Link alla pagina del TGCOM24, relativa al servizio.

La notizia di un virus creato invece nei laboratori e centri di ricerca americani, proprio per colpire il nemico cinese, va più o meno di pari passo; e nella logica di una guerra aperta tra Stati Uniti e Cina entra in campo in modo incontrollato la politica. Da un lato le dichiarazioni riferite ad un presunto “Wuhan Virus” del capo della diplomazia americana Mike Pompeo, dall’altro le accuse di Donald Trump al virus “straniero”. Emblematica diventa l’immagine scattata dalla fotografa del Washington Post, Jabin Botsford, del discorso scritto da Trump in una conferenza stampa, dove il presidente accusa la Cina per la diffusione del coronavirus e dove a penna cancella dal foglio di carta la parola Corona, sostituendola con la parola “Chinese” (cinese).

Di rimando arrivano le accuse da parte di Zhao Lijian, portavoce e vicedirettore del Dipartimento Informazione degli Esteri a Pechino, alla United States Army, per aver portato l’epidemia a Wuhan grazie ad un virus creato nel centro di laboratorio militare di Fort Detrick nel Maryland, durante i Campionati dei Giochi mondiali Militari tenuti in Cina dal 18 al 27 Ottobre 2019.

Rivolgendosi ai suoi oltre 300.000 follower su Twitter, Zhao Lijian condivide un video di Robert Redfield, direttore del Centers for Disease Control and Prevention (l’istituto americano federale di salute pubblica), dove a metà Marzo, in audizione al Congresso degli Stati Uniti, sulla risposta che il paese sta dando all’epidemia, Redfield afferma che alcuni decessi per influenza, precedenti al periodo indicato, sono stati successivamente identificati come casi di Covid-19. Con questo tweet il portavoce Zhao ufficializza dunque la teoria della cospirazione statunitense già in circolazione sui social media cinesi. I 300 atleti delle forze armate americane che ad Ottobre parteciparono ai giochi, sono stati infettati dal virus per diffonderlo in Cina.

Zhao Lijian rilancia le sue affermazioni condividendo due articoli di Global Research, un’organizzazione indipendente di ricerca e media con sede a Montreal, che già in passato aveva legato il suo nome a teorie della cospirazione, l’epidemia di influenza suina H1N1 e l’11 Settembre. Per Zhao le informazioni degli articoli costituiscono ulteriori prove alla teoria che il coronavirus sia nato negli Stati Uniti.

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a sinistra, l’immagine scattata da Jabin Botsford, del discorso di Trump, in cui è evidenziata a mano, la scritta “chinese” al posto della parola “corona” – a destra, il portavoce del dipartimento degli esteri di Pechino, Zhao Lijian.

Il link al tweet di Zhao Lijian e di seguito, il video dell’interrogazione parlamentare ricevuta da Robert Riedfiled

Di seguito invece, il link al documento della Global Research, l’organizzazione citata da Zhao Lijian, sulla possibile veridicità dell’ipotesi di un virus creato nei laboratori americani.

altre accuse

In tutto questo j’accuse, rincara la dose l’Iran che spinge prepotentemente sulla tesi del complotto americano visto il disastro che il Coronavirus ha fatto nel paese con vittime tra cittadini e personalità. I mullah vedono questa come una manovra ordita dal nemico statunitense per indebolire la Cina, paese tecnicamente superiore con un’infezione contenente componenti misteriose e Hiv.

Il Barhein nemico giurato di Teheran, si contrappone invece alla tesi, accusando l’Iran di aver fatto scoppiare una guerra batteriologica. In tutte queste accuse anti americane ove possibile, insinua qualche dubbio la Russia.

Anche l’Italia, attualmente uno dei paesei più colpiti, è al centro di queste voci, in quanto rea di aver aperto una nuova via della Seta con la Cina, una nuova strada commerciale e accordi con i cinesi, colpita pertanto per dare l’esempio all’Europa. Caso vuole che due delle nazioni maggiormente colpite all’inizio dell’epidemia, siano proprio Cina ed Iran, per vedersi superare dopo poche settimane proprio dagli Stati Uniti, anche a causa dell’enorme costo del sistema sanitario, che non ha aiutato nell’identificare per tempo il contagio.

Il video e i documenti riportati in precedenza rafforzano ulteriormente la tesi di un virus creato dall’uomo e/o sfuggito accidentalmente, tanto che il noto saggista Diego Fusaro, sottolinea con fermezza la possibilità di non escludere che il virus possa essere stato creato in laboratorio. Allo stato attuale, va comunque detto che non esistono prove relative alle accuse che i governi si lanciano.

Coronavirus & Bill Gates

Una delle maggior cospirazioni vede gli Stati Uniti in possesso da tempo del vaccino, pronti a venderlo sul mercato per miliardi di dollari. In questa congettura è coinvolto, il miliardario Bill Gates, padre di Windows, principale artefice della diffusione della pandemia, provata e testata nell’Ottobre del 2019 durante un evento organizzato dal Center for Health Security della John Hopkins University, denominato EVENT-201 (evento 201).

L’evento condotto dall’organizzazione effettivamente finanziata dalla fondazione Bill e Melinda Gates, sviluppa e mostra la simulazione di un virus zoonotico trasmesso dai pipistrelli alle persone, che riesce a provocare 65 milioni di morti. Da ricerche effettuate, si scopre in effetti che Bill Gates nel 2015, sovvenziona con una somma ingente, un istituto di ricerca britannico, il Pirbright Institute, dove è stato creato e brevettato un vaccino per un coronavirus. Tale tesi viene ulteriormente avallata, a causa di un’immagine che gira da tempo su Facebook, che mostra la richiesta, datata 23 Luglio 2015, di un brevetto (nello specifico, il numero 10130701) di un virus classificato come “Coronaviridae» da parte del Pirbright Institute. L’immagine è accompagnata da un commento in cui si legge che si tratterebbe della carta d’identità del Coronavirus, creato in laboratorio nel 2015.

La notizia è in realtà falsa. Bill Gates, sovvenziona e devolve in effetti somme cospicue, a laboratori e centri di ricerca, ma per finanziarne gli studi. L’immagine in questione si riferisce ad un brevetto per la creazione di un vaccino per la prevenzione delle malattie respiratorie in diversi animali. Non ha niente a che fare con il nuovo ceppo di coronavirus diffuso oggi nel mondo. Come spiega il sito del Ministero della Salute, l’errore nasce dall’uso della parola Coronavirus che intende una vasta famiglia di virus. Il brevetto del Pirbright Institute, è relativo a due virus uno che infetta il pollame, l’altro, il delta-coronavirus, che infetta i suini.

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in alto, Bill Gates, padre della Microsoft e inventore del sistema operativo Windows – in basso, l’immagine denunciata sui social, relativa alla presunta carta d’identità del Coronavirus.

Coronavirus e 5G

Il blogger ligure Rosario Marcianò, proprietario del sito TankerEnemy, noto al pubblico di Internet per le sue teorie sulle plutocrazie e le scie chimiche, è tra i primi fautori che vedono la tecnologia 5G quale principale colpevole di avvelenamento dell’aria e causa principale dei sintomi provocati dalla COVID-19. Secondo Marcianò, il virus è una menzogna nascosta dai poteri forti; ciò che fa veramente ammalare e uccide le persone, è il nuovo standard di quinta generazione. La nuova tecnologia, è ritenuta estremamente dannosa per l’organismo e la causa è dovuta alla elettroporazione ad onde pulsate (5G) con un conseguente crollo del sistema immunitario umano e un’apertura dei pori temporanei nelle membrane cellulari con conseguente trasferimento di sostanze o DNA estraneo.

La teoria, rilanciata successivamente da un tweet di Gunter Pauli, consigliere economico del premier italiano Giuseppe Conte, presuppone il collegamento con il 5G fornendo come prova il fatto che tra le prime città dove il 5G è stato testato c’è Wuhan e tra le prime zone ad alta diffusione, tutto il Nord Italia.

In verità, si scopre che Wuhan è stata una delle 16 città pilota, dove gli effetti non sono gli stessi e allo stato attuale non esiste correlazione che ne stabilisca un rapporto di causa effetto. Successivamente è entrata in campo la comunità scientifica e l’organizzazione dell’Icnrip (International Commission on Non‐Ionizing Radiation Protection) contrastando apertamente la teoria, ritenendola farlocca e attribuendo al fatto che non ci sono argomenti e/o studi indipendenti approvati o confermati che provano la possibilità di avvelenamento da radiazioni.

Soldati americani sbarcano in Europa

In piena emergenza Coronavirus, nel Marzo 2020 in Italia sale prepotentemente alla cronaca, la notizia di 37.000 soldati americani sbarcati in Europa e inviati da Trump per invadere a sorpresa la Russia di Vladimir Putin. La news, grazie alla rete ha avuto una grande risonanza, accompagnata da fake che vedono i soldati già vaccinati. Alcuni mezzi di informazione divulgano la notizia, fra questi il portale Voxnews e il noto giornale “Il Fatto Quotidiano”, proponendo quindi una lettura complottistica. Rincara la dose il quotidiano “Il Manifesto”, che in un articolo del 3 Marzo a firma Manlio Dinucci sottolinea l’arrivo di 30.000 soldati dagli Usa in Europa senza mascherina

La notizia è vera in parte. Nella realtà si tratta di un’esercitazione militare denominata Defender 2020 (Difensore dell’Europa 2020), un’esercitazione di terra con a capo le forze americane e 12 Paesi della NATO. L’obiettivo è la simulazione di  una situazione di guerra convenzionale nel fianco Est dell’Alleanza. Si tratta del più grosso dispiegamento di truppe americane di stanza negli USA, la più considerevole degli ultimi 25 anni in Europa. L’operazione nota dal 2019, ha la coincidenza di verificarsi nei tempi del coronavirus ed è stata poi sospesa per ovvie ragioni a data da destinarsi. L’operazione è  comunque nota alla Russia di Vladimir Putin, tanto che il 19 gennaio 2020, la testata giornalistica russa Sputniknews, pubblicò un articolo dal titolo “La NATO prepara “Defender 2020”, le esercitazioni più grandi degli ultimi 25 anni in Europa”.

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Prima pagina del quotidiano “Il Manifesto”, dove si riporta la notizia dell’operazione “Defender 2020”

Il Coronavirus previsto
dai mercati finanziari?

In piena emergenza Coronavirus nascono dei dubbi su eventuali speculazioni in ambito finanziario. Una nota della Consob smentisce questa ipotesi e sottolinea che le giornate nere in Borsa non abbiano origine da manovre speculative. Il tutto deriva dal fatto che il tracollo dell’economia mondiale a Marzo 2020 era stato in qualche modo ipotizzato dagli analisti finanziari. Il Corriere della Sera stesso, nell’edizione del 6 Dicembre 2019, riportava l’allarme degli analisti di Wall Street a seguito della mossa dell’Hedge Fund Bridgewater, società americana di gestione degli investimenti, la quale, in un momento in cui l’economia reale segnava dati confortanti, decide di scommettere sul crollo delle Borse nel mese di Marzo.

Ray Dalio, il fondatore di Bridgewater, versò 1,5 miliardi di dollari per sottoscrivere contratti di assicurazione (i cosiddetti “put options”) ponendosi come obiettivo la protezione di tutto o parte del portafoglio di gestione, pari a circa 150 miliardi di dollari in azioni e investimenti finanziari. Una scommessa al ribasso per consentire la vendita di titoli ad un prezzo prefissato. Lo stesso finanziere, spiegò la manovra del fondo non come un’operazione di sfiducia ma come una strategia di protezione.

Il 24 Marzo, lo stesso Ray Dalio, condivide in un post su LinkedIn i risultati dei prodotti che abitualmente vengono comunicati solo agli investitori, mostrando di registrare forti perdite sui fondi; risultati deludenti, ma coerenti con precedenti periodi di scarso rendimento in circostanze straordinarie. Quello che è successo in pratica è che, pur adottando una strategia vincente, non è stato sufficiente per far fronte al crollo delle azioni della stessa Bridgewater.

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la prima pagina del Wall Street Journal, dove viene riportata la manovra finanziara condotta dal fondo di investimento Bridgewater

Coronavirus e Profezie del Futuro

Per concludere, citiamo una serie di passaggi tratti dalle pagine del libro del 2008 “Profezie” (End of Days, in lingua originale) la cui autrice, la sensitiva Sylvia Browne, sembra predire con grande accuratezza l’arrivo del coronavirus. Ecco alcuni passi tradotti in Italiano:

Entro il 2020 diventerà di prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti di gomma, a seguito di un’epidemia di una grave malattia simile alla polmonite che attaccherà sia i polmoni sia i canali bronchiali e che sarà refrattaria a ogni tipo di cura

Per il momento, LeggendeUrbane non si sofferma su questo tipo di argomenti; ne mette solo a conoscenza i suoi lettori. Verrà approfondito in seguito l’esistenza o meno di profezie riguardanti il Coronavirus.

Jack lo Squartatore

Jack lo Squartatore è l’appellativo usato per identificare un Serial Killer che agi’ a Londra tra l’Agosto e il Novembre del 1888. Gli vengono attribuite ufficialmente cinque vittime ma si ipotizza abbia commesso un numero di delitti maggiore di dieci. Agiva nel degradato quartiere di Whitechapel, nell’attuale East-End londinese. Sceglieva le sue vittime tra giovani prostitute, accanendosi successivamente sui corpi. La sua ferocia sconvolse l’opinione pubblica e portò alla ribalta il concetto stesso di “Assassino Seriale”. La polizia dell’epoca non ha mai avuto in mano prove concrete che portassero ad un colpevole tanto che ad oggi la sua identità è sconosciuta.

Vittime

La prima vittima accertata fu la quarantatreene Mary Ann Nichols, ritrovata durante la notte del 31 Agosto 1888 nella zona di Buck’s Row, con la gola recisa e diverse coltellate sul basso ventre. La seconda vittima si chiamava Annie Chapman, il cui corpo fu rinvenuto circa una settimana dopo nel cortile interno a un palazzo. Presentava gravi lesioni e organi interni asportati. La terza vittima fu Elizabeth Stride; rinvenuta da un cocchiere intorno all’una di notte del 30 Settembre, presentava una profonda ferita da arma da taglio alla gola e al momento del ritrovamento perdeva ancora molto sangue. Questo lascia supporre che l’arrivo del cocchiere abbia interrotto l’assassino, che non ne poté pertanto completare il macabro rituale. Probabilmente in preda ad un raptus cercò subito immediato sfogo accanendosi su quella che fu poi riconosciuta come la sua quarta vittima, Catherine Eddowes, rinvenuta la notte stessa del 30 Settembre, vittima di un vero e proprio martirio. La sorte avversa le fece purtroppo incontrare il suo assassino poche ore dopo l’omicidio di Elisabeth Stride al punto che su di essa si scatenò tutta la furia omicida. Aveva il volto irriconoscibile, la gola sgozzata secondo il classico modus operandi e il corpo era stato completamente sventrato; anche in questo caso molti organi interni strappati e portati via. I due omicidi sono tuttora ricordati come il “doppio evento”. L’ultima vittima ufficiale di Jack fu la giovane Mary Jane Kelly, considerata a detta di molti la vittima più sfortunata, sulla quale l’assassino si accani’ con una ferocia mai vista. Scoperta la mattina del 9 Novembre 1888, il suo corpo giaceva nel letto all’interno della camera presa in affitto. Orribilmente mutilata e del tutto irriconoscibile.

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Le foto mortuarie di Mary Ann Nichols (a sinistra) e di Elisabeth Stride (a destra), prima e terza vittima del Serial Killer conosciuto con l’appellativo di Jack lo Squartatore

Negli archivi sono inoltre presenti alcune presunte vittime.
Fra queste ricordiamo la trentanovenne Martha Tabram, ritrovata la mattina del 6 Agosto 1888 in una palazzina dell’odierna Gunthorpe Street, il cui corpo presentava diversi fendenti inflitti al ventre, la quarantenne Alice McKenzie, nella zona di Whitechapel High Street, dove il corpo, dalla gola recisa e l’addome mutilato fu ritrovato dall’agente Joseph Allen durante la ronda notturna del 17 Luglio 1889 e la ventiseienne Frances Cole, ritrovata anni dopo, nel 1891, con la gola squarciata ma senza troppo infierire. Tutte si prostituivano nei vicoli di Whitechapel.

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a sinistra, come si presentava il volto del cadavere di Catherine Eddowes; a destra, il ritrovamento del corpo di Mary Jane Kelly (foto della scena del delitto), quarta e quinta vittima di Jack lo Squartatore.

Le Lettere

Nell’arco di tempo in cui avvennero gli omicidi, una fitta corrispondenza arrivò nelle redazioni dei giornali e sulle scrivanie degli ufficiali di Scotland Yard. La maggior parte erano solo opera di mitomani, altre ritenute dei fake. Tre in particolare sono attribuibili alla mano dell’assassino. Tra gli aspetti che più impressionò l’opionione pubblica, il carattere di aperta sfida alla polizia. Per la prima volta ci si trovava di fronte un maniaco che agiva per il puro piacere di uccidere.

La prima missiva, denominata “Dear Boss” Letter, riporta la data del 25 Settembre; arrivò nella redazione della Central News Agency di Londra il 28 Settembre 1888 da dove fu poi inoltrata a Scotland Yard il giorno successivo. Il messaggio, conteneva errori di ortografia e di grammatica. Se ne riportano di seguito alcuni passaggi:

Caro Direttore,
continuo a sentir dire che la polizia mi ha catturato ma non mi fermeranno proprio ancora. Ho riso assai quando si mostrano così abili e dicono di essere sulla pista giusta
[…]
Mi sono fissato con le puttane e non smetterò di squartarle finché non sarò preso.
L’ultima volta è stato proprio un magnifico lavoro. Non ho dato alla signora il tempo di strillare
[…]
sentirete ancora parlare di me e dei miei divertenti giochetti.
Il mio coltello è così bello e affilato che mi viene voglia di rimettermi al lavoro subito se ne ho la possibilità.
Buona fortuna.
Sinceramente vostro
Jack lo Squartatore
Non mi dispiace darmi un nome d’arte

Da questa missiva, venne estratto il soprannome di Jack lo Squartatore (Jack the Ripper in inglese); fu pertanto l’assassino stesso ad attribuirselo.

La seconda missiva fu imbucata e ricevuta il 1° Ottobre. Era una cartolina denominata “Saucy Jacky” (Jacky il dispettoso) da un ulteriore nomigliolo che si era attribuito il manigoldo.

Non stavo scherzando caro vecchio Direttore
quando vi ho dato la dritta, sentirete parlare del lavoro del dispettoso Jacky
domani doppio evento questa volta numero uno ha strillato un po’ non ho potuto finire per bene. Non ho avuto il tempo di strappare le orecchie
[…]

Il fatto di fare riferimento al doppio omicidio commesso la notte del 30 Settembre quando la notizia ancora non era divulgata, fecero ritenere che quella cartolina fosse stata effettivamente inviata dall’assassino. La Metropolitan Police Service distribuì un fac-simile della prima lettera e della seconda, nella speranza che qualcuno riconoscesse la calligrafia, ma senza esito. Molti giornali pubblicarono i due testi integralmente.

La terza lettera, forse la più nota, fu la più inquietante.
Ricevuta da George Lusk, Commissario della Vigilanza del quartiere di Whitechapel, il 15 Ottobre del 1888, la lettera era accompagnata da una scatola contenente la metà di un rene umano imbevuto nell’alcol. Probabilmente un rene appartenente a Catherine Eddowes, quarta vittima dell’assassino. I medici legali non furono tutti concordi su questo e alcuni lo ritennero un macabro scherzo di alcuni studenti di medicina.

La lettera recava la famosa intestazione “From Hell” (dall’inferno), con il quale tuttora viene menzionata. Dall’ortografia molto più scadente, alcuni dettagli fecero ritenere questo, una deliberata scelta dell’assassino. In particolare destò attenzione la lettera K sulla parola knife (coltello) che essendo muta in lingua inglese, un uomo di scarsa cultura l’avrebbe probabilmente omessa in quanto non udibile. L’errore talmente grossolano, fu ritenuto falso; la figura di Jack fu identificata in quella di uomo di buona cultura che faceva errori ortografici con mera intenzione di sviare le indagini.
Parte del testo è il seguente

Dall’inferno. Mr Lusk
[…]
vi mando metà del rene che ho preso da una donna
[…]
Potrei mandarvi il coltello insanguinato con cui l’ho tolto
[…]
Prendetemi se ci riuscite Signor Lusk

Le lettere e la metà del rene, conservate negli archivi di Scotland Yard sono ad oggi sparite dalla circolazione e non sono state ritrovate, altro elemento questo che ha alimentato l’alone di mistero che circolava intorno alla leggenda di Jack lo Squartatore.
La prima lettera, la “Dear Boss” fu rispedita in forma anonima nel 1988 negli uffici di Scotland Yard. Si ipotizza una sorta di scherzo osceno a commemorazione del centenario dagli eventi, da parte di discendenti degli autori del furto. Le altre due missive sono attualmente sperdute e ne esistono solo fac simile e foto.

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In alto, a sinistra, la “Dear Boss” Letter, prima lettera attribuita all’assassino, ad essere pervenuta negli uffici di Scotland Yard; a destra la cartolina denomina “Sausy Jacky”, il dispettoso Jacky, uno dei tanti nomignoli che il killer si attribuiva. In basso, la “From Hell” Letter, terza e ultima missiva attribuita a Jack; la più inquietante.

Teorie sulla presunta identità dell’assassino

Ci sono tuttora varie teorie sulla presunta identità dell’assassino. Una delle più accreditate riconosce la mano di un uomo dalle profonde conoscenze dell’anatomia umana. Altre ritengono di vedere sui cadaveri conoscenze anatomiche di rilievo ma limitate. Si fece pertanto largo l’idea che il killer potesse essere un medico.

Vennero sospettati uomini di ogni rango e ceto d’appartenenza, dalle classi povere all’alta borghesia. Alcune teorie fantasiose e improbabili, vedono accusare il poeta e drammaturgo Oscar Wilde o lo scrittore Lewis Carrol, altre vedevano accusare figure di spicco dell’aristocrazia, dal Barone Sir William Gull, medico britannico di una certa fama al Duca Alberto Vittorio di Clarence, membro della famiglia reale, secondo nella linea di successione al trono dopo il padre, della cui presunta sessualità e sanità mentale se ne è sempre dubitato (gossip e pettegolezzi lo volevano collegato ad uno scandalo riguardante un bordello per omosessuali).

In generale, la concentrazione degli omicidi durante i fine settimana e il fatto che le zone colpite fossero a pochi isolati di distanza, hanno fatto concludere che Jack lo Squartatore avesse un impiego regolare nel quartiere. Esistono tutt’oggi un centinaio di sospetti; alcuni ritenuti fortemente colpevoli sono stati riportati in un memorandum redatto nel 1894 da Sir Meville Macnaghten una delle più importanti menti investigative del periodo. Di seguito ne elenchiamo alcuni:

– Montague John Druitt, giovane avvocato di buona famiglia, figlio di un influente medico inglese da cui poteva aver appreso le conoscenze di anatomia. Fu ritrovato morto nel Tamigi la sera del 31 Dicembre 1888, forse suicida e la concomitanza tra il suo ritrovamento e la fine dei delitti, ha fatto pesantemente propendere le autorità a ritenerlo coinvolto nel caso;
– Michael Ostrog, un truffatore russo sospettato principalmente per essere stato rilasciato da un manicomio a pochi mesi dall’inizio dei delitti. Indagini successive verificarono che lo stesso al momento dei delitti si trovava in prigionia in Francia;
– John Pizer, il famoso “Grembiule di Cuoio”. Proprietario di una bottega per la lavorazione del cuoio, (da cui il nomignolo attribuito dai giornali) fu arrestato e tenuto in isolamento per un giorno. Fu comunque scagionato in quanto le accuse a suo carico si dimostrarono infondate;
– Seweryn Kłosowski, una specie di barbablù dell’epoca, apprendista chirurgo, dotato di una certa dose di nozioni mediche, incriminato in seguito per l’omicido di diverse mogli avvelenate con l’antimonio. Klosowski, processato e impiccato poi nel 1903 per i suoi crimini, era di indole violenta; soleva picchiare selvaggamente le proprie mogli e per tale motivo fu ritenuto tra i principali sospettati. Non ci sono mai state prove per dimostrare una sua eventuale colpevolezza e il fatto che agisse solitamente uccidendo tramite veleno, trovò detrattori nel riconoscerlo colpevole;

Per i suoi comportamenti psicotici e per il fatto che avesse una bottega a Whitechapel, con numerosi rasoi e coltelli simili a quelli usati dal killer, ci fu un ebreo immigrato nel Regno Unito, un certo Aaron Kosminski.  Kosminski era affetto da turbe mentali, probabilmente una forma di schizofrenia e Macnaghten scrive che il soggetto provava un profondo odio nei confronti delle donne oltre a forti tendenze omicide. Rinchiuso successivamente in manicomio, valutazioni psichiatriche lo descrivono come un uomo senza continue tendenze aggressive ma genericamente “incoerente e a tratti eccitato e violento”. Molti profiler moderni ritengono la figura di Kosminski altamente probabile. Il 7 Settembre 2014, esami effettuati da Jari Louhelainen, professore all’università di Liverpool ed esperto di biologia molecolare, su campioni di DNA rimasti sullo scialle di una delle vittime, comparati con il DNA dei sospettati e con il DNA di alcuni discendenti hanno portato a ritenere Kosminski come il vero colpevole degli assassini. Molti esperti hanno rigettato questo test, affermando che non ci siano prove che lo scialle appartenesse a una delle vittime.

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a sinistra, una foto d’epoca del quartiere londinese di Whitechapel, teatro di tutti i delitti di Jack lo Squartatore; a destra, la mappa di tutti i ritrovamenti.
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Due dei maggiori sospettati dell’epoca. A sinistra, Seweryn Kłosowski, barbablù dell’epoca colpevole di almeno 3 omicidi per avvelenamento e giustiziato nel 1903; a destra un’immagine di Aaron Kosminski, ebreo, affetto da turbe mentali, aggressivo e violento a causa di una eccessiva ipersessualità. Kosminski è ad oggi ritenuto da prove di DNA, il sospettato numero uno.

Profilo Criminale

Concludiamo citando quello che è stato il profilo criminale redatto da Scotland Yard. Thomas Bond, medico forense presente alle autopsie delle vittime, fu incaricato di redigere un profilo dell’uomo. Bond lo descrisse come insano di mente, afflitto da turbe e disturbi mentali. Intepretando lo schema comportamentale dell’omicida, Bond lesse la mente del criminale come quella di un uomo afflitto da problemi di natura sessuale, vittima di un’eccessiva ipersessualità, si infliggeva ripetute forme di autoerotismo, dalla natura violenta ma controllata, tanto da riuscire ad essere sereno in pubblico e insospettabile. Nei momenti di impulso tirava fuori una collera repressa che si tramutava in accanimento contro le vittime. Il profilo di un uomo misogeno, con un odio profondo verso le donne e dalla indole superba. Dall’aspetto imperturbabile, la sua descrizione fisica è associata ad un maschio, fisicamente prestante, apparentemente innocuo, di mezza età e appartenente al ceto medio. Indossava bei vestiti per non destare nell’occhio, forse un mantello per nascondere armi da taglio. La frustazione e la rabbia repressa, dovuti ad episodi del suo passato, ne copletano il profilo.

Un sito interessante da cui la stessa LeggendeUrbane ha estrapolato materiale di documentazione e foto, che si occupa principalmente di tutti gli aspetti legati alla figura di Jack lo Squartatore è https://www.casebook.org/index.html.