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Jack lo Squartatore

Jack lo Squartatore è l’appellativo usato per identificare un Serial Killer che agi’ a Londra tra l’Agosto e il Novembre del 1888. Gli vengono attribuite ufficialmente cinque vittime ma si ipotizza abbia commesso un numero di delitti maggiore di dieci. Agiva nel degradato quartiere di Whitechapel, nell’attuale East-End londinese. Sceglieva le sue vittime tra giovani prostitute, accanendosi successivamente sui corpi. La sua ferocia sconvolse l’opinione pubblica e portò alla ribalta il concetto stesso di “Assassino Seriale”. La polizia dell’epoca non ha mai avuto in mano prove concrete che portassero ad un colpevole tanto che ad oggi la sua identità è sconosciuta.

Vittime

La prima vittima accertata fu la quarantatreene Mary Ann Nichols, ritrovata durante la notte del 31 Agosto 1888 nella zona di Buck’s Row, con la gola recisa e diverse coltellate sul basso ventre. La seconda vittima si chiamava Annie Chapman, il cui corpo fu rinvenuto circa una settimana dopo nel cortile interno a un palazzo. Presentava gravi lesioni e organi interni asportati. La terza vittima fu Elizabeth Stride; rinvenuta da un cocchiere intorno all’una di notte del 30 Settembre, presentava una profonda ferita da arma da taglio alla gola e al momento del ritrovamento perdeva ancora molto sangue. Questo lascia supporre che l’arrivo del cocchiere abbia interrotto l’assassino, che non ne poté pertanto completare il macabro rituale. Probabilmente in preda ad un raptus cercò subito immediato sfogo accanendosi su quella che fu poi riconosciuta come la sua quarta vittima, Catherine Eddowes, rinvenuta la notte stessa del 30 Settembre, vittima di un vero e proprio martirio. La sorte avversa le fece purtroppo incontrare il suo assassino poche ore dopo l’omicidio di Elisabeth Stride al punto che su di essa si scatenò tutta la furia omicida. Aveva il volto irriconoscibile, la gola sgozzata secondo il classico modus operandi e il corpo era stato completamente sventrato; anche in questo caso molti organi interni strappati e portati via. I due omicidi sono tuttora ricordati come il “doppio evento”. L’ultima vittima ufficiale di Jack fu la giovane Mary Jane Kelly, considerata a detta di molti la vittima più sfortunata, sulla quale l’assassino si accani’ con una ferocia mai vista. Scoperta la mattina del 9 Novembre 1888, il suo corpo giaceva nel letto all’interno della camera presa in affitto. Orribilmente mutilata e del tutto irriconoscibile.

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Le foto mortuarie di Mary Ann Nichols (a sinistra) e di Elisabeth Stride (a destra), prima e terza vittima del Serial Killer conosciuto con l’appellativo di Jack lo Squartatore

Negli archivi sono inoltre presenti alcune presunte vittime.
Fra queste ricordiamo la trentanovenne Martha Tabram, ritrovata la mattina del 6 Agosto 1888 in una palazzina dell’odierna Gunthorpe Street, il cui corpo presentava diversi fendenti inflitti al ventre, la quarantenne Alice McKenzie, nella zona di Whitechapel High Street, dove il corpo, dalla gola recisa e l’addome mutilato fu ritrovato dall’agente Joseph Allen durante la ronda notturna del 17 Luglio 1889 e la ventiseienne Frances Cole, ritrovata anni dopo, nel 1891, con la gola squarciata ma senza troppo infierire. Tutte si prostituivano nei vicoli di Whitechapel.

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a sinistra, come si presentava il volto del cadavere di Catherine Eddowes; a destra, il ritrovamento del corpo di Mary Jane Kelly (foto della scena del delitto), quarta e quinta vittima di Jack lo Squartatore.

Le Lettere

Nell’arco di tempo in cui avvennero gli omicidi, una fitta corrispondenza arrivò nelle redazioni dei giornali e sulle scrivanie degli ufficiali di Scotland Yard. La maggior parte erano solo opera di mitomani, altre ritenute dei fake. Tre in particolare sono attribuibili alla mano dell’assassino. Tra gli aspetti che più impressionò l’opionione pubblica, il carattere di aperta sfida alla polizia. Per la prima volta ci si trovava di fronte un maniaco che agiva per il puro piacere di uccidere.

La prima missiva, denominata “Dear Boss” Letter, riporta la data del 25 Settembre; arrivò nella redazione della Central News Agency di Londra il 28 Settembre 1888 da dove fu poi inoltrata a Scotland Yard il giorno successivo. Il messaggio, conteneva errori di ortografia e di grammatica. Se ne riportano di seguito alcuni passaggi:

Caro Direttore,
continuo a sentir dire che la polizia mi ha catturato ma non mi fermeranno proprio ancora. Ho riso assai quando si mostrano così abili e dicono di essere sulla pista giusta
[…]
Mi sono fissato con le puttane e non smetterò di squartarle finché non sarò preso.
L’ultima volta è stato proprio un magnifico lavoro. Non ho dato alla signora il tempo di strillare
[…]
sentirete ancora parlare di me e dei miei divertenti giochetti.
Il mio coltello è così bello e affilato che mi viene voglia di rimettermi al lavoro subito se ne ho la possibilità.
Buona fortuna.
Sinceramente vostro
Jack lo Squartatore
Non mi dispiace darmi un nome d’arte

Da questa missiva, venne estratto il soprannome di Jack lo Squartatore (Jack the Ripper in inglese); fu pertanto l’assassino stesso ad attribuirselo.

La seconda missiva fu imbucata e ricevuta il 1° Ottobre. Era una cartolina denominata “Saucy Jacky” (Jacky il dispettoso) da un ulteriore nomigliolo che si era attribuito il manigoldo.

Non stavo scherzando caro vecchio Direttore
quando vi ho dato la dritta, sentirete parlare del lavoro del dispettoso Jacky
domani doppio evento questa volta numero uno ha strillato un po’ non ho potuto finire per bene. Non ho avuto il tempo di strappare le orecchie
[…]

Il fatto di fare riferimento al doppio omicidio commesso la notte del 30 Settembre quando la notizia ancora non era divulgata, fecero ritenere che quella cartolina fosse stata effettivamente inviata dall’assassino. La Metropolitan Police Service distribuì un fac-simile della prima lettera e della seconda, nella speranza che qualcuno riconoscesse la calligrafia, ma senza esito. Molti giornali pubblicarono i due testi integralmente.

La terza lettera, forse la più nota, fu la più inquietante.
Ricevuta da George Lusk, Commissario della Vigilanza del quartiere di Whitechapel, il 15 Ottobre del 1888, la lettera era accompagnata da una scatola contenente la metà di un rene umano imbevuto nell’alcol. Probabilmente un rene appartenente a Catherine Eddowes, quarta vittima dell’assassino. I medici legali non furono tutti concordi su questo e alcuni lo ritennero un macabro scherzo di alcuni studenti di medicina.

La lettera recava la famosa intestazione “From Hell” (dall’inferno), con il quale tuttora viene menzionata. Dall’ortografia molto più scadente, alcuni dettagli fecero ritenere questo, una deliberata scelta dell’assassino. In particolare destò attenzione la lettera K sulla parola knife (coltello) che essendo muta in lingua inglese, un uomo di scarsa cultura l’avrebbe probabilmente omessa in quanto non udibile. L’errore talmente grossolano, fu ritenuto falso; la figura di Jack fu identificata in quella di uomo di buona cultura che faceva errori ortografici con mera intenzione di sviare le indagini.
Parte del testo è il seguente

Dall’inferno. Mr Lusk
[…]
vi mando metà del rene che ho preso da una donna
[…]
Potrei mandarvi il coltello insanguinato con cui l’ho tolto
[…]
Prendetemi se ci riuscite Signor Lusk

Le lettere e la metà del rene, conservate negli archivi di Scotland Yard sono ad oggi sparite dalla circolazione e non sono state ritrovate, altro elemento questo che ha alimentato l’alone di mistero che circolava intorno alla leggenda di Jack lo Squartatore.
La prima lettera, la “Dear Boss” fu rispedita in forma anonima nel 1988 negli uffici di Scotland Yard. Si ipotizza una sorta di scherzo osceno a commemorazione del centenario dagli eventi, da parte di discendenti degli autori del furto. Le altre due missive sono attualmente sperdute e ne esistono solo fac simile e foto.

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In alto, a sinistra, la “Dear Boss” Letter, prima lettera attribuita all’assassino, ad essere pervenuta negli uffici di Scotland Yard; a destra la cartolina denomina “Sausy Jacky”, il dispettoso Jacky, uno dei tanti nomignoli che il killer si attribuiva. In basso, la “From Hell” Letter, terza e ultima missiva attribuita a Jack; la più inquietante.

Teorie sulla presunta identità dell’assassino

Ci sono tuttora varie teorie sulla presunta identità dell’assassino. Una delle più accreditate riconosce la mano di un uomo dalle profonde conoscenze dell’anatomia umana. Altre ritengono di vedere sui cadaveri conoscenze anatomiche di rilievo ma limitate. Si fece pertanto largo l’idea che il killer potesse essere un medico.

Vennero sospettati uomini di ogni rango e ceto d’appartenenza, dalle classi povere all’alta borghesia. Alcune teorie fantasiose e improbabili, vedono accusare il poeta e drammaturgo Oscar Wilde o lo scrittore Lewis Carrol, altre vedevano accusare figure di spicco dell’aristocrazia, dal Barone Sir William Gull, medico britannico di una certa fama al Duca Alberto Vittorio di Clarence, membro della famiglia reale, secondo nella linea di successione al trono dopo il padre, della cui presunta sessualità e sanità mentale se ne è sempre dubitato (gossip e pettegolezzi lo volevano collegato ad uno scandalo riguardante un bordello per omosessuali).

In generale, la concentrazione degli omicidi durante i fine settimana e il fatto che le zone colpite fossero a pochi isolati di distanza, hanno fatto concludere che Jack lo Squartatore avesse un impiego regolare nel quartiere. Esistono tutt’oggi un centinaio di sospetti; alcuni ritenuti fortemente colpevoli sono stati riportati in un memorandum redatto nel 1894 da Sir Meville Macnaghten una delle più importanti menti investigative del periodo. Di seguito ne elenchiamo alcuni:

– Montague John Druitt, giovane avvocato di buona famiglia, figlio di un influente medico inglese da cui poteva aver appreso le conoscenze di anatomia. Fu ritrovato morto nel Tamigi la sera del 31 Dicembre 1888, forse suicida e la concomitanza tra il suo ritrovamento e la fine dei delitti, ha fatto pesantemente propendere le autorità a ritenerlo coinvolto nel caso;
– Michael Ostrog, un truffatore russo sospettato principalmente per essere stato rilasciato da un manicomio a pochi mesi dall’inizio dei delitti. Indagini successive verificarono che lo stesso al momento dei delitti si trovava in prigionia in Francia;
– John Pizer, il famoso “Grembiule di Cuoio”. Proprietario di una bottega per la lavorazione del cuoio, (da cui il nomignolo attribuito dai giornali) fu arrestato e tenuto in isolamento per un giorno. Fu comunque scagionato in quanto le accuse a suo carico si dimostrarono infondate;
– Seweryn Kłosowski, una specie di barbablù dell’epoca, apprendista chirurgo, dotato di una certa dose di nozioni mediche, incriminato in seguito per l’omicido di diverse mogli avvelenate con l’antimonio. Klosowski, processato e impiccato poi nel 1903 per i suoi crimini, era di indole violenta; soleva picchiare selvaggamente le proprie mogli e per tale motivo fu ritenuto tra i principali sospettati. Non ci sono mai state prove per dimostrare una sua eventuale colpevolezza e il fatto che agisse solitamente uccidendo tramite veleno, trovò detrattori nel riconoscerlo colpevole;

Per i suoi comportamenti psicotici e per il fatto che avesse una bottega a Whitechapel, con numerosi rasoi e coltelli simili a quelli usati dal killer, ci fu un ebreo immigrato nel Regno Unito, un certo Aaron Kosminski.  Kosminski era affetto da turbe mentali, probabilmente una forma di schizofrenia e Macnaghten scrive che il soggetto provava un profondo odio nei confronti delle donne oltre a forti tendenze omicide. Rinchiuso successivamente in manicomio, valutazioni psichiatriche lo descrivono come un uomo senza continue tendenze aggressive ma genericamente “incoerente e a tratti eccitato e violento”. Molti profiler moderni ritengono la figura di Kosminski altamente probabile. Il 7 Settembre 2014, esami effettuati da Jari Louhelainen, professore all’università di Liverpool ed esperto di biologia molecolare, su campioni di DNA rimasti sullo scialle di una delle vittime, comparati con il DNA dei sospettati e con il DNA di alcuni discendenti hanno portato a ritenere Kosminski come il vero colpevole degli assassini. Molti esperti hanno rigettato questo test, affermando che non ci siano prove che lo scialle appartenesse a una delle vittime.

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a sinistra, una foto d’epoca del quartiere londinese di Whitechapel, teatro di tutti i delitti di Jack lo Squartatore; a destra, la mappa di tutti i ritrovamenti.
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Due dei maggiori sospettati dell’epoca. A sinistra, Seweryn Kłosowski, barbablù dell’epoca colpevole di almeno 3 omicidi per avvelenamento e giustiziato nel 1903; a destra un’immagine di Aaron Kosminski, ebreo, affetto da turbe mentali, aggressivo e violento a causa di una eccessiva ipersessualità. Kosminski è ad oggi ritenuto da prove di DNA, il sospettato numero uno.

Profilo Criminale

Concludiamo citando quello che è stato il profilo criminale redatto da Scotland Yard. Thomas Bond, medico forense presente alle autopsie delle vittime, fu incaricato di redigere un profilo dell’uomo. Bond lo descrisse come insano di mente, afflitto da turbe e disturbi mentali. Intepretando lo schema comportamentale dell’omicida, Bond lesse la mente del criminale come quella di un uomo afflitto da problemi di natura sessuale, vittima di un’eccessiva ipersessualità, si infliggeva ripetute forme di autoerotismo, dalla natura violenta ma controllata, tanto da riuscire ad essere sereno in pubblico e insospettabile. Nei momenti di impulso tirava fuori una collera repressa che si tramutava in accanimento contro le vittime. Il profilo di un uomo misogeno, con un odio profondo verso le donne e dalla indole superba. Dall’aspetto imperturbabile, la sua descrizione fisica è associata ad un maschio, fisicamente prestante, apparentemente innocuo, di mezza età e appartenente al ceto medio. Indossava bei vestiti per non destare nell’occhio, forse un mantello per nascondere armi da taglio. La frustazione e la rabbia repressa, dovuti ad episodi del suo passato, ne copletano il profilo.

Un sito interessante da cui la stessa LeggendeUrbane ha estrapolato materiale di documentazione e foto, che si occupa principalmente di tutti gli aspetti legati alla figura di Jack lo Squartatore è https://www.casebook.org/index.html.

Charles Manson

Il 19 Novembre scorso, è morto Charles Manson.
Aveva 83 anni.  Era ricoverato da tempo in un ospedale della California.  E’ morto a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Chi era Charles Manson ?
Probabilmente la stragrande maggioranza delle persone lo conosce.  Per quei pochi che non lo hanno mai sentito nominare, Charles Manson è stato un serial killer.
Tra i più feroci, molti lo ritengono uno dei peggiori criminali nella storia degli Stati Uniti.

Vissuto negli anni ’60 in pieno periodo Hippy,  uomo dotato di incredibile carisma, gli viene riconosciuta un’abilità innata nel gestire e manipolare a suo piacere le persone.
Possedeva uno spirito di persuasione tale, da essere in grado di indurre una persona a fare quello che chiedeva.  Dei molteplici delitti di cui è accusato, Manson non è mai stato l’assassino principale. Charles Manson è accusato di essere il Mandante. Le stragi sono state compiute da giovani e adolescenti dalla mente instabile, da lui indotti a commettere brutali omicidi.

E’ diventato tristemente famoso per quella ricordata come “la Strage di Cielo Drive”. I suoi seguaci fecero irruzione nella villa del regista Roman Polanski, compiendo una carneficina. Uccisero senza pietà sei persone, tra queste la giovane moglie di Polanski, Sharon Tate, incinta all’ottavo mese e mezzo.  Fu inoltre il mandante dell’omicidio dell’imprenditore e dirigente d’azienda Leno LaBianca e di sua moglie.

Tra i criminali più sanguinari dell’America anni ’60; le stragi da lui dirette ed orchestrate sconvolsero l’opinione pubblica e le coscienze di tutti gli americani, tanto da essere tuttora di attualità.

LA VITA DI CHARLES MANSON

Charles Manson nacque a Cincinnati, Ohio, nel 1934, da Kathleen Maddox, una donna dalla vita sgregolata, all’insegna della delinquenza.   Non è stato mai chiarito con certezza chi fosse il padre.
Coinvolto nella vita senza freni della madre, nel 1947 venne affidato ai servizi sociali.  Fin da piccolo si dimostrò incline alla violenza.  Si rese protagonista di piccoli furti ed era totalmente insofferente alle regole.

Di indole violenta e aggressiva, fu spedito in riformatorio all’età di 16 anni per reati che andavano dal furto alla truffa.  Non percorse mai la retta via.  Anzi, la sua condizione andò via via peggiorando;  si rese infatti protagonista di atti di violenza e abuso su altri ragazzi detenuti.
Con la maggiore età, le sue azioni criminali non cessarono e si trovò ben presto agli arresti e mandato questa volta in carcere.
Manson dimostrò da subito un avida passione per l’esoterismo, la magia nera, l’occulto. Soprattutto impressionò per una incredibile capacità di persuasione fuori dal comune. Spesso riusciva ad incantare psicologi e psicoterapeuti che tentavano una diagnosi sulla sua persona, al punto da riuscire in un’occasione ad ottenere la libertà vigilata.
Occasione che puntualmente non sfruttò.

Si trovò definitivamente incriminato nel 1960 per furto d’auto, frode fiscale e sfruttamento della prostituzione.  Fu condannato a 10 anni da scontare nel penitenziario di McNeil Island, nello Stato di Washington.

MANSON, LA MAGIA NERA
LE SCIENZE OCCULTE

Furono i periodi di detenzione a dare a Charles Manson la possibilità di approfondire argomenti del quale era affascianto.  Dalle arti magiche alla negromanzia, studiò le scienze occulte.  Era affascinato dalla Massoneria e dall’ipnosi.
Unito al forte carisma, raffinò l’arte e la capacità di manipolazione.
Si appassionò inoltre alla musica.  Imparò a suonare discretamente la chitarra, sviluppando un desiderio ostinato verso l’affermazione e la fama.  Uscito di galera nel 1967, decise di intraprendere la carriera musicale.

Era affascinato dai Beatles.
Sembra ne fosse profondamente influenzato,  soprattutto sulle note della canzone “Helter Skelter”;  a suo dire era un messaggio che comunicava l’Apocalisse, la fine del mondo.

Si trasferi’ a San Francisco arrivando a vivere pienamente il perido della “Summer of Love”, il movimento Hippy affermatosi in quegli anni.
In California conobbe e raccolse intorno a sè un nutrito gruppo di giovani e adolescenti, soprattutto donne, ammaliate dalla sua figura ipnotica, dal suo carisma, dalla sua carica emotica.  Erano le prime avvisaglie di quella che si sarebbe affermata come la sua potente carica persuasiva.

Affascinate dalla sua figura e affascinati dalla sua chitarra, giovani adolescenti, la maggioranza cresciuta in un contesto di profondo disagio sociale, si trovò ben presto ammaliata da questo personaggio dal fare mefistofelico, che li accoglieva a se e li faceva sentire importanti.
Giovani come Susan Atkins,  Mary Brunner,  Lynette “Squeeze” Froom,  Sandra Good, Tex Watson, Bobby Beausoleil si unirono a quello che consideravano il loro guru e leader carismatico e insieme ad altri cominciarono a vagabondare per l’America.  Furono gettate le basi per quella che fu soprannominata “La Famiglia“.

In poco tempo Manson riusci’ a raccogliere intorno a se un folto gruppo di accoliti, che giravano l’America.  Erano dediti a rapine, sesso di gruppo e all’uso di droghe e sostanze stupefacenti.
Cominiciarono in lui anche le prime farneticazioni.
Riteneva di essere la reincarnazione di Cristo; dentro di se a suo dire regnava anche la figura di Satana.  Nella sua cerchia era ritenuto leader religioso indiscusso.

Cominciò inoltre a nutrire un profondo odio per i neri americani. Si convinse e diffuse i propri ideali di razza bianca dichiarando che presto ci sarebbero state delle guerre tra neri e bianchi dove questi ultimi ne sarebbero usciti vincitori e “La Famiglia” sarebbe diventata la principale figura di comando per il mondo intero.
Maturò in lui anche un certo odio per le classi aristocratiche, che non volevano riconoscere l’importanza della sua figura predominante.

Carriera Musicale

Un pò guru un pò menestrello, tentò nel frattempo di fare il musicista.   In quel periodo, a cavallo del 1968,  pieno periodo “Figli dei Fiori”, Manson si propose per una carriera discografica.
Fece alcuni provini, coadiuvato e sostenuto in termini economici dal batterista dei Beach Boys, Dennis Wilson, una delle personalità più celebri, folgorato dalla figura di Manson.
Ma i suoi tentativi si sfondare nella musica non andarono in porto e i rifiuti subiti peggiorarono soltanto la sua mente già labile.
La villa di Cielo Drive, un tempo appartenuta al produttore musicale Terry Melcher sarebbe in seguito stata assunta da Manson, come il simbolo di un sistema degradato.
Alla fine usci’ fuori prepotentemente in lui, soltanto la sua follia.

LE STRAGI DI BEL AIR E DI CIELO DRIVE

Il primo a cadere sotto i colpi della “Famiglia” fu un insegnante di musica, Gary Hinman, in precedenza soggiogato da Manson, aggregato inizialmente alla sua accolita finendo poi per rifutarlo.  Venne accoltellato, sulle pareti della sua casa fu tracciata la scritta “Political Piggy” (“Porco politico”).
Pochi giorni dopo dette il via a quella che fu la strage più drammatica.
I suoi accoliti, ben addestrati, penetrarono nella villa di Cielo Drive, ora di proprietà del regista Roman Polanski (in quel momento in Europa per motivi di lavoro) assassinando tutti i presenti. Senza Pietà.
Sei persone tra cui la giovane moglie di Polanski, Sharon Tate in cinta di 8 mesi.
Il giorno dopo fu compiuta un’altra irruzione nella villa del imprenditore Leno LaBianca, accoltellando a morte prima lui poi la moglie.
A questo omicidio sembra partecipò anche Manson stesso.
La catena di omicidi non si placò.  Di li’ a poco venne ucciso anche un membro della “Famiglia”, tal Donald Shea colpevole di aver sposato una donna nera. Il corpo fu brutalmente fatto e pezzi e gettato in un canale

Come detto, per la cronaca Manson, non uccise nessuno.
Lui fu il mandante, nonchè il “direttore di orchestra”.
Finalmente di li’ a poco il procuratore generale Vincent Buglioni, grazie soprattutto alla testimonianza di alcuni seguaci pentiti, riusci’ ad incastrare Manson.  Fini’ per catturarlo e lo dichiarò in arresto.   Fu processato e condannato alla pena di morte (poi tramutata in ergastolo) con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Cielo Drive e di Leno LaBianca.

Da allora Manson è sempre rimasto in galera. Chiedendo più volte sconti della pena, comunque mai concessi.

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Manson, durante la fase di arresto.
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A sinistra, in una foto d’epoca, l’arresto di Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Leslie Van Houten – A Destra, Tex Watson, ancora la Krenwinkel e Bobby Beausoleil – Tutti presero parte in pieno, alle stragi di Bel Air e Cielo Drive

LEGGENDE METROPOLITANE
SU CHARLES MANSON

Naturalmente la figura di Manson ha dato vita a diverse leggende. Per quanto è dato sapere, il più delle volte fasulle.

Qualcuno sostiene che Manson fosse la reincarnazione del demonio (si faceva chiamare “Mr. Satana”); in realtà Manson stesso diffondeva tali voci. Più volte si spacciò per la reincarnazione di Cristo redentore. In realtà, a conti fatti, Charles Manson riusci’ a fondare una vera e propria setta.

Una leggenda che circola insistentemente, è quella che vede possibili Snuff Movie realizzati durante gli omicidi di Cielo Drive.
Gli “Snuff Movie” sono filmati, riprese video, registrazioni di un omicidio. In un film “Snuff”, un assassino riprende se stesso mentre tortura e infine finisce la sua vittima. Sembra addirittura esistono estimatori, fanatici e pervertiti disposti a pagare ingenti somme di denaro per vederli. A detta di alcune autorità sembra stiamo parlando di un “mercato fiorente”. Girava voce fossero in “commercio” Snuff Movie che mostravano le stragi di Manson.

In realtà sembra non sia cosi’.
Quello che è accaduto, è che la vicenda stessa di Manson, della sua “Famiglia” e dei fatti di Cielo Drive, abbia ispirato un film che ne riporta per intero le “gesta”.
Nel 1971 i coniugi Michael e Roberta Findlay, sulla scia dei film di “exploitation” particolarmente in voga in quel periodo, girarono un film di questo tipo.   Il film in questione è “The Slaughter”.
Per “exploitation” si intende un genere cinematografico, più che altro volto a portare sul grande schermo, immagini crude, horror e sesso estremo spesso al limite del pornografico, molto in voga anche in Italia in quel periodo.

Girato in Argentina, dai costi molto contenuti, evidente è l’ispirazione a Manson e ai suoi delitti. In “The Slaughter” il protagonista è un giovane che si fa chiamare “Satan”, a capo di una setta che conduce sempre ai limiti della violenza e delle orgie estreme. In un efferato omicidio, una delle vittime è incinta, proprio come Sharon Tate.
Da questa macabra opera cinematografica, nasce probabilmente la leggenda degli “Snuff Movie”. Agli inizi degli anni ’70 inoltre, soventi erano le voci secondo le quali, strani film venivano fatti entrare negli Stati Uniti dagli stati del Sud e del Centro America.

In realtà sembra fu tutto architettato dal produttore del film in questione, Allan Shackleton, che si occupò in seguito di rivenderlo sul mercato statunitense. Approfittando dell’opinione pubblica del periodo, Shackleton, produttore specializzato in questo genere di materiale, cambiò il titolo da “The Slaughter” in “Snuff”, diffondendo la voce che sul set, la scena finale, era la trucidazione della giovane protagonista. Nel 1975 il film fu promosso e pubblicizzato dallo stesso Shackleton e infine distribuito nelle sale cinematografiche, insinuando nel pubblico il dubbio “assisterete sul serio ad un vero omicidio” ?

Il gioco si rivelò vincente; una buona fetta di pubblico fu in effetti attirata, tanto che il film “Snuff” ebbe un discreto successo, costringendo la polizia ad accertarsi che l’attrice protagonista fosse davvero viva e vegeta.
In pratica, un’efficace trovata pubblicitaria.

Manson e la sua folle setta questa volta non c’entravano nulla, ma la voce si diffuse ugualmente. Naturalmente, fra lo scandalo generale, non furono in pochi a ritenere la voce plausibile.   Qualcuno credeva che i criminali avessero davvero filmato alcuni delitti e sepolto le pellicole.
Non sono mai emerse prove a sostegno di questa tesi.

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A sinistra la locandina di “The Slaughter” il film argentino dei coniugi Michael e Roberta Findlay – A destra la locandina della versione distribuita negli Stati Uniti con il titolo “Snuff”, che ha contribuito alla leggenda degli Snuff Movie.