Il Ferro di Cavallo

Un Ferro di Cavallo è un oggetto in ferro battuto o in laminato, dalla forma a “U” curva. Viene inchiodato sotto lo zoccolo di un cavallo e permette all’animale di camminare senza problemi su ogni tipo di terreno. Ne fanno uso pure altre razze equine come asini o muli.  Applicato da un maniscalco mediante un processo di ferratura, si presume sia stato inventato nel medioevo per permettere ai cavalli di limitare con il loro passo, il naturale consumo dello zoccolo. Altre fonti ne riportano l’uso al tempo dei Romani, ma sembra in realtà fosse ben conosciuto anche nell’antico Egitto.

Nella Credenza Popolare, il Ferro di Cavallo è riconosciuto, come uno dei principali e più potenti talismani.

Tradizionalmente, chi era in cerca di fortuna, appendeva il ferro di cavallo alla propria porta d’ingresso.  Era necessario trovarlo per caso e nessuna garanzia è data verso chi lo ruba. Bisognava fissarlo rivolgendo le due estremità verso l’alto, anche se su questo punto esistono voci contrastanti. Molti sostengono che le due estremità debbano essere rivolte verso il basso, pena altrimenti la sfortuna.

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Ferro di Cavallo

Origine del Mito

Molti Miti e Leggende, vedono nel Ferro di Cavallo, un oggetto catalizzatore della buona sorte. Fonti storiche riportano informazioni sul fatto che gli Egizi siano stati il primo popolo a conferirgli un’aurea magica, questo a causa della forma a “U”, in parte simile ad alcune raffigurazioni della dea Iside.  Altre testimonianze, attribuiscono la paternità agli antichi Arabi, principalmente dovuta alla somiglianza con la mezzaluna islamica. La convinzione più radicata comunque, è da ricondurre ai rapporti che potevano nascere in passato tra cavalieri e contadini.

Sovente capitava che qualche cavaliere, in groppa al suo destriero, perdesse un ferro di cavallo, all’epoca oggetto molto comune quanto prezioso. Raccolto dai contadini, permetteva la restituzione in cambio di qualche moneta, oppure la possibilità di rivenderlo, con la garanzia di un facile guadagno.  Ciò ha alimentato la credenza che, trovare un ferro di cavallo porti fortuna. Chi lo trova, può trarre ottimi auspici.  Porta fortuna anche se ricevuto in regalo, provvisto di chiodi, meglio se dispari.

Il Ferro di Cavallo come propiziatore di energia positiva trae origine anche da credenze religiose. Nel Cristianesimo è stato visto come oggetto in grado di scacciare le forze maligne. Il perchè di tale superstizione va ricercato probabilmente nell’antica Leggenda del santo inglese Dustano.  La figura di Saint Dunstan, un fabbro che nel 959 d.C. diventò arcivescovo di Canterbury, che riusci’ con l’inganno ad impedire al diavolo di compiere gesti malvagi, inchiodandogli un ferro di cavallo allo zoccolo. Il diavolo fu liberato solo dopo la promessa di non tornare mai più in quei luoghi. Il ferro di cavallo sulla porta era da ammonimento.

Diverse leggende vedono nel culto del Ferro di Cavallo, un’immagine da riportare alla natura della Donna.  Nella sua forma tonda e accogliente infatti, veniva visto il ventre di una femmina. Questo poteva trarre in inganno il maligno.  In alcune credenze quindi il ferro di cavallo era simbolo di tentazioni sessuali.

Anche in Araldica, il ferro di cavallo è un simbolo tipico di molti stemmi.  Nell’araldica civile della Bielorussia ad esempio, l’immagine ritorna in almeno 4 stemmi.

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a Sinistra, una delle raffigurazioni della dea Iside; a Destra, la Mezzaluna Islamica – due delle possibili fonti da cui è stata attinta l’aurea magica del Ferro di Cavallo
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due tipici esempi di stemmi dell’araldica civica della Bielorussia. Il ferro di cavallo può simboleggiare fortuna, ma anche la volontà di seguire le gloriose imprese dei propri avi.

Il Ferro di Cavallo nella cultura popolare

Il Ferro di Cavallo è effettivamente riconosciuto come talismano (alla pari del corno, del quadrifoglio, di altri piccoli oggetti che saranno in futuro argomento di questo Blog di Leggende Urbane) tanto da essere ben impresso su alcuni tagliandi del Gratta e Vinci, il famoso gioco d’azzardo di lotteria istantanea.

“LeggendeUrbane” naturalmente è andata ad indagare, ma non ha trovato riscontro con casi reali. Ha raccolto solo voci del popolo. Non ci sono prove; quella del ferro di cavallo è al momento ancora solo una superstizione.  Aneddoti che raccontano di una mamma, che aveva appeso un ferro di cavallo alla parete di casa, con le punte rivolte verso il basso. A quanto racconta, in quel periodo le cose non andavano molto bene alla sua famiglia. Un giorno il ferro si allentò e cadde per terra. Casualmente passò il figlio che lo raccolse, prese un martello e senza pensarci troppo attaccò di nuovo il ferro al muro, stavolta con le punte verso l’alto. Sembra che per la famiglia della donna, le cose cominciarono a prendere un’altra piega; le ristrettezze economiche cessarono grazie ad un buon lavoro trovato di li’ a poco.

Altro caso raccolto da un forum (un forum di appassionati di equitazione) è quello di una giovane che una ventina di anni fa, trovò in una piccola strada di accesso ad una casa, un ferro di cavallo, vicino al cancelletto. Lo raccolse e lo portò con se.  A casa raccontò del ritrovamento al nonno che intui’,  secondo le tradizioni popolari di cui era a conoscenza, qualche strano segno del destino.  Pochi mesi dopo la donna si fidanzò con un giovanotto del paese. Il ragazzo era il figlio dei proprietari della casa dove all’ingresso aveva trovato il ferro di cavallo.  I due sono felicemente sposati da vent’anni.

 

Psicometria

Con il termine Psicometria si fa riferimento a due ambiti di ricerca. Uno legato allo studio della misura.  L’altro identifica un concetto strettamente legato al Paranormale. “LeggendeUrbane” naturalmente è interessata a questo secondo aspetto.

Nella Parapsicologia, la “Psicometria” identifica lo studio di una categoria di fenomeni che descrivono l’abilità di un individuo, di percepire un flusso di energia emanato da un oggetto, senza ricorrere ai cinque sensi.  Il fine è quello di ricostruire fatti concreti avvenuti intorno a quell’oggetto. Nella pratica, è una forma di chiaroveggenza. Tenta di estrapolare informazioni da un manufatto (una foto, un anello, ecc…) per ricavare informazioni sulla persona che lo possedeva. Tecnicamente, mediante una percezione extrasensoriale.

Percepire un flusso di energia al fine di ricostruire eventi avvenuti nel passato. Eventi piacevoli (nascite, matrimoni, giubilo), o tragici (traumi, lutti, delitti).  In questo caso, vuol dire che l’oggetto emana un flusso di energia negativa.
Un individuo dotato di tale privilegio è un sensitivo.

Paranormale e Parapsicologia: basi teoriche

Il termine Paranormale identifica un evento che si manifesta in modo anomalo, che la scienza non riesce a spiegare. In sintesi, si parla di Fenomeno Paranormale quando ciò che avviene, non è spiegabile dalle leggi della Fisica. La comunità scientifica, ad oggi, non riconosce l’esistenza del paranormale. Questo perchè, non è mai stata provata l’effettiva esistenza.
La Parapsicologia è una disciplina che tenta di spiegare con metodi scientifici, un insieme di fenomeni che abbracciano il Paranormale.  Casi di studio sono i poteri della mente, sopravvivenza alla morte, capacità dell’uomo di interagire e influire sul tempo e la materia.  Senza entrare nel dettaglio, la Parapsicologia studia fenomeni quali:

    • Telecinesi (capacità di un individuo di comunicare con la mente);
    • Psicocinesi (influenza e manipolazione del tempo e della materia);
    • Reincarnazione (l’anima che rinasce in un nuovo corpo);
    • Chiaroveggenza (acquisire informazioni senza l’uso dei cinque sensi);
    • ESP (Extra-sensory perception – Percezione Esxtrasensoriale).

La Psicometria è una tipica forma di Chiaroveggenza, volendo estrapolare informazioni da oggetti inanimati (“LeggendeUrbane” in seguito darà ampio spazio a tutto ciò che coinvolge la Parapsicologia e il Paranormale).

Storia della Psicometria

La Psicometria, come disciplina, nasce intorno al 1842. Le basi vennero gettate dall’americano Joseph Rodes Buchanan , clinico, docente universitario e studioso di paranormale. Buchanan formulò una prima teoria, secondo la quale gli oggetti, possono assorbire un flusso di energia da ogni essere vivente. Successivamente sono in grado di rilasciare l’energia mediante “vibrazioni”; se una persona possiede la facoltà di captare queste  vibrazioni, ha la possibilità di ricostruire eventi legati a quell’oggetto.

Nella pratica, Buchanan trovò curiose, le sensazioni provate da un prelato, un certo Padre Leonidas Polk.  Polk affermava di provare in bocca, un gusto pessimo, quando si avvicinava a certi materiali. Toccando con mano certi oggetti, recepiva su di se delle strane sensazioni; principalmente quella di aver ingerito una bevanda dal sapore amaro. Buchanan trovò suggestiva la figura di Polk e la studiò più a fondo (sembra fosse in grado di riconoscere facilmente alcuni materiali anche al buio, ad esempio l’ottone).

Coinvolgendo i suoi studenti di medicina, dette vita ad una serie di esperimenti.  Offri’ loro certi medicinali nascosti nella carta, chiedendo che impressioni provassero di getto. Con grande sorpresa, Buchanan notò che qualcuno avvertiva fastidi proprio nelle parti del corpo che i medicinali curavano.  Approfondi’ le sue ricerche, cercando di studiare le reazioni degli studenti, consegnandogli in mano alcune lettere chiuse. Uno di loro, un certo Charles Inman, sembra possedesse percezioni extrasensoriali molto sviluppate. Pare fosse in grado di descrivere minuziosamente i caratteri di chi aveva scritto quelle lettere.  Questo portò Buchanan a supporre una serie di teorie che raccolse in un trattato del 1885, “Manuale di Psicometria, l’alba di una nuova civiltà” (di cui si può prenderne visione sul sito dell’Internet Archive, una biblioteca digitale no-profit all’indirizzo https://archive.org/details/manualofpsychome00buch).

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a sinistra una foto di Joseph Rodes Buchanan, precursore della Psicometria – al centro, la prima versione del famoso trattato “Manuale di Psicometria – l’alba di una nuova civiltà” – a destra, un’immagine di Padre Leonidas Polk, colui riconosciuto come il primo esempio di uomo dotato di poteri psicometrici.

Sulla base di tali ricerche, il geologo William Denton prosegui’ il lavoro di Buchanan . Egli affermava di avere nella moglie e nella sorella, soggetti di enorme rilievo per quel che concerne il fenomeno della psicometria. Esse erano in grado di descrivere in dettaglio, la provenienza e le condizioni geologiche di alcune aree geografiche toccando alcuni frammenti di roccia.

Incuriosito dal lavoro di Denton, all’inizio del ‘900, Gustav Pagenstecher, un medico tedesco di Lipsia, dette vita ad una serie di esperimenti di Psicometria, con la collaborazione di una sensitiva di nome Maria Reyes.
La donna riusciva a descrivere situazioni e realtà diverse, toccando semplicemente degli oggetti. Prendendo in mano un coltello, descrisse senza conoscerne la provenienza, l’uso che ne era stato fatto. Un uso delittuoso; sacrifici umani secondo un antico rituale messicano.

Gli studi sono poi proseguiti fino al decennio ’70-’80. Proseguono in parte tuttora, ma ancora nessuno riesce a dare delle basi concrete alla teoria. Nessuno inoltre è riuscito a darne una spiegazione scientifica o ricrearla in laboratorio.  Allo stato attuale quindi la Psicometria è ancora argomento di studio della Parapsicologia.
Una pseudoscienza.

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a sinistra il geologo William Denton – a destra Gustav Pagenstecher.
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a destra, una foto di Maria Reyes, ad oggi considerata una delle più grandi medium messicane – a sinistra il coltello di ossidiana su cui dette prova delle sue facoltà psicometriche.

Domande

“LeggendeUrbane” pone la domanda.

Esiste la Psicometria ?

La scienza ha compiuto molti studi, che non hanno portato a niente. Siamo a conoscenza di alcuni casi eclatanti, ma sporadici e non sempre credibili.  Inoltre, se un sensitivo esiste non è dato sapere cosa prova.  Famosi sensitivi intervistati sull’argomento hanno dichiarato che quando percepiscono sensazioni positive, provano benessere. Quando avvertono energia negativa, provano inquietudine.

Solo il sensistivo ha questo privilegio ?

Sembra esistono persone in grado più di altri di attivare canali extrasensoriali, ma lo fanno senza sapere come. Secondo il famoso sensitivo Gustavo Rol ogni persona possiede tali facoltà, pochissimi sono in grado di usarle, nessuno sa come attivarle.

La Tomba S64

“LeggendeUrbane” si occupa di una delle scoperte archeologiche più singolari, avvenute in Italia negli ultimi anni.  Gli scavi si trovano nei pressi dello splendido golfo di Baratti, una zona di mare in provincia di Livorno, vicino alla frazione di Populonia.  Qui intorno al VI° secolo d.C. è stato vescovo della diocesi, Cerbone di Populonia, personalità importante, diventato in seguito martire e santificato dalla chiesa cattolica.

San Cerbone, odiato dagli antichi popoli barbari dei Goti e dei Longobardi, fu costretto a scappare, trovando rifugiò sull’isola d’Elba. In punto di morte chiese di essere seppellito sul golfo, dove aveva negli anni esercitato la sua carica.  Nel punto dove venne seppellito è stata successivamente eretta una piccola cappella (Cappella di San Cerbone), tuttora presente.

Nel 2008, la sopraintendenza di Livorno in collaborazione con le facoltà di Archeologia e Antropologia dell’Università dell’Aquila, intraprese una campagna di scavi nei terreni vicino la cappella, alla ricerca della tomba e delle spoglie del santo.
Qui l’equipe di archeologi s’imbattè in una sorpresa.

Scavando in un punto del terreno vicino alla chiesa, si sono imbattuti casualmente in un cimitero di epoca mediovale. Nel cimitero erano presenti molte sepolture; una di queste sepolture appariva anomala. All’interno della tomba contrassegnata con il codice “S64” gli archeologi rinvennero il corpo di una donna con 5 chiodi all’interno della bocca, di cui tre ricurvi, posti intenzionalmente post-mortem.  L’insolito ritrovamento sollevò l’interesse degli studiosi.

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particolare della bocca del corpo della donna ritrovato nella Tomba S64.
Si vede in modo evidente uno dei chiodi ricurvi inseriti nel cavo orale.

Analisi del ritrovamento

Da un’analisi successiva fu stabilito che:

  • il corpo era di una Donna. Alta più o meno 160 cm, di età compresa tra i 45 e i 55 anni (alcuni organi di informazione riportano un’età compresa tra i 20 e i 30);
  • lo scheletro risale al tardo medioevo, intorno al 1300;
  • i chiodi in bocca sono stati inseriti intenzionalmente.  Non sono stati conficcati. Non è stato fatto quindi, uso della forza.  Due interni al cavo orale, tre in bocca ricurvi.

Sulla donna erano inoltre presenti altri chiodi; una decina sparsi nel resto del corpo. Questa volta conficcati con la forza, probabilmente facendo uso di un martello.  In dettaglio:

  • un chiodo conficcato tra la clavicola e la scapola destra; sembra inserito post-mortem con l’intento di recidere la vena giugulare;
  • un chiodo tra la quarta e la quinta costola, più o meno in corrispondenza del cuore. Dal solo scheletro, non è possibile sapere se il cuore è stato toccato;
  • due chiodi posti tra i femori;
  • un chiodo esterno alla gamba sinistra;
  • quattro chiodi conficcati nei piedi.

Secondo lo schema successivo (vedi figura sotto)

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sulla destra la mappa della disposizione dei chiodi

Non è possibile sapere se i chiodi sono stati conficcati prima o dopo la morte della donna. Quindi non si riesce a stabilire se sono stati la causa del decesso.   Il perchè di quei chiodi è apparso comunque subito lampante. Si voleva tenere il corpo della donna inchiodato al terreno. Chi ha sepolto quella donna aveva la paura che potesse tornare in vita.

Teorie

Il team di archeologi elaborò varie teorie.
La donna non era stata seppellita all’interno di una bara. La fossa era nella norma per quelle che erano le sepolture dell’epoca; piuttosto fonda e stretta. Il corpo poggiato in modo classico, di schiena, con il viso rivolto al cielo. Lo scheletro è arrivato a noi ben conservato. Mancante solo di qualche frammento del cranio, ritrovato comunque successivamente con scavi più profondi. La testa poggiava su una specie di avvallamento. Presumibilmente fatto di proposito. In netto contrasto con il resto della sepoltura.

Quasi certamente la donna era una figura importante, conosciuta. Sicuramente era temuta. Il rito a cui è stata sottoposta infatti aveva l’intento di bloccare il corpo al terreno. I chiodi in gola, ad impedire alla bocca di pronunciare frasi o formule magiche.

Probabilmente questa donna era ritenuta una strega.
La “Strega di Baratti“, come il soprannome che i giornali gli hanno attribuito dal suo ritrovamento (“Il Tirreno”, articolo del 22 Settembre 2011 a firma Cecilia Cecchi, http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2011/09/22/news/tomba-di-una-strega-torna-alla-luce-vicino-a-san-cerbone-1.2700619).

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La Tomba S64 della “Strega di Baratti” vista dall’alto.
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immagini dell’area di scavi nei pressi della cappella di San Cerbone. Si intravedono le rive del Golfo di Baratti

Secondo la studiosa Maria Giovanna Belcastro, nel suo “Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall’epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna” (edito e stampato a Castelfranco Emilia, 19 dicembre 2009),  resoconto su quelli che sono stati gli usi funerari del passato in Italia, la sepoltura della presunta “Strega di Baratti” rientra a pieno titolo nelle sepolture anomale.
Come ha dichiarato la Belcastro, essa è

frutto di azioni volontarie, compiute sul cadavere o sulla tomba prima o dopo la sepoltura, che si differenziano drasticamente dalle pratiche funerarie adottate normalmente e possono spaziare dall’inserimento di oggetti inusuali nel corredo a pratiche di immobilizzazione e costrizione del cadavere nella tomba, fino a lesioni fisiche del defunto

Domande e Spiegazioni

– Chi era quella donna ?
– Era davvero una strega ?
“LeggendeUrbane” ha fatto una ricerca. Di seguito i risultati.

Secondo l’archeologo Alfonso Forgione, le ricerche effettuate dal team hanno permesso di capire che la donna era in buona salute. Probabilmente era di famiglia ricca. Dalle ossa, consumate in più punti, è possibile ricavare informazioni sull’attività lavorativa. La persona in questione era un’artigiana, forse una filatrice.  Viene confermato quanto scritto dalla Belcastro: la sepoltura è anomala.
Intervistato, l’archeologo risponde nel seguente modo:  “Una sepoltura decisamente anomala. Possiamo ipotizzare – continua Forgione – un rito non beneagurante.  Ecco, nel suo caso si può parlare di revenant [“colui che ritorna”, “fantasma” in francese] (“LeggendeUrbane” in futuro dedicherà ampio spazio ai Revenant e al fenomeno del Revenantismo).   Pur senza certezze – sottolinea – possiamo affermare che si trattò di un rito, una sorta di esorcismo, una maledizione, un tentativo nato dalla volontà di impedire alla donna di pronunciare sortilegi e di tornare in vita“.

Studi antropologici confermano che in tempi remoti, i morti che ritornano, sono un tema presente spesso nel mito e nella cultura di popoli antichi. Sono state rinvenute parecchie traccie di rituali per impedire al defunto di tornare in vita.
Come scrive la Belcastro nel suo libro, sepolture che riportano corpi legati o decapitati, pietre poste ad appesantire, paletti in legno (anche la letteratura con i suoi vampiri più famosi, parla di famosi paletti in frassino), pietre in bocca e amuleti, erano molto comuni.
In alcuni testi, Sant’Agostino (354-430 d.c) conferma e descrive la presenza di queste pratiche, condannando come superstizione l’idea che il morto possa riapparire con il suo corpo.  Anche Georges Duby nel suo “Il potere delle donne nel Medioevo” (datato 2001, edito da Laterza e tradotto da Vito Marogna) descrive come in alcune zone della Gallia nel X° sec. fosse consuetudine inchiodare al suolo con paletti,  i corpi delle donne morte di parto, dei bambini nati morti o non battezzati, “perché non procurassero grave pericolo”.

Va comunque sottolineato un aspetto.
La Belcastro e Forgione, intervistati sull’argomento, convergono alle stesse opinioni, ma se questa donna incuteva paura al punto da essere tacciata di stregoneria, perchè la sepoltura è avvenuta su terreno consacrato ?  Essere accusati di stregoneria, significava essere in rapporti con il maligno.

Teorie alternative

Una seconda teoria, nega del tutto l’ipotesi di una Strega.
Riti e pratiche magiche, in generale stregoni e streghe varie, sono figure che risalgono fin dall’antichità. Traccie dei primi processi per stregoneria, sono intorno alla prima metà del Trecento. Ma la storiografia, dice chiaramente che le persecuzioni verso persone ritenute streghe (in generale verso persone ritenute in rapporti stretti con il demonio) hanno avuto inizio dopo che papa Innocenzo VIII° promulgò la bolla papale “Summis desiderantes affectibus” nel 1484 e dopo la successiva pubblicazione, tra il 1486 e 1487, da parte dell’inquisitore Heinrich Institor Kramer, del trattato “Malleus Maleficarum” (Il martello delle streghe).  Solo nei decenni successivi alla diffusione di questi due documenti,  l’esistenza delle streghe, i poteri e i loro rapporti con il diavolo, divennero una convinzione radicata (con differenze più o meno marcate a seconda dell’area geografica).

La presunta “Strega di Baratti”, risale intorno al 1300, molto antecedente quindi alle superstizioni.  Il fatto di essere stata sepolta in terreno consacrato inoltre lascia intendere che non si aveva a che fare con pratiche di stregoneria e la spiegazione dei chiodi è dovuta ad altri motivi.

Intervistati sull’argomento ecco due estratti. Il primo di Andrea Camilli, membro della Sovrintendenza Archeologica della Toscana. Il secondo della professoressa Paola Villani (del Politecnico di Milano, coautrice del saggio “Settemila anni di strade”).

Andrea Camilli

Accanto al suo scheletro c’era un altro scheletro di una donna con accanto un sacchetto con diciassette dadi da gioco.   A quel tempo il gioco dei dadi era vietato e proibitissimo per le donne.  Non è escluso che ci si trovi di fronte a una meretrice punita con disprezzo anche nel momento della sepoltura con il simbolo più basso della moralità, il gioco dei dadi, appunto

La professoressa Paola Villani (citando un antico testo sacro in latino) dichiara al Corriere della Sera

Chiodi in bocca in latino si dice “clavis oris” e sono citati in questa frase tratta da alcuni testi medievali  “Et sicut in sexto (remedio) clavis oris ponitur in arca cordis, in septimo vero ponitur in manu Dei. Sic in octavo ista ponitur in manu praelati”.
Che tradotto in italiano significa “e così per il sesto Comandamento (non commettere adulterio) porrai dei chiodi nella bocca affinché raggiungano lo scrigno del cuore, per il settimo comandamento (non rubare) porrai invece tutto nella mano di Dio.  Così per l’ottavo Comandamento (non dire falsa testimonianza) porrai tutto nelle mani di coloro che si sono manifestati

Quindi con ogni probabilità la donna è un’adultera. Seppelita accanto a una prostituta.
I chiodi pertanto, sono una sorta di espiazione.

Per concludere

Un’ultima teoria sull’argomento, “LeggendeUrbane” l’ha ricavata, iscrivendosi ad un gruppo Facebook denominato “Giù le mani da Baratti”.  Nata dal semplice passaparola, racconta di una maledizione legata alla Strega di Baratti.  Si mormora infatti che questa donna fosse vissuta nel tardo medioevo. Era temuta dalla popolazione perchè posseduta dal demonio e atroci sofferenze hanno colpito coloro che in passato hanno avuto a che fare con la sua morte (un uomo mentre tirava l’acqua da un pozzo vi cadde dentro morendo affogato, il prete fu trovato impiccato sotto il crocifisso, un’altro uomo mentre riposava all’ombra di un carro durante il caldo d’Agosto, si ruppe l’osso del collo a causa della rottura del carro stesso).
Non esistono fonti scritte, semplice passaparola, misto a superstizione.  Al momento comunque gli scavi sono stato coperti e la loro vista assolutamente vietata al pubblico.

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a sinistra una rappresentazione del Santo Cerbone – a destra la piccola chiesetta di San Cerbone. Sullo sfondo si vede lo splendido Golfo di Baratti

 

Il Mito di Medusa

Medusa è un personaggio della mitologia greca.
Probabilmente, tra i più affascinanti.

Con le sorelle Steno (la forte) e Euriale (colei che salta lontano),  era una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto,  l’unica a non essere immortale.
Delle numerose varianti del mito, alcune ritraggono le Gorgoni come esseri orrendi, dalla larga bocca e zanne di cinghiale (in Esiodo, nel suo “Teogonia” o nei testi del drammaturgo Eschilo). Nella variante di Ovidio, sono tre bellissime donne, tanto belle da far perdere la testa a Poseidone, dio del mare. Atena, invidiosa, trasformò Medusa nel mostro che tutti conosciamo; l’orrenda creatura dalla testa piena di serpenti e dal potere di pietrificare con lo sguardo.

Secondo il mito, fu uccisa dall’eroe greco Perseo, in missione per conto di Polidette, re di Serifo (l’attuale Serfanto, isola greca del Mar Egeo, nell’arcipelago delle Cicladi), che intendeva cosi’ liberarsi di lui per poterne concupire la bellissima madre Danae.
Atena naturalmente aiutò Perseo nell’impresa, indicandogli il nascondiglio delle Gorgoni. Perseo si avvicinò mentre erano nel sonno e guardandone il riflesso nel proprio scudo per non rimanere pietrificato, riusci’ a tagliarle la testa.

Dalla testa decapitata di Medusa nacque il cavallo alato Pegaso e dal suo sangue caduto nel mare, nacque il corallo.
Perseo portò la testa di Medusa con sé; non aveva perso il potere di pietrificare e la usò come arma contro i suoi nemici, tra cui lo stesso Polidette.

Per secoli il mito di Medusa è stato un’icona nella storia dell’arte. In tanti l’hanno rappresentata.
Caravaggio con il suo “Scudo con testa di Medusa”, conservato presso la Galleria degli Uffizi, a Benvenuto Cellini, che con la sua opera in bronzo, ne ha realizzato l’immagine più famosa e conosciuta; la statua di Perseo che mostra fiero la testa di Medusa, sotto la Loggia dei Lanzi di Firenze.
Poi ancora Lorenzo Bernini, Rubens (il meraviglioso dipinto “La Medusa”, conservato al Kunsthistorisches di Vienna) al neoclassicismo di Antonio Canova (“Perseo Trionfante”, statua in marmo del 1799-1801, attualmente esposta ai Musei Vaticani di Roma).

Caravaggio-Cellini
A sinistra Caravaggio “Scudo con testa di Medusa” – dipinto del 1597 attualmente conservato agli Uffizi di Firenze — A destra “Perseo con la testa di Medusa”, la famosa raffigurazione in bronzo di Benvenuto Cellini posta sotto la Loggia dei Lanzi a Firenze.
Rubens-Canova
A sinistra, “la Medusa” di Rubens, il meraviglioso dipinto ad olio del 1618, conservato nel Kunsthistorisches di Vienna. — A destra il “Perseo Trionfante” di Antonio Canova, attualmente esposto ai Musei Vaticani di Roma.

Medusa: Leggenda o Realtà

Quello che incuriosisce  “LeggendeUrbane”, sono alcune dicerie che vedono nella figura di Medusa, un personaggio realmente esistito nel tempo.
Nel Dylan Dog di Tiziano Sclavi, in un albo dell’Agosto del 2000, l’avvenente archeologa del soprannaturale Edy Edelgase, trova quella che sembra essere la testa mozzata di Medusa, reperto che avrebbe poi causato non pochi problemi.
“LeggendeUrbane” cerca di capire sulla base di quali affermazioni, nell’immaginario collettivo, si è fatta sempre più strada, l’idea dell’effettiva esistenza di una donna dall’aspetto mostruoso, dalla cui testa nasce un intreccio di serpenti, dallo sguardo in grado di ammaliare chiunque la guardi al punto da trasformarlo in pietra.

Per quanto è dato sapere, non esistono e non sono mai esistite spedizioni scientifiche, fondazioni pubbliche o private, che abbiano finanziato una qualche ricerca di questo tipo. Sono stati fatti alcuni tentativi da presunti indagatori dell’occulto, ma ad oggi non esiste prova; la figura di Medusa rimane tuttora ancorata nel mito.  Si mormora che il resto del corpo sia sepolto da qualche parte sotto l’agorà ateniese, ma della testa se ne sono perse le tracce.

Studi vari sul Mito di Medusa

Studi vari associano l’immagine di Medusa a figure leggendarie della storia.  Molti studiosi hanno tentato di razionalizzare il mito.
Lo scrittore e geografo greco Pausania, nel suo “Periegesi della Grecia”, afferma che Medusa sarebbe stata la regina delle popolazioni che vivevano intorno al lago Tritone, succeduta a suo padre Forco dopo la morte di questi e alla cui guida il popolo andava a caccia e in battaglia.  In una di queste occasioni, mentre era accampata contro le truppe di Perseo, sarebbe stata assassinata nottetempo.  Perseo, ammirandone la bellezza, avrebbe portato con sé la testa per mostrarla ai greci.

Diodoro Siculo, storico vissuto nella sicilia del 50 a.C., da’ un’altra spiegazione razionale al mito di Medusa, affermando che le Gorgoni sarebbero state in realtà membri di una razza di donne guerriere abitanti della Libia, contro cui Perseo, re dei Macedoni, sarebbe andato in guerra.

Chissà, forse Medusa era davvero la regina di qualche popolazione dell’Africa Settentrionale ma la testa di serpenti rimane ancorata nel mito.  Probabilmente essendo la regina di qualche popolazione della Libia o del Magreb, era una donna dalla chioma folta e voluminosa, tipica delle donne africane.

Secondo lo scrittore e saggista britannico Robert Graves invece, Medusa non sarebbe mai esistita.  In realtà la sua figura, le sue fattezze terribili, sono da ricollocare alle immagini di dipinti e figure poste all’ingresso dei forni,  messe apposta per allontanare curiosi e bambini,  per non rovinare la cottura del pane (senza dubbio una delle ricostruzioni meno affascinanti).  Secondo Graves,  nel suo libro “La Dea Bianca”,  nell’Antica Grecia, si metteva una maschera di Gorgone sull’apertura di una fornace, per spaventare gli spiriti maligni;  la nascita del pane, un nutrimento legato all’impresa di una donna, un segreto che andava protetto.

Anche lo psicologo e psicoanalista tedesco Erich Neumann, formulò teorie simili, probabilmente anche più convincenti, descritte nella sua opera “La Grande Madre”.
L’oggetto che serviva a spaventare era da ricollegare a cerimonie che vedevano coinvolte solo le donne e serviva una figura mostruosa per allonatanare gli uomini.

Il Gorgoneion

Ed è forse questa la ricostruzione più attendibile.
Nessuna figura mostruosa, nessuna donna dai capelli di serpente.   L’origine del mito della Medusa va probabilmente ricercato in questi oggetti utilizzati per terrorizzare.  Traccie se ne trovano dalla fine dell’VIII° secolo a. C.;  oggetti chiamati “Gorgoneion“.

Il Gorgoneion era un pendente, una collana, in generale un oggetto con funzione apotropaica, con l’intento di scacciare i flussi maligni  (“LeggendeUrbane” prossimamente dedicherà ampio spazio a oggetti con funzione apotropaica).
Sul pendente era posta un’immagine che intendeva incutere terrore.  La testa della Medusa è una delle sue raffigurazioni principali.  Uno sguardo spesso stilizzato, truce.  Dalla bocca aperta, lingua di fuori e le serpi tra i capelli (immagine come visto, ripresa nel Rinascimento nel neo-classicismo, fino ai nostri giorni).

Si sta parlando di oggetti di culto.
Utilizzati dai guerrieri sui loro scudi, dai sacerdoti e dalle sacerdotesse all’ingresso dei templi. Gli archologi ne hanno trovati esempi su piatti, vasi, monete. La funzione principale era quella di dissuadere qualcuno dal compiere un’azione malsana, nello specifico di entrare in un certo luogo.  Usando la paura si cercava di proibire un’azione. Attraverso il viso orrido della gorgone, si cercava di fermare un incauto che tentava di avvicinarsi.  Omero stesso quando parla della Gorgone, parla solo della testa, come se non esistesse un corpo dando forza a questa tesi.

Certo, qualcuno ancora è convinto della figura di Medusa quale quella di una donna meravigliosa, dal corpo divino, occhi accecanti e capelli di serpente;  una donna di un fascino tale da far cadere a suoi piedi tutti gli uomini.
L’immagine mitica di una donna capace di trasformare in pietra, l’uomo che ne rimane incantato.

Gorgoneion
esempi di Gorgoneion

 

Charles Manson

Il 19 Novembre scorso, è morto Charles Manson.
Aveva 83 anni.  Era ricoverato da tempo in un ospedale della California.  E’ morto a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Chi era Charles Manson ?
Probabilmente la stragrande maggioranza delle persone lo conosce.  Per quei pochi che non lo hanno mai sentito nominare, Charles Manson è stato un serial killer.
Tra i più feroci, molti lo ritengono uno dei peggiori criminali nella storia degli Stati Uniti.

Vissuto negli anni ’60 in pieno periodo Hippy,  uomo dotato di incredibile carisma, gli viene riconosciuta un’abilità innata nel gestire e manipolare a suo piacere le persone.
Possedeva uno spirito di persuasione tale, da essere in grado di indurre una persona a fare quello che chiedeva.  Dei molteplici delitti di cui è accusato, Manson non è mai stato l’assassino principale. Charles Manson è accusato di essere il Mandante. Le stragi sono state compiute da giovani e adolescenti dalla mente instabile, da lui indotti a commettere brutali omicidi.

E’ diventato tristemente famoso per quella ricordata come “la Strage di Cielo Drive”. I suoi seguaci fecero irruzione nella villa del regista Roman Polanski, compiendo una carneficina. Uccisero senza pietà sei persone, tra queste la giovane moglie di Polanski, Sharon Tate, incinta all’ottavo mese e mezzo.  Fu inoltre il mandante dell’omicidio dell’imprenditore e dirigente d’azienda Leno LaBianca e di sua moglie.

Tra i criminali più sanguinari dell’America anni ’60; le stragi da lui dirette ed orchestrate sconvolsero l’opinione pubblica e le coscienze di tutti gli americani, tanto da essere tuttora di attualità.

LA VITA DI CHARLES MANSON

Charles Manson nacque a Cincinnati, Ohio, nel 1934, da Kathleen Maddox, una donna dalla vita sgregolata, all’insegna della delinquenza.   Non è stato mai chiarito con certezza chi fosse il padre.
Coinvolto nella vita senza freni della madre, nel 1947 venne affidato ai servizi sociali.  Fin da piccolo si dimostrò incline alla violenza.  Si rese protagonista di piccoli furti ed era totalmente insofferente alle regole.

Di indole violenta e aggressiva, fu spedito in riformatorio all’età di 16 anni per reati che andavano dal furto alla truffa.  Non percorse mai la retta via.  Anzi, la sua condizione andò via via peggiorando;  si rese infatti protagonista di atti di violenza e abuso su altri ragazzi detenuti.
Con la maggiore età, le sue azioni criminali non cessarono e si trovò ben presto agli arresti e mandato questa volta in carcere.
Manson dimostrò da subito un avida passione per l’esoterismo, la magia nera, l’occulto. Soprattutto impressionò per una incredibile capacità di persuasione fuori dal comune. Spesso riusciva ad incantare psicologi e psicoterapeuti che tentavano una diagnosi sulla sua persona, al punto da riuscire in un’occasione ad ottenere la libertà vigilata.
Occasione che puntualmente non sfruttò.

Si trovò definitivamente incriminato nel 1960 per furto d’auto, frode fiscale e sfruttamento della prostituzione.  Fu condannato a 10 anni da scontare nel penitenziario di McNeil Island, nello Stato di Washington.

MANSON, LA MAGIA NERA
LE SCIENZE OCCULTE

Furono i periodi di detenzione a dare a Charles Manson la possibilità di approfondire argomenti del quale era affascianto.  Dalle arti magiche alla negromanzia, studiò le scienze occulte.  Era affascinato dalla Massoneria e dall’ipnosi.
Unito al forte carisma, raffinò l’arte e la capacità di manipolazione.
Si appassionò inoltre alla musica.  Imparò a suonare discretamente la chitarra, sviluppando un desiderio ostinato verso l’affermazione e la fama.  Uscito di galera nel 1967, decise di intraprendere la carriera musicale.

Era affascinato dai Beatles.
Sembra ne fosse profondamente influenzato,  soprattutto sulle note della canzone “Helter Skelter”;  a suo dire era un messaggio che comunicava l’Apocalisse, la fine del mondo.

Si trasferi’ a San Francisco arrivando a vivere pienamente il perido della “Summer of Love”, il movimento Hippy affermatosi in quegli anni.
In California conobbe e raccolse intorno a sè un nutrito gruppo di giovani e adolescenti, soprattutto donne, ammaliate dalla sua figura ipnotica, dal suo carisma, dalla sua carica emotica.  Erano le prime avvisaglie di quella che si sarebbe affermata come la sua potente carica persuasiva.

Affascinate dalla sua figura e affascinati dalla sua chitarra, giovani adolescenti, la maggioranza cresciuta in un contesto di profondo disagio sociale, si trovò ben presto ammaliata da questo personaggio dal fare mefistofelico, che li accoglieva a se e li faceva sentire importanti.
Giovani come Susan Atkins,  Mary Brunner,  Lynette “Squeeze” Froom,  Sandra Good, Tex Watson, Bobby Beausoleil si unirono a quello che consideravano il loro guru e leader carismatico e insieme ad altri cominciarono a vagabondare per l’America.  Furono gettate le basi per quella che fu soprannominata “La Famiglia“.

In poco tempo Manson riusci’ a raccogliere intorno a se un folto gruppo di accoliti, che giravano l’America.  Erano dediti a rapine, sesso di gruppo e all’uso di droghe e sostanze stupefacenti.
Cominiciarono in lui anche le prime farneticazioni.
Riteneva di essere la reincarnazione di Cristo; dentro di se a suo dire regnava anche la figura di Satana.  Nella sua cerchia era ritenuto leader religioso indiscusso.

Cominciò inoltre a nutrire un profondo odio per i neri americani. Si convinse e diffuse i propri ideali di razza bianca dichiarando che presto ci sarebbero state delle guerre tra neri e bianchi dove questi ultimi ne sarebbero usciti vincitori e “La Famiglia” sarebbe diventata la principale figura di comando per il mondo intero.
Maturò in lui anche un certo odio per le classi aristocratiche, che non volevano riconoscere l’importanza della sua figura predominante.

Carriera Musicale

Un pò guru un pò menestrello, tentò nel frattempo di fare il musicista.   In quel periodo, a cavallo del 1968,  pieno periodo “Figli dei Fiori”, Manson si propose per una carriera discografica.
Fece alcuni provini, coadiuvato e sostenuto in termini economici dal batterista dei Beach Boys, Dennis Wilson, una delle personalità più celebri, folgorato dalla figura di Manson.
Ma i suoi tentativi si sfondare nella musica non andarono in porto e i rifiuti subiti peggiorarono soltanto la sua mente già labile.
La villa di Cielo Drive, un tempo appartenuta al produttore musicale Terry Melcher sarebbe in seguito stata assunta da Manson, come il simbolo di un sistema degradato.
Alla fine usci’ fuori prepotentemente in lui, soltanto la sua follia.

LE STRAGI DI BEL AIR E DI CIELO DRIVE

Il primo a cadere sotto i colpi della “Famiglia” fu un insegnante di musica, Gary Hinman, in precedenza soggiogato da Manson, aggregato inizialmente alla sua accolita finendo poi per rifutarlo.  Venne accoltellato, sulle pareti della sua casa fu tracciata la scritta “Political Piggy” (“Porco politico”).
Pochi giorni dopo dette il via a quella che fu la strage più drammatica.
I suoi accoliti, ben addestrati, penetrarono nella villa di Cielo Drive, ora di proprietà del regista Roman Polanski (in quel momento in Europa per motivi di lavoro) assassinando tutti i presenti. Senza Pietà.
Sei persone tra cui la giovane moglie di Polanski, Sharon Tate in cinta di 8 mesi.
Il giorno dopo fu compiuta un’altra irruzione nella villa del imprenditore Leno LaBianca, accoltellando a morte prima lui poi la moglie.
A questo omicidio sembra partecipò anche Manson stesso.
La catena di omicidi non si placò.  Di li’ a poco venne ucciso anche un membro della “Famiglia”, tal Donald Shea colpevole di aver sposato una donna nera. Il corpo fu brutalmente fatto e pezzi e gettato in un canale

Come detto, per la cronaca Manson, non uccise nessuno.
Lui fu il mandante, nonchè il “direttore di orchestra”.
Finalmente di li’ a poco il procuratore generale Vincent Buglioni, grazie soprattutto alla testimonianza di alcuni seguaci pentiti, riusci’ ad incastrare Manson.  Fini’ per catturarlo e lo dichiarò in arresto.   Fu processato e condannato alla pena di morte (poi tramutata in ergastolo) con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Cielo Drive e di Leno LaBianca.

Da allora Manson è sempre rimasto in galera. Chiedendo più volte sconti della pena, comunque mai concessi.

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Manson, durante la fase di arresto.
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A sinistra, in una foto d’epoca, l’arresto di Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Leslie Van Houten – A Destra, Tex Watson, ancora la Krenwinkel e Bobby Beausoleil – Tutti presero parte in pieno, alle stragi di Bel Air e Cielo Drive

LEGGENDE METROPOLITANE
SU CHARLES MANSON

Naturalmente la figura di Manson ha dato vita a diverse leggende. Per quanto è dato sapere, il più delle volte fasulle.

Qualcuno sostiene che Manson fosse la reincarnazione del demonio (si faceva chiamare “Mr. Satana”); in realtà Manson stesso diffondeva tali voci. Più volte si spacciò per la reincarnazione di Cristo redentore. In realtà, a conti fatti, Charles Manson riusci’ a fondare una vera e propria setta.

Una leggenda che circola insistentemente, è quella che vede possibili Snuff Movie realizzati durante gli omicidi di Cielo Drive.
Gli “Snuff Movie” sono filmati, riprese video, registrazioni di un omicidio. In un film “Snuff”, un assassino riprende se stesso mentre tortura e infine finisce la sua vittima. Sembra addirittura esistono estimatori, fanatici e pervertiti disposti a pagare ingenti somme di denaro per vederli. A detta di alcune autorità sembra stiamo parlando di un “mercato fiorente”. Girava voce fossero in “commercio” Snuff Movie che mostravano le stragi di Manson.

In realtà sembra non sia cosi’.
Quello che è accaduto, è che la vicenda stessa di Manson, della sua “Famiglia” e dei fatti di Cielo Drive, abbia ispirato un film che ne riporta per intero le “gesta”.
Nel 1971 i coniugi Michael e Roberta Findlay, sulla scia dei film di “exploitation” particolarmente in voga in quel periodo, girarono un film di questo tipo.   Il film in questione è “The Slaughter”.
Per “exploitation” si intende un genere cinematografico, più che altro volto a portare sul grande schermo, immagini crude, horror e sesso estremo spesso al limite del pornografico, molto in voga anche in Italia in quel periodo.

Girato in Argentina, dai costi molto contenuti, evidente è l’ispirazione a Manson e ai suoi delitti. In “The Slaughter” il protagonista è un giovane che si fa chiamare “Satan”, a capo di una setta che conduce sempre ai limiti della violenza e delle orgie estreme. In un efferato omicidio, una delle vittime è incinta, proprio come Sharon Tate.
Da questa macabra opera cinematografica, nasce probabilmente la leggenda degli “Snuff Movie”. Agli inizi degli anni ’70 inoltre, soventi erano le voci secondo le quali, strani film venivano fatti entrare negli Stati Uniti dagli stati del Sud e del Centro America.

In realtà sembra fu tutto architettato dal produttore del film in questione, Allan Shackleton, che si occupò in seguito di rivenderlo sul mercato statunitense. Approfittando dell’opinione pubblica del periodo, Shackleton, produttore specializzato in questo genere di materiale, cambiò il titolo da “The Slaughter” in “Snuff”, diffondendo la voce che sul set, la scena finale, era la trucidazione della giovane protagonista. Nel 1975 il film fu promosso e pubblicizzato dallo stesso Shackleton e infine distribuito nelle sale cinematografiche, insinuando nel pubblico il dubbio “assisterete sul serio ad un vero omicidio” ?

Il gioco si rivelò vincente; una buona fetta di pubblico fu in effetti attirata, tanto che il film “Snuff” ebbe un discreto successo, costringendo la polizia ad accertarsi che l’attrice protagonista fosse davvero viva e vegeta.
In pratica, un’efficace trovata pubblicitaria.

Manson e la sua folle setta questa volta non c’entravano nulla, ma la voce si diffuse ugualmente. Naturalmente, fra lo scandalo generale, non furono in pochi a ritenere la voce plausibile.   Qualcuno credeva che i criminali avessero davvero filmato alcuni delitti e sepolto le pellicole.
Non sono mai emerse prove a sostegno di questa tesi.

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A sinistra la locandina di “The Slaughter” il film argentino dei coniugi Michael e Roberta Findlay – A destra la locandina della versione distribuita negli Stati Uniti con il titolo “Snuff”, che ha contribuito alla leggenda degli Snuff Movie.

Il Tarantismo

L’argomento del post è bizzarro. Parla di un fenomeno passato, presente in alcune regioni bagnate dal Mediterraneo. In Italia comparve principalmente in Puglia e Salento: il fenomeno del Tarantismo.

Con il termine “Tarantismo” (detto anche “Tarantolismo”), viene identificata una nevrosi, un malessere, una turba mentale che andava a colpire improvvisamente una persona. Caratterizzato da un vera e propria forma di isteria, ad occhi esterni appariva all’incirca come una crisi epilettica.

Causa principale pare fosse il morso di alcune specie di ragni come la Tarantola o la Malmignatta, il cui veleno dava vita a veri e propri spasmi. Ne cadevano preda soprattutto contadini, braccianti agricoli, in generale, gente a diretto contatto con la terra.
Quando una persona ne veniva colpita, erano fatti accorrere un gruppo di musicisti. A quel punto il “malato”, veniva stretto in mezzo ad una cerchia di gente (in genere popolani vari che accorrevano numerosi), mentre i musicisti interpretavano una serie di melodie ritenute terapeutiche. Il risultato era quello di un vero e proprio rituale.

Tarantismo e Tradizione Popolare

In sostanza, la tradizione popolare riteneva la persona malata, vittima di un male oscuro. I musicanti erano in grado di guarirlo. La musica, quale strumento atto a purificarne il corpo attraverso un concerto della durata di ore, spesso giorni, cercando la giusta combinazione di vibrazioni e note gradite. Gli strumenti erano quelli tipici della tradizione popolare: la pizzica, il tamburello ma anche violino, armonica o chitarra. I musici suonavano ininterrottamente, cercando tra le dodici possibili quella ritenuta la sonata giusta.

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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – musicanti intenti nella ricerca della sonata giusta per “guarire l’ammalato”
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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – cerchia di gente accorsa ad incitare, intorno al “malato”

Leggenda racconta che, una volta trovata la melodia gradita, il “malato” iniziava a muovere le gambe in modo frenetico, in uno stato di trance, a strisciare sulla schiena, a correre in preda a deliri, questo fintanto che l’anima del ragno non si consumava fino a morire. La persona “tarantolata” (da qui il termine) successivamente, in uno stato di follia, a tratti bizzosa, cominciava a correre in cerchio, crollando infine a terra stremata; il gesto tipico sembra fosse quello di schiacciare la terra, come a voler schiacciare un ragno.

Il fenomeno ha avuto larga diffusione nell’Italia del Sud, soprattutto nella regione del Salento. Alcuni studi ne fanno risalire l’origine addirittura all’alto medioevo, ma il picco è stato raggiunto intorno la metà del novecento (anni ’50 e ’60), scemando negli anni settanta.

Se ne parla spesso in modo contraddittorio; chi afferma con certezza che le vittime erano in preda a malesseri, chi ne sottolinea principalmente la sua natura di semplice rito. Spesso le vittime erano giovani donne. Una volta morse, era necessario purificarne l’anima, sottoponendosi a quello che ha tutta l’aria di essere stato un vero e proprio esorcismo a carattere musicale, simile ai riti tribali tipici delle tribù africane. Musicisti al posto di sciamani.

Tarantismo e Aspetti Leggendari

Uno degli studiosi che se ne è maggiormente occupato è l’antropologo e scrittore Ernesto de Martino, che nel 1959 ne approfondi’ le conoscenze, scrivendo successivamente un libro a riguardo (“La Terra del Rimorso” edito da “Il Saggiatore”). Il quadro che ne venne fuori fu quello di un rituale, dove molti dubbi destavano i malesseri e le crisi delle persone. Come racconta De Martino nel suo saggio, spesso il malessere era da ricondurre ad un tentativo di attirare l’attenzione.

Tra le più disparate versioni, si sostiene che dietro il tarantismo ci fosse in realtà il bisogno di una donna di essere al centro di attenzioni (in genere del marito, normalmente degli uomini). In pratica, il morso della “taranta”, il più delle volte metteva in luce casi di vicende personali, crisi e frustazioni, contrasti e conflitti familiari.

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a sinistra, la copertina del saggio di Ernesto de Martino “La Terra del Rimorso” – a destra, una donna nel mezzo di una crisi isterica, in preda a deliri e un musicista che cerca di “purificarla”

 

Dubbi anche sulla vera essenza del Tarantismo. Secondo De Martino, si trattava probabilmente di un fenomeno psicologico e sociale, forse di carattere religioso. In passato la chiesa lo ha considerato un rito pagano, cui volle porre fine, avvicinandolo all’immagine di un rito cristiano che coinvolgeva la figura di San Paolo. Una volta terminato il rito, la persona veniva poi condotta nella chiesa del santo a Galatina, per la definitiva purificazione mediante acqua santa.

Da un punto di vista clinico, c’è chi afferma che le crisi erano vere; ricopriva in tal senso enorme importanza il tipo di legno con cui veniva costruita la cassa del tamburo.

Per quanto se ne sa, ad oggi il Tarantismo è sparito. Rimangono solo espressioni scherzose o di rimprovero, “Ti ha morso la tarantola?” rivolte a bimbi vivaci o irrequieti.

di seguito alcune video-testimonianze del fenomeno:

Video di repertorio

Analisi sul Tarantismo a cura di Diego Carpitella
(il video acquista grande interesse dal minuto 2:56)

Reportage (testimonianza del rito dal minuto 3:59)

Palcheventi: rubrica culturale curata da Maria Ricca.

Emily Rose

La storia di Emily Rose lascia per lunghi tratti una profonda inquietudine. “LeggendeUrbane” quando cominciò a fare ricerche approfondite sull’argomento, si è imbattuta in materiale di repertorio dal forte impatto emotivo. A conclusione dell’articolo vengono inclusi una serie di contenuti audio raccolti dal web; i contenuti risultano essere particolarmente crudi. Si consiglia di evitare l’ascolto a chi pensa di poterne restare particolarmente impressionato.

Quello che viene raccontato di Emily Rose è accaduto veramente. Non possiamo sapere quanto ci sia di mistico o di sovrannaturale; le immagini documentano quello che è ritenuto essere il più feroce caso di possessione demoniaca della storia.

Secondo la chiesa la giovane fu dichiarata posseduta dal maligno. Secondo i tribunali fu un accanimento, un retaggio di superstizioni che portò al decesso per mancanza di cure mediche efficaci. Nel concreto rimangono purtroppo soltanto le atroci sofferenze che questa povera ragazza tedesca ha dovuto subire.

La Storia di Emily

Emily Rose non è il vero nome. “Emily Rose” è un’invenzione cinematografica che ne racconta la storia, in un film, “L’esorcismo di Emily Rose“, uscito nelle sale nel 2005.
Il vero nome era Anneliese Micheal; nacque nel 1952 a Leiblfing, piccola città della Baviera, da una famiglia estremamente cattolica.

Dopo un’infanzia passata senza patemi, la giovane cominciò ad essere tormentata da problemi fisici intorno ai 16 anni, quando iniziarono a manifestarsi in lei, forme violente di convulsioni e spasmi che negli anni l’hanno costretta a svariati ricoveri. In seguito soffri’ di altri gravi disturbi fisici, quali irrigidimento degli arti, paralisi, impossibilità a parlare, accrescimento smisurato del torace.

La clinica psichiatrica di Wurzburg (Psychiatric Clinic Würzburg) le diagnosticò una forma di depressione molto feroce, seguita da pesanti attacchi di epilessia, da trattare con farmaci. Ma senza che le cure mediche portassero a migliorie e dopo svariate insistenze da parte dei genitori, nel Settembre 1975, la chiesa nella figura del vescovo Josef Stangl la dichiarò posseduta. Vennero scelti i prelati, Ernst Alt e padre Arnold Renz come incaricati di praticare l’esorcismo.

Per dieci mesi venne sottoposta al rito religioso. Nelle dichiarazioni ufficiali si afferma che la ragazza era vittima di ben sei possessioni demoniache di personaggi, realmente esistiti e ritenuti malvagi, divenuti spiriti maligni nell’aldilà (tra cui Hitler, Caino e Nerone). Vennero tenute molte sedute, documentate da foto e registrazioni, nelle quali si sente chiaramente Annaliese porsi in uno stato di grave isteria, sdoppiando la voce e parlando con una profonda tonalità maschile. Imprecava e inveiva contro qualsiasi oggetto sacro. Manifestava una forza incredibile; erano necessarie più persone per tenerla ferma. Il suo fisico pare fosse perversato da piaghe simili alle stimmate e riusciva a parlare il latino e l’aramaico, lingue a lei sconosciute.

Per mesi vittima di questo malessere, il suo corpo subi’ un notevole deperimento fisico. Si autoinfliggeva lesioni e arrivò a rompersi entrambe le ginocchia. Ormai magrissima, deperita e estremamente debilitata, trovò la morte nel Luglio del 1976, a soli 24 anni.

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a destra i due prelati che si occuparono di mettere in pratica l’esorcismo, Arnold Renz e padre Ernst Alt – a sinistra una prova fotografica di Annaliese in preda ai suoi deliri

Il Processo

Il caso passò in mano alle autorità.
Vennero svolte indagini; l’autopsia dichiarò che la ragazza era morta in seguito a malnutrizione e mancanza di cure mediche. I genitori e i due prelati furono indagati per omicidio colposo. Il caso fu portato in tribunale dove vennero ritenute attendibili le fonti mediche, che sostenevano Annaliese, malata di epilessia e vittima di gravi stati di allucinazione.

Il processo iniziò nel Marzo 1978 e si concluse con la condanna dei due chierici e dei genitori a 6 mesi di reclusione con la condizionale, per negligenza, omissione di soccorso e omicidio colposo. L’accusa venne giustificata dalla decisione di abbandonare la medicina tradizionale per usare rimedi alternativi.

A livello mediatico si scatenò, uno scontro tra Scienza e Fede. Sul web, ci s’imbatte in registrazioni audio; non c’è traccia di supporti video. Mancano prove schiaccianti, ma secondo il tribunale fu portata alla morte da mera superstizione. In seguito pare anche che la salma sia stata riesumata, a seguito di una lettera che una suora carmelitana mandò ai genitori, dove aaseriva di avere avuto una visione nella quale il corpo della ragazza fosse ancora integro e non decomposto dopo anni dalla morte. Non esistono comunque foto in merito.

Opinione Pubblica

Ci sono naturalmente fanatici religiosi che credono ciecamente alla versione della chiesa. Altri sono invece fermi oppositori, considerando quello di Annaliese, un vero e proprio omicidio.

Qualcuno afferma che Annaliese è una martire. Tra le mille voci giunte a noi, viene anche raccontato che la Vergine Maria le sia apparsa, ritenendo il suo sacrificio l’unica possibilità per espiare alle colpe degli uomini. A precisa domanda, se si sentiva pronta a ciò, Annaliese accettò.

“LeggendeUrbane” si domanda il perchè ?

Credendo alla Fede, perchè Anneliese Micheal ?
Cosa aveva di diverso ?
Famosi esorcisti ritengono che la sua fede, il suo timor di dio, sia stato un varco verso l’aldilà; una porta che un’entità maligna poteva passare. La ragazza in effetti pare fosse molto devota. Credente e grande praticante, in anni dove la fede religiosa era un valore molto sentito rispetto ad oggi.

Volendo sposare la tesi della Scienza, domanda analoga, perchè lei ?
Come è possibile spiegare il fatto che questa ragazza sia stata preda di attacchi epilettici cosi’ feroci ? In cosa il suo fisico, e la sua mente, erano diversi ?

La domanda è, se è successo a lei, perchè non può succedere a noi ? Probabilmente questo rimarrà sempre un mistero.

Il corpo di Annaliese, riposa nel piccolo cimitero di Leiblfing. E’ tutt’oggi meta di pellegrinaggio per molti fedeli.

Tomba-Anneliese-per-blog
Tomba di Annaliese Michel – cimitero di Leiblfing.

Il video successivo è un contenuto audio portato dagli avvocati in tribunale all’epoca dei fatti. Nell’audio si sentono bene i due prelati parlare con le entità maligne per voce di Annaliese

Viaggio al Centro dell'Ignoto