La Tomba S64

“LeggendeUrbane” si occupa di una delle scoperte archeologiche più singolari, avvenute in Italia negli ultimi anni.  Gli scavi si trovano nei pressi dello splendido golfo di Baratti, una zona di mare in provincia di Livorno, vicino alla frazione di Populonia.  Qui intorno al VI° secolo d.C. è stato vescovo della diocesi, Cerbone di Populonia, personalità importante, diventato in seguito martire e santificato dalla chiesa cattolica.

San Cerbone, odiato dagli antichi popoli barbari dei Goti e dei Longobardi, fu costretto a scappare, trovando rifugiò sull’isola d’Elba. In punto di morte chiese di essere seppellito sul golfo, dove aveva negli anni esercitato la sua carica.  Nel punto dove venne seppellito è stata successivamente eretta una piccola cappella (Cappella di San Cerbone), tuttora presente.

Nel 2008, la sopraintendenza di Livorno in collaborazione con le facoltà di Archeologia e Antropologia dell’Università dell’Aquila, intraprese una campagna di scavi nei terreni vicino la cappella, alla ricerca della tomba e delle spoglie del santo.
Qui l’equipe di archeologi s’imbattè in una sorpresa.

Scavando in un punto del terreno vicino alla chiesa, si sono imbattuti casualmente in un cimitero di epoca mediovale. Nel cimitero erano presenti molte sepolture; una di queste sepolture appariva anomala. All’interno della tomba contrassegnata con il codice “S64” gli archeologi rinvennero il corpo di una donna con 5 chiodi all’interno della bocca, di cui tre ricurvi, posti intenzionalmente post-mortem.  L’insolito ritrovamento sollevò l’interesse degli studiosi.

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particolare della bocca del corpo della donna ritrovato nella Tomba S64.
Si vede in modo evidente uno dei chiodi ricurvi inseriti nel cavo orale.

Analisi del ritrovamento

Da un’analisi successiva fu stabilito che:

  • il corpo era di una Donna. Alta più o meno 160 cm, di età compresa tra i 45 e i 55 anni (alcuni organi di informazione riportano un’età compresa tra i 20 e i 30);
  • lo scheletro risale al tardo medioevo, intorno al 1300;
  • i chiodi in bocca sono stati inseriti intenzionalmente.  Non sono stati conficcati. Non è stato fatto quindi, uso della forza.  Due interni al cavo orale, tre in bocca ricurvi.

Sulla donna erano inoltre presenti altri chiodi; una decina sparsi nel resto del corpo. Questa volta conficcati con la forza, probabilmente facendo uso di un martello.  In dettaglio:

  • un chiodo conficcato tra la clavicola e la scapola destra; sembra inserito post-mortem con l’intento di recidere la vena giugulare;
  • un chiodo tra la quarta e la quinta costola, più o meno in corrispondenza del cuore. Dal solo scheletro, non è possibile sapere se il cuore è stato toccato;
  • due chiodi posti tra i femori;
  • un chiodo esterno alla gamba sinistra;
  • quattro chiodi conficcati nei piedi.

Secondo lo schema successivo (vedi figura sotto)

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sulla destra la mappa della disposizione dei chiodi

Non è possibile sapere se i chiodi sono stati conficcati prima o dopo la morte della donna. Quindi non si riesce a stabilire se sono stati la causa del decesso.   Il perchè di quei chiodi è apparso comunque subito lampante. Si voleva tenere il corpo della donna inchiodato al terreno. Chi ha sepolto quella donna aveva la paura che potesse tornare in vita.

Teorie

Il team di archeologi elaborò varie teorie.
La donna non era stata seppellita all’interno di una bara. La fossa era nella norma per quelle che erano le sepolture dell’epoca; piuttosto fonda e stretta. Il corpo poggiato in modo classico, di schiena, con il viso rivolto al cielo. Lo scheletro è arrivato a noi ben conservato. Mancante solo di qualche frammento del cranio, ritrovato comunque successivamente con scavi più profondi. La testa poggiava su una specie di avvallamento. Presumibilmente fatto di proposito. In netto contrasto con il resto della sepoltura.

Quasi certamente la donna era una figura importante, conosciuta. Sicuramente era temuta. Il rito a cui è stata sottoposta infatti aveva l’intento di bloccare il corpo al terreno. I chiodi in gola, ad impedire alla bocca di pronunciare frasi o formule magiche.

Probabilmente questa donna era ritenuta una strega.
La “Strega di Baratti“, come il soprannome che i giornali gli hanno attribuito dal suo ritrovamento (“Il Tirreno”, articolo del 22 Settembre 2011 a firma Cecilia Cecchi, http://iltirreno.gelocal.it/piombino/cronaca/2011/09/22/news/tomba-di-una-strega-torna-alla-luce-vicino-a-san-cerbone-1.2700619).

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La Tomba S64 della “Strega di Baratti” vista dall’alto.
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immagini dell’area di scavi nei pressi della cappella di San Cerbone. Si intravedono le rive del Golfo di Baratti

Secondo la studiosa Maria Giovanna Belcastro, nel suo “Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall’epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna” (edito e stampato a Castelfranco Emilia, 19 dicembre 2009),  resoconto su quelli che sono stati gli usi funerari del passato in Italia, la sepoltura della presunta “Strega di Baratti” rientra a pieno titolo nelle sepolture anomale.
Come ha dichiarato la Belcastro, essa è

frutto di azioni volontarie, compiute sul cadavere o sulla tomba prima o dopo la sepoltura, che si differenziano drasticamente dalle pratiche funerarie adottate normalmente e possono spaziare dall’inserimento di oggetti inusuali nel corredo a pratiche di immobilizzazione e costrizione del cadavere nella tomba, fino a lesioni fisiche del defunto

Domande e Spiegazioni

– Chi era quella donna ?
– Era davvero una strega ?
“LeggendeUrbane” ha fatto una ricerca. Di seguito i risultati.

Secondo l’archeologo Alfonso Forgione, le ricerche effettuate dal team hanno permesso di capire che la donna era in buona salute. Probabilmente era di famiglia ricca. Dalle ossa, consumate in più punti, è possibile ricavare informazioni sull’attività lavorativa. La persona in questione era un’artigiana, forse una filatrice.  Viene confermato quanto scritto dalla Belcastro: la sepoltura è anomala.
Intervistato, l’archeologo risponde nel seguente modo:  “Una sepoltura decisamente anomala. Possiamo ipotizzare – continua Forgione – un rito non beneagurante.  Ecco, nel suo caso si può parlare di revenant [“colui che ritorna”, “fantasma” in francese] (“LeggendeUrbane” in futuro dedicherà ampio spazio ai Revenant e al fenomeno del Revenantismo).   Pur senza certezze – sottolinea – possiamo affermare che si trattò di un rito, una sorta di esorcismo, una maledizione, un tentativo nato dalla volontà di impedire alla donna di pronunciare sortilegi e di tornare in vita“.

Studi antropologici confermano che in tempi remoti, i morti che ritornano, sono un tema presente spesso nel mito e nella cultura di popoli antichi. Sono state rinvenute parecchie traccie di rituali per impedire al defunto di tornare in vita.
Come scrive la Belcastro nel suo libro, sepolture che riportano corpi legati o decapitati, pietre poste ad appesantire, paletti in legno (anche la letteratura con i suoi vampiri più famosi, parla di famosi paletti in frassino), pietre in bocca e amuleti, erano molto comuni.
In alcuni testi, Sant’Agostino (354-430 d.c) conferma e descrive la presenza di queste pratiche, condannando come superstizione l’idea che il morto possa riapparire con il suo corpo.  Anche Georges Duby nel suo “Il potere delle donne nel Medioevo” (datato 2001, edito da Laterza e tradotto da Vito Marogna) descrive come in alcune zone della Gallia nel X° sec. fosse consuetudine inchiodare al suolo con paletti,  i corpi delle donne morte di parto, dei bambini nati morti o non battezzati, “perché non procurassero grave pericolo”.

Va comunque sottolineato un aspetto.
La Belcastro e Forgione, intervistati sull’argomento, convergono alle stesse opinioni, ma se questa donna incuteva paura al punto da essere tacciata di stregoneria, perchè la sepoltura è avvenuta su terreno consacrato ?  Essere accusati di stregoneria, significava essere in rapporti con il maligno.

Teorie alternative

Una seconda teoria, nega del tutto l’ipotesi di una Strega.
Riti e pratiche magiche, in generale stregoni e streghe varie, sono figure che risalgono fin dall’antichità. Traccie dei primi processi per stregoneria, sono intorno alla prima metà del Trecento. Ma la storiografia, dice chiaramente che le persecuzioni verso persone ritenute streghe (in generale verso persone ritenute in rapporti stretti con il demonio) hanno avuto inizio dopo che papa Innocenzo VIII° promulgò la bolla papale “Summis desiderantes affectibus” nel 1484 e dopo la successiva pubblicazione, tra il 1486 e 1487, da parte dell’inquisitore Heinrich Institor Kramer, del trattato “Malleus Maleficarum” (Il martello delle streghe).  Solo nei decenni successivi alla diffusione di questi due documenti,  l’esistenza delle streghe, i poteri e i loro rapporti con il diavolo, divennero una convinzione radicata (con differenze più o meno marcate a seconda dell’area geografica).

La presunta “Strega di Baratti”, risale intorno al 1300, molto antecedente quindi alle superstizioni.  Il fatto di essere stata sepolta in terreno consacrato inoltre lascia intendere che non si aveva a che fare con pratiche di stregoneria e la spiegazione dei chiodi è dovuta ad altri motivi.

Intervistati sull’argomento ecco due estratti. Il primo di Andrea Camilli, membro della Sovrintendenza Archeologica della Toscana. Il secondo della professoressa Paola Villani (del Politecnico di Milano, coautrice del saggio “Settemila anni di strade”).

Andrea Camilli

Accanto al suo scheletro c’era un altro scheletro di una donna con accanto un sacchetto con diciassette dadi da gioco.   A quel tempo il gioco dei dadi era vietato e proibitissimo per le donne.  Non è escluso che ci si trovi di fronte a una meretrice punita con disprezzo anche nel momento della sepoltura con il simbolo più basso della moralità, il gioco dei dadi, appunto

La professoressa Paola Villani (citando un antico testo sacro in latino) dichiara al Corriere della Sera

Chiodi in bocca in latino si dice “clavis oris” e sono citati in questa frase tratta da alcuni testi medievali  “Et sicut in sexto (remedio) clavis oris ponitur in arca cordis, in septimo vero ponitur in manu Dei. Sic in octavo ista ponitur in manu praelati”.
Che tradotto in italiano significa “e così per il sesto Comandamento (non commettere adulterio) porrai dei chiodi nella bocca affinché raggiungano lo scrigno del cuore, per il settimo comandamento (non rubare) porrai invece tutto nella mano di Dio.  Così per l’ottavo Comandamento (non dire falsa testimonianza) porrai tutto nelle mani di coloro che si sono manifestati

Quindi con ogni probabilità la donna è un’adultera. Seppelita accanto a una prostituta.
I chiodi pertanto, sono una sorta di espiazione.

Per concludere

Un’ultima teoria sull’argomento, “LeggendeUrbane” l’ha ricavata, iscrivendosi ad un gruppo Facebook denominato “Giù le mani da Baratti”.  Nata dal semplice passaparola, racconta di una maledizione legata alla Strega di Baratti.  Si mormora infatti che questa donna fosse vissuta nel tardo medioevo. Era temuta dalla popolazione perchè posseduta dal demonio e atroci sofferenze hanno colpito coloro che in passato hanno avuto a che fare con la sua morte (un uomo mentre tirava l’acqua da un pozzo vi cadde dentro morendo affogato, il prete fu trovato impiccato sotto il crocifisso, un’altro uomo mentre riposava all’ombra di un carro durante il caldo d’Agosto, si ruppe l’osso del collo a causa della rottura del carro stesso).
Non esistono fonti scritte, semplice passaparola, misto a superstizione.  Al momento comunque gli scavi sono stato coperti e la loro vista assolutamente vietata al pubblico.

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a sinistra una rappresentazione del Santo Cerbone – a destra la piccola chiesetta di San Cerbone. Sullo sfondo si vede lo splendido Golfo di Baratti

 

Il Mito di Medusa

Medusa è un personaggio della mitologia greca.
Forse uno di quelli dal maggior fascino.
Assieme alle sorelle Steno (la forte) e Euriale (colei che salta lontano),  era una delle tre Gorgoni, figlie delle divinità marine Forco e Ceto,  l’unica a non essere immortale.
Nelle numerose varianti del mito,  le Gorgoni erano esseri orrendi dalla bocca larga e zanne di cinghiale,  il viso al centro di un groviglio di serpenti (Esiodo, nel suo “Teogonia”, il drammaturgo Eschilo).    Nella variante di Ovidio, erano tre donne bellissime, Medusa la più bella, tanto da far perdere la testa a Poseidone, dio del mare, e far andare su tutte le furie la dea Atena,  che invidiosa, la trasformò nel mostro che tutti conosciamo;  l’orrenda creatura dalla testa piena di serpenti e dal potere di pietrificare con il solo sguardo.

Secondo il mito, fu uccisa dall’eroe greco Perseo, in missione per conto di Polidette, re di Serifo (l’attuale Serfanto, isola greca del Mar Egeo nell’arcipelago delle Cicladi), che intendeva cosi’ liberarsi di lui per poterne concupire la bellissima madre Danae.
Atena naturalmente aiutò Perseo nell’impresa, indicandogli il nascondiglio delle Gorgoni. Perseo si avvicinò mentre erano nel sonno e guardandone il riflesso nel proprio scudo per non rimanere pietrificato, riusci’ a tagliarle la testa.

Dalla testa decapitata di Medusa nacque il cavallo alato Pegaso e dal suo sangue caduto nel mare, nacque il corallo.
Perseo portò la testa di Medusa con sé; non aveva perso il potere di pietrificare e la usò come arma contro i suoi nemici, tra cui lo stesso Polidette.

Per secoli il mito di Medusa è stato icona nella storia dell’arte.   In tanti l’hanno rappresentata.
Caravaggio con il suo “Scudo con testa di Medusa”, conservato presso la Galleria degli Uffizi, a Benvenuto Cellini, che con la sua opera in bronzo, ne ha realizzato la raffigurazione più famosa e conosciuta;  la statua di Perseo che mostra fiero la testa di Medusa, sotto la Loggia dei Lanzi di Firenze.
Poi ancora Lorenzo Bernini, Rubens (il meraviglioso dipinto “La Medusa”, conservato al Kunsthistorisches di Vienna) al neoclassicismo di Antonio Canova (“Perseo Trionfante”, statua in marmo del 1799-1801, attualmente esposta ai Musei Vaticani di Roma).

Caravaggio-Cellini
A sinistra Caravaggio “Scudo con testa di Medusa” – dipinto del 1597 attualmente conservato agli Uffizi di Firenze — A destra “Perseo con la testa di Medusa”, la famosa raffigurazione in bronzo di Benvenuto Cellini posta sotto la Loggia dei Lanzi a Firenze.
Rubens-Canova
A sinistra, “la Medusa” di Rubens, il meraviglioso dipinto ad olio del 1618, conservato nel Kunsthistorisches di Vienna. — A destra il “Perseo Trionfante” di Antonio Canova, attualmente esposto ai Musei Vaticani di Roma.

Medusa: Leggenda o Realtà

Quello che incuriosisce  “LeggendeUrbane”,  sono alcune dicerie che vedono la figura di Medusa, realmente esistita nel tempo.
Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi in un albo dell’Agosto del 2000, vedeva l’avvenente archeologa del soprannaturale Edy Edelgase, ritrovare quella che sembrava essere la testa mozzata di Medusa e lo scudo di Perseo, reperti che avrebbero poi causato non pochi problemi.
“LeggendeUrbane” si chiede sulla base di quali affermazioni nell’immaginario popolare,  si è andata a creare l’idea dell’effettiva esistenza di una donna dall’aspetto mostruoso, dalla cui testa nasce un intreccio di serpenti, dallo sguardo in grado di ammaliare chiunque la guardi al punto da trasformarlo in pietra.

Per quanto è dato sapere non esistono e non sono mai esistite spedizioni scientifiche, fondazioni pubbliche o private, che abbiano finanziato una simile ricerca. In realtà, sono stati fatti alcuni tentativi da presunti indagatori dell’occulto, ma ad oggi non esiste nessuna prova;  la figura di Medusa rimane ancorata nel mito; nell’immaginario collettivo.
Una donna dallo splendido viso, dai capelli arruffati in un groviglio di serpenti pronti a mordere un incauto che si avvicina, gli occhi pronti a tramutare in pietra chiunque fissi il suo sguardo.

Si mormora che il resto del corpo sia sepolto da qualche parte sotto l’agorà ateniese. Della testa se ne sono perse le tracce.

Studi vari sul Mito di Medusa

Studi vari associano l’immagine di Medusa a figure leggendarie della storia.  Molti studiosi hanno tentato di razionalizzare il mito.
Lo scrittore e geografo greco Pausania, nel suo “Periegesi della Grecia”, afferma che Medusa sarebbe stata la regina delle popolazioni che vivevano intorno al lago Tritone, succeduta a suo padre Forco dopo la morte di questi e alla cui guida il popolo andava a caccia e in battaglia.  In una di queste occasioni, mentre era accampata contro le truppe di Perseo, sarebbe stata assassinata nottetempo.  Perseo, ammirandone la bellezza, avrebbe portato con sé la testa per mostrarla ai greci.

Diodoro Siculo, storico vissuto nella sicilia del 50 a.C., da’ un’altra spiegazione razionale al mito di Medusa, affermando che le Gorgoni sarebbero state in realtà membri di una razza di donne guerriere abitanti della Libia, contro cui Perseo, re dei Macedoni, sarebbe andato in guerra.

Chissà, forse Medusa era davvero la regina di qualche popolazione dell’Africa Settentrionale ma la testa di serpenti rimane ancorata nel mito.  Probabilmente essendo la regina di qualche popolazione della Libia o del Magreb, era una donna dalla chioma folta e voluminosa, tipica delle donne africane.

Secondo lo scrittore e saggista britannico Robert Graves invece, Medusa non sarebbe mai esistita.  In realtà la sua figura, le sue fattezze terribili, sono da ricollocare alle immagini di dipinti e figure poste all’ingresso dei forni,  messe apposta per allontanare curiosi e bambini,  per non rovinare la cottura del pane (senza dubbio una delle ricostruzioni meno affascinanti).  Secondo Graves,  nel suo libro “La Dea Bianca”,  nell’Antica Grecia, si metteva una maschera di Gorgone sull’apertura di una fornace, per spaventare gli spiriti maligni;  la nascita del pane, un nutrimento, legato all’impresa di una donna, un segreto che andava protetto.

Anche lo psicologo e psicoanalista tedesco Erich Neumann, formulò teorie simili, probabilmente anche più convincenti, descritte nella sua opera “La Grande Madre”.
L’oggetto che serviva a spaventare era da ricollegare a cerimonie che vedevano coinvolte solo le donne e serviva una figura mostruosa per allonatanare gli uomini.

Il Gorgoneion

Ed è forse questa la ricostruzione più attendibile.
Nessuna figura mostruosa, nessuna donna dai capelli di serpente.   L’origine del mito della Medusa va probabilmente ricercato in questi oggetti utilizzati per terrorizzare.  Traccie se ne trovano dalla fine dell’VIII° secolo a. C.;  oggetti chiamati “Gorgoneion“.

Il Gorgoneion era un pendente, una collana, in generale un oggetto con funzione apotropaica, con l’intento di scacciare i flussi maligni  (“LeggendeUrbane” prossimamente dedicherà ampio spazio a oggetti con funzione apotropaica).
Sul pendente era posta un’immagine che intendeva incutere terrore.  La testa della Medusa è una delle sue raffigurazioni principali.  Uno sguardo spesso stilizzato, truce.  Dalla bocca aperta, lingua di fuori e le serpi tra i capelli (immagine come visto, ripresa nel Rinascimento nel neo-classicismo, fino ai nostri giorni).

Si sta parlando di oggetti di culto.
Utilizzati dai guerrieri sui loro scudi, dai sacerdoti e dalle sacerdotesse all’ingresso dei templi, gli archologi ne hanno trovati esempi su piatti, vasi, monete.  La funzione principale era quella di dissuadere qualcuno dal compiere un’azione malsana, nello specifico di entrare in un certo luogo.  Usando la paura si cercava di proibire un’azione. Attraverso il viso orrido della gorgone, si cercava di fermare un incauto che tentava di avvicinarsi.  Omero stesso quando parla della Gorgone, parla solo della testa, come se non esistesse un corpo dando forza a questa tesi.

Certo, qualcuno ancora è convinto della figura di Medusa quale quella di una donna meravigliosa, dal corpo divino, occhi accecanti e capelli di serpente;  una donna di un fascino tale da far cadere a suoi piedi tutti gli uomini.
L’immagine mitica di una donna capace di trasformare in pietra, l’uomo che ne rimane incantato.

Gorgoneion
esempi di Gorgoneion

 

Charles Manson

Il 19 Novembre scorso, è morto Charles Manson.
Aveva 83 anni.  Era ricoverato da tempo in un ospedale della California.  E’ morto a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute.

Chi era Charles Manson ?
Probabilmente la stragrande maggioranza delle persone lo conosce.  Per quei pochi che non lo hanno mai sentito nominare, Charles Manson è stato un serial killer.
Tra i più feroci, molti lo ritengono uno dei peggiori criminali nella storia degli Stati Uniti.

Vissuto negli anni ’60 in pieno periodo Hippy,  uomo dotato di incredibile carisma, gli viene riconosciuta un’abilità innata nel gestire e manipolare a suo piacere le persone.
Possedeva uno spirito di persuasione tale, da essere in grado di indurre una persona a fare quello che chiedeva.  Dei molteplici delitti di cui è accusato, Manson non è mai stato l’assassino principale. Charles Manson è accusato di essere il Mandante. Le stragi sono state compiute da giovani e adolescenti dalla mente instabile, da lui indotti a commettere brutali omicidi.

E’ diventato tristemente famoso per quella ricordata come “la Strage di Cielo Drive”. I suoi seguaci fecero irruzione nella villa del regista Roman Polanski, compiendo una carneficina. Uccisero senza pietà sei persone, tra queste la giovane moglie di Polanski, Sharon Tate, incinta all’ottavo mese e mezzo.  Fu inoltre il mandante dell’omicidio dell’imprenditore e dirigente d’azienda Leno LaBianca e di sua moglie.

Tra i criminali più sanguinari dell’America anni ’60; le stragi da lui dirette ed orchestrate sconvolsero l’opinione pubblica e le coscienze di tutti gli americani, tanto da essere tuttora di attualità.

LA VITA DI CHARLES MANSON

Charles Manson nacque a Cincinnati, Ohio, nel 1934, da Kathleen Maddox, una donna dalla vita sgregolata, all’insegna della delinquenza.   Non è stato mai chiarito con certezza chi fosse il padre.
Coinvolto nella vita senza freni della madre, nel 1947 venne affidato ai servizi sociali.  Fin da piccolo si dimostrò incline alla violenza.  Si rese protagonista di piccoli furti ed era totalmente insofferente alle regole.

Di indole violenta e aggressiva, fu spedito in riformatorio all’età di 16 anni per reati che andavano dal furto alla truffa.  Non percorse mai la retta via.  Anzi, la sua condizione andò via via peggiorando;  si rese infatti protagonista di atti di violenza e abuso su altri ragazzi detenuti.
Con la maggiore età, le sue azioni criminali non cessarono e si trovò ben presto agli arresti e mandato questa volta in carcere.
Manson dimostrò da subito un avida passione per l’esoterismo, la magia nera, l’occulto. Soprattutto impressionò per una incredibile capacità di persuasione fuori dal comune. Spesso riusciva ad incantare psicologi e psicoterapeuti che tentavano una diagnosi sulla sua persona, al punto da riuscire in un’occasione ad ottenere la libertà vigilata.
Occasione che puntualmente non sfruttò.

Si trovò definitivamente incriminato nel 1960 per furto d’auto, frode fiscale e sfruttamento della prostituzione.  Fu condannato a 10 anni da scontare nel penitenziario di McNeil Island, nello Stato di Washington.

MANSON, LA MAGIA NERA
LE SCIENZE OCCULTE

Furono i periodi di detenzione a dare a Charles Manson la possibilità di approfondire argomenti del quale era affascianto.  Dalle arti magiche alla negromanzia, studiò le scienze occulte.  Era affascinato dalla Massoneria e dall’ipnosi.
Unito al forte carisma, raffinò l’arte e la capacità di manipolazione.
Si appassionò inoltre alla musica.  Imparò a suonare discretamente la chitarra, sviluppando un desiderio ostinato verso l’affermazione e la fama.  Uscito di galera nel 1967, decise di intraprendere la carriera musicale.

Era affascinato dai Beatles.
Sembra ne fosse profondamente influenzato,  soprattutto sulle note della canzone “Helter Skelter”;  a suo dire era un messaggio che comunicava l’Apocalisse, la fine del mondo.

Si trasferi’ a San Francisco arrivando a vivere pienamente il perido della “Summer of Love”, il movimento Hippy affermatosi in quegli anni.
In California conobbe e raccolse intorno a sè un nutrito gruppo di giovani e adolescenti, soprattutto donne, ammaliate dalla sua figura ipnotica, dal suo carisma, dalla sua carica emotica.  Erano le prime avvisaglie di quella che si sarebbe affermata come la sua potente carica persuasiva.

Affascinate dalla sua figura e affascinati dalla sua chitarra, giovani adolescenti, la maggioranza cresciuta in un contesto di profondo disagio sociale, si trovò ben presto ammaliata da questo personaggio dal fare mefistofelico, che li accoglieva a se e li faceva sentire importanti.
Giovani come Susan Atkins,  Mary Brunner,  Lynette “Squeeze” Froom,  Sandra Good, Tex Watson, Bobby Beausoleil si unirono a quello che consideravano il loro guru e leader carismatico e insieme ad altri cominciarono a vagabondare per l’America.  Furono gettate le basi per quella che fu soprannominata “La Famiglia“.

In poco tempo Manson riusci’ a raccogliere intorno a se un folto gruppo di accoliti, che giravano l’America.  Erano dediti a rapine, sesso di gruppo e all’uso di droghe e sostanze stupefacenti.
Cominiciarono in lui anche le prime farneticazioni.
Riteneva di essere la reincarnazione di Cristo; dentro di se a suo dire regnava anche la figura di Satana.  Nella sua cerchia era ritenuto leader religioso indiscusso.

Cominciò inoltre a nutrire un profondo odio per i neri americani. Si convinse e diffuse i propri ideali di razza bianca dichiarando che presto ci sarebbero state delle guerre tra neri e bianchi dove questi ultimi ne sarebbero usciti vincitori e “La Famiglia” sarebbe diventata la principale figura di comando per il mondo intero.
Maturò in lui anche un certo odio per le classi aristocratiche, che non volevano riconoscere l’importanza della sua figura predominante.

Carriera Musicale

Un pò guru un pò menestrello, tentò nel frattempo di fare il musicista.   In quel periodo, a cavallo del 1968,  pieno periodo “Figli dei Fiori”, Manson si propose per una carriera discografica.
Fece alcuni provini, coadiuvato e sostenuto in termini economici dal batterista dei Beach Boys, Dennis Wilson, una delle personalità più celebri, folgorato dalla figura di Manson.
Ma i suoi tentativi si sfondare nella musica non andarono in porto e i rifiuti subiti peggiorarono soltanto la sua mente già labile.
La villa di Cielo Drive, un tempo appartenuta al produttore musicale Terry Melcher sarebbe in seguito stata assunta da Manson, come il simbolo di un sistema degradato.
Alla fine usci’ fuori prepotentemente in lui, soltanto la sua follia.

LE STRAGI DI BEL AIR E DI CIELO DRIVE

Il primo a cadere sotto i colpi della “Famiglia” fu un insegnante di musica, Gary Hinman, in precedenza soggiogato da Manson, aggregato inizialmente alla sua accolita finendo poi per rifutarlo.  Venne accoltellato, sulle pareti della sua casa fu tracciata la scritta “Political Piggy” (“Porco politico”).
Pochi giorni dopo dette il via a quella che fu la strage più drammatica.
I suoi accoliti, ben addestrati, penetrarono nella villa di Cielo Drive, ora di proprietà del regista Roman Polanski (in quel momento in Europa per motivi di lavoro) assassinando tutti i presenti. Senza Pietà.
Sei persone tra cui la giovane moglie di Polanski, Sharon Tate in cinta di 8 mesi.
Il giorno dopo fu compiuta un’altra irruzione nella villa del imprenditore Leno LaBianca, accoltellando a morte prima lui poi la moglie.
A questo omicidio sembra partecipò anche Manson stesso.
La catena di omicidi non si placò.  Di li’ a poco venne ucciso anche un membro della “Famiglia”, tal Donald Shea colpevole di aver sposato una donna nera. Il corpo fu brutalmente fatto e pezzi e gettato in un canale

Come detto, per la cronaca Manson, non uccise nessuno.
Lui fu il mandante, nonchè il “direttore di orchestra”.
Finalmente di li’ a poco il procuratore generale Vincent Buglioni, grazie soprattutto alla testimonianza di alcuni seguaci pentiti, riusci’ ad incastrare Manson.  Fini’ per catturarlo e lo dichiarò in arresto.   Fu processato e condannato alla pena di morte (poi tramutata in ergastolo) con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Cielo Drive e di Leno LaBianca.

Da allora Manson è sempre rimasto in galera. Chiedendo più volte sconti della pena, comunque mai concessi.

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Manson, durante la fase di arresto.
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A sinistra, in una foto d’epoca, l’arresto di Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Leslie Van Houten – A Destra, Tex Watson, ancora la Krenwinkel e Bobby Beausoleil – Tutti presero parte in pieno, alle stragi di Bel Air e Cielo Drive

LEGGENDE METROPOLITANE
SU CHARLES MANSON

Naturalmente la figura di Manson ha dato vita a diverse leggende. Per quanto è dato sapere, il più delle volte fasulle.

Qualcuno sostiene che Manson fosse la reincarnazione del demonio (si faceva chiamare “Mr. Satana”); in realtà Manson stesso diffondeva tali voci. Più volte si spacciò per la reincarnazione di Cristo redentore. In realtà, a conti fatti, Charles Manson riusci’ a fondare una vera e propria setta.

Una leggenda che circola insistentemente, è quella che vede possibili Snuff Movie realizzati durante gli omicidi di Cielo Drive.
Gli “Snuff Movie” sono filmati, riprese video, registrazioni di un omicidio. In un film “Snuff”, un assassino riprende se stesso mentre tortura e infine finisce la sua vittima. Sembra addirittura esistono estimatori, fanatici e pervertiti disposti a pagare ingenti somme di denaro per vederli. A detta di alcune autorità sembra stiamo parlando di un “mercato fiorente”. Girava voce fossero in “commercio” Snuff Movie che mostravano le stragi di Manson.

In realtà sembra non sia cosi’.
Quello che è accaduto, è che la vicenda stessa di Manson, della sua “Famiglia” e dei fatti di Cielo Drive, abbia ispirato un film che ne riporta per intero le “gesta”.
Nel 1971 i coniugi Michael e Roberta Findlay, sulla scia dei film di “exploitation” particolarmente in voga in quel periodo, girarono un film di questo tipo.   Il film in questione è “The Slaughter”.
Per “exploitation” si intende un genere cinematografico, più che altro volto a portare sul grande schermo, immagini crude, horror e sesso estremo spesso al limite del pornografico, molto in voga anche in Italia in quel periodo.

Girato in Argentina, dai costi molto contenuti, evidente è l’ispirazione a Manson e ai suoi delitti. In “The Slaughter” il protagonista è un giovane che si fa chiamare “Satan”, a capo di una setta che conduce sempre ai limiti della violenza e delle orgie estreme. In un efferato omicidio, una delle vittime è incinta, proprio come Sharon Tate.
Da questa macabra opera cinematografica, nasce probabilmente la leggenda degli “Snuff Movie”. Agli inizi degli anni ’70 inoltre, soventi erano le voci secondo le quali, strani film venivano fatti entrare negli Stati Uniti dagli stati del Sud e del Centro America.

In realtà sembra fu tutto architettato dal produttore del film in questione, Allan Shackleton, che si occupò in seguito di rivenderlo sul mercato statunitense. Approfittando dell’opinione pubblica del periodo, Shackleton, produttore specializzato in questo genere di materiale, cambiò il titolo da “The Slaughter” in “Snuff”, diffondendo la voce che sul set, la scena finale, era la trucidazione della giovane protagonista. Nel 1975 il film fu promosso e pubblicizzato dallo stesso Shackleton e infine distribuito nelle sale cinematografiche, insinuando nel pubblico il dubbio “assisterete sul serio ad un vero omicidio” ?

Il gioco si rivelò vincente; una buona fetta di pubblico fu in effetti attirata, tanto che il film “Snuff” ebbe un discreto successo, costringendo la polizia ad accertarsi che l’attrice protagonista fosse davvero viva e vegeta.
In pratica, un’efficace trovata pubblicitaria.

Manson e la sua folle setta questa volta non c’entravano nulla, ma la voce si diffuse ugualmente. Naturalmente, fra lo scandalo generale, non furono in pochi a ritenere la voce plausibile.   Qualcuno credeva che i criminali avessero davvero filmato alcuni delitti e sepolto le pellicole.
Non sono mai emerse prove a sostegno di questa tesi.

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A sinistra la locandina di “The Slaughter” il film argentino dei coniugi Michael e Roberta Findlay – A destra la locandina della versione distribuita negli Stati Uniti con il titolo “Snuff”, che ha contribuito alla leggenda degli Snuff Movie.

Il Tarantismo

L’argomento di questo post è bizzarro.
Si parla di un fenomeno presente in passato nelle regioni che si affacciano sul Mediterraneo. In Italia fece la sua comparsa soprattutto tra Puglia e Salento:   il fenomeno del Tarantismo.

Con il termine “Tarantismo” (ricordato anche con il nome di “Tarantolismo”), si identifica una nevrosi, un malessere (neppure troppo passeggero), una sorta di turba mentale, che colpiva improvvisamente una persona.   Caratterizzato da un vera e propria sindrome da isteria, appariva molto simile alla crisi epilettica.

Causa principale sembra fosse il morso di alcune specie di ragni come la Malmignatta o la Tarantola, il cui veleno dava vita a veri e propri spasmi.   Preda di tali crisi, cadevano soprattutto contadini, lavoratori agricoli, in generale gente a diretto contatto con la terra.
Una volta intuito che la persona era vittima di questo malessere,   venivano fatti arrivare un gruppo di musicisti.  
Il “malato” veniva stretto in mezzo ad una cerchia di gente (in genere popolani vari che accorrevano numerosi a incitare), mentre i musicisti cominciavano ad interpretare una serie di melodie ritenute terapeutiche.   Il risultato era quello di un vero e proprio rituale.

Tarantismo e Tradizione Popolare

In sostanza, la tradizione popolare riteneva la persona in questione, malata e vittima di un malessere oscuro. Il gruppo di musicanti era in grado di guarirlo. Con la musica, purificarne il corpo attraverso un concerto che poteva durare giorni, cercando di trovare la combinazione giusta di vibrazioni e note gradite. Gli strumenti erano quelli tipici della tradizione popolare: la pizzica, il tamburello ma anche violino, armonica o chitarra.
I musicanti suonavano, cercando tra le dodici possibili quella che era ritenuta la sonata giusta.

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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – musicanti intenti nella ricerca della sonata giusta per “guarire l’ammalato”
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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – cerchia di gente accorsa ad incitare, intorno al “malato”

Leggenda racconta che, una volta trovata la melodia gradita, il “malato” iniziava a muovere le gambe in modo frenetico, in uno stato di trance, a strisciare sulla schiena, a correre in preda a deliri, questo fintanto che l’anima del ragno non si consumava fino a morire. La persona “tarantolata” (da qui il termine) successivamente batteva i piedi, si agitava drasticamente, come in una delle peggiori bizze, girando a vuoto o correndo in cerchio, crollando infine a terra stremata; il gesto tipico sembra fosse quello di schiacciare la terra, come a voler schiacciare un ragno.

Il fenomeno ha avuto nell’Italia una delle zone più inclini al suo manifestarsi, soprattutto la regione del Salento, ma anche Bari e Matera. Alcuni studi ne fanno risalire l’origine addirittura all’alto medioevo, ma il picco di diffusione è stato intorno alla metà del novecento (anni ’50 e ’60) andando a scemare già negli anni settanta.

Molti ne parlano come di un fenomeno strano; vi è chi afferma con certezza che le vittime erano preda di malesseri, altri in realtà ne sottolineano principalmente la sua natura di semplice rito.
Abbiamo parlato in precedenza di lavoratori e braccianti agricoli, ma sembra in realtà che il “Tarantismo” poteva colpire chiunque. Spesso le vittime erano giovani donne. Una volta morse dovevano espiare, purificando la propria anima, sottoponendosi a quello che ha tutta l’aria di essere un vero esorcismo a carattere musicale, molto simile a riti tribali delle tribù africane, dove i musicisti prendono il posto degli sciamani.

Tarantismo e Aspetti Leggendari

In molti hanno affrontato il fenomeno. Uno degli studiosi che se ne è occupato maggiormente è l’antropologo e scrittore Ernesto de Martino, che nel 1959 si occupò del fenomeno e successivamente scrisse libri a riguardo (“La Terra del Rimorso” edito da “Il Saggiatore”). Il quadro che ne è venuto fuori è che il rituale avveniva veramente, ma molti dubbi destavano i malesseri e le crisi delle persone.

In effetti avveniva per davvero che una persona si trovasse in preda a spasmi, isteria, a un delirio proprio o di un proprio familiare. Venivano chiamati a raccolta una banda di musicisti che iniziavano a suonare. Sembra che molte persone erano effettivamente morse da una specie di ragno tipica delle zone in questione ma come racconta De Martino nel suo saggio, altre volte il malessere era da ricondurre a una semplice scusa per attirare l’attenzione.

Tra le più disparate versioni, una di queste sostiene che dietro il tarantismo ci fosse in realtà il bisogno della donna di essere al centro di attenzione (in genere del marito, normalmente degli uomini). Alla donna era concesso qualsiasi gesto (anche uno “scabroso” alzarsi la gonna). Andando più a fondo alla questione, si capisce che spesso il morso della “taranta” metteva in luce casi di vicende personali spesso traumatiche, crisi e frustazioni, contrasti e conflitti familiari.
Sembra quindi che il “Tarantismo” altro non era che un pretesto per cercare di risolvere un qualche conflitto.

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a sinistra, la copertina del saggio di Ernesto de Martino “La Terra del Rimorso” – a destra, una donna nel mezzo di una crisi isterica, in preda a deliri e un musicista che cerca di “purificarla”

Altri dubbi permangono su quanto ci fosse di vero e quanto di rituale. Senza dubbio secondo De Martino, il Tarantismo non era una festa e rimane ben ancorato all’ essere un fenomeno psicologico e sociale forse a carattere religioso, forse cristiano.
In passato la chiesa lo ha considerato semplicemente un rito pagano a cui volle porre fine, avvicinandolo all’immagine di un rito cristiano che coinvolgeva la figura di San Paolo.
Una volta terminato il rito, la persona veniva poi condotta nella chiesa del santo a Galatina, per purificarsi definitivamente con l’acqua santa. Nella pratica finiva di espiare il suo male; in questo modo il “Tarantolato” ringraziava il santo.

Da un punto di vista clinico, c’è chi afferma che le crisi erano vere; importante era il tipo di legno con cui verrà costruita la cassa del tamburo. Importante, addirittura necessaria, per scacciare la crisi isterica.

Per quel che se ne sa, ad oggi il Tarantismo è sparito o almeno non se ne ha traccia allo stato attuale. Rimangono solo espressioni scherzose o di rimprovero, “Ti ha morso la tarantola?” rivolte a bimbi vivaci o irrequieti.

“LeggendeUrbane” si concentra, volendo dare informazione sul fenomeno, su quello che è il quadro clinico. Obbiettivo è dare informazione sui tratti che disegnano quella che è una credenza popolare. Alla fine quello che interessa è, mettere in risalto i significati tipici di una ideologia antica.

di seguito alcune video-testimonianze del fenomeno:

Video di repertorio

Analisi sul Tarantismo a cura di Diego Carpitella
(il video acquista grande interesse dal minuto 2:56)


Reportage (testimonianza del rito dal minuto 3:59)

Palcheventi: rubrica culturale curata da Maria Ricca.

Emily Rose

La storia di Emily Rose è una storia triste.
Si tratta di una vicenda che mette a disagio.
Anche solo sentirla raccontare dà un senso di angoscia e provoca fastidio.   E’ fatta di audio penosi e immagini pesanti.
“LeggendeUrbane” stessa quando ha iniziato a fare ricerche approfondite sull’argomento, si è imbattuta in resoconti strazianti e in materiale di repertorio che ha provocato un forte senso di shock e un nón sò ché di impotenza (alla fine dell’articolo sono stati inclusi una serie di contenuti audio e video raccolti dal web; gli audio risultano particolarmente crudi. Si consiglia di non prenderne visione a chi pensa di essere particolarmente suscettibile all’argomento).

Quello che viene raccontato di Emily Rose è vero.
E’ un fatto accaduto veramente.   Non è dato sapere quanto ci sia di mistico;  le immagini documentano bene quello che è ritenuto essere il più feroce caso di possessione demoniaca mai raccontato.

Secondo la chiesa, si è trattata di opera del maligno.
La giovane fu dichiarata posseduta dal demonio.
Secondo i tribunali fù tutta una pagliacciata.
Una ciarlataneria, un retaggio di superstizioni, che ha portato senza ritegno al decesso per mancanza di cure mediche efficaci.
Di concreto purtroppo,  soltanto le sofferenze atroci che questa povera ragazza tedesca ha subito.

La Storia di Emily

Emily Rose non è il vero nome.  “Emily Rose” è un’invenzione cinematografica ad uso e consumo di un film che ne racconta la storia, “L’Esorcismo di Emily Rose“, uscito nelle sale nel 2005.
Il vero nome della giovane era Anneliese Micheal; nacque nel 1952 a Leiblfing, piccola città della Baviera, da una famiglia estremamente cattolica.

La ragazza cominciò ad essere tormentata da gravi problemi fisici intorno ai 16 anni quando si manifestarono in lei le prime sofferenze dovute a convulsioni; problemi di salute che si sono protratti per anni, costringendola a innumerevoli ricoveri.  In seguito soffri’ di gravi disturbi fisici, quali irrigidimento degli arti, paralisi, impossibilità a parlare,  accrescimento smisurato del torace.  La clinica psichiatrica di Wurzburg (Psychiatric Clinic Würzburg) le diagnosticò una grave forma di depressione seguita da attacchi di epilessia, da trattare con farmaci.
Senza che le cure mediche portassero migliorie e dopo svariate insistenze da parte dei genitori, nel Settembre 1975,  la chiesa nella figura del vescovo Josef Stangl la dichiarò posseduta. Vennero scelti i prelati, Ernst Alt e padre Arnold Renz come incaricati di praticare l’esorcismo.

La chiesa per dieci mesi praticò l’esorcismo, affermando che la ragazza era vittima di ben sei possessioni demoniache di personaggi, realmente esistiti ritenuti malvagi e diventati spiriti maligni nell’aldilà (tra cui Hitler, Caino e Nerone).
Vennero fatte molte sedute, documentate da foto e registrazioni audio nelle quali si sente Annaliese in uno stato di grave isteria, dove riusciva a sdoppiare la propria voce parlando con voce maschile e dove inveiva contro qualsiasi oggetto sacro.
In questi stati di profonda isteria, manifestava una forza incredibile.  Più di una persona si trovava costretta a trattenerla.  Il suo fisico sembra fosse perversato da piaghe simili alle stimmate e riusciva a parlare l’aramaico e il latino,  lingue a lei sconosciute.
Tutto è documentato da nastri audio.

Il suo corpo subi’ un deperimento fisico notevole, si autoinfliggeva lesioni e si ruppe entrambe le ginocchia. La ragazza ormai magrissima, deperita e estremamente debilitata, trovò la morte nel Luglio del 1976, a soli 24 anni.

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a destra i due prelati che si occuparono di mettere in pratica l’esorcismo, Arnold Renz e padre Ernst Alt – a sinistra una prova fotografica di Annaliese in preda ai suoi deliri

Il Processo

Il caso passò in mano alle autorità, vennero fatte indagini e l’autopsia dichiarò che la ragazza era morta in seguito a malnutrizione e mancanza di cure mediche.
I genitori e i due prelati furono indagati per omicidio colposo.
Il caso fu portato in tribunale dove vennero ritenute attendibili le versioni mediche e psichiatriche, che asserivano Annaliese come malata di epilessia e vittima di gravi stati di allucinazione.

Il processo iniziò nel Marzo 1978 e si concluse con la condanna dei due chierici e dei genitori a 6 mesi di reclusione (con la condizionale) per negligenza (per non avere prestato soccorso) e omicidio colposo.
L’accusa venne giustificata dalla decisione di abbandonare la medicina tradizionale per usare rimedi alternativi.

Quello che a livello mediatico si scatenò, fù uno scontro tra Scienza e Fede.
Facendo ricerche sul web, si trovano opinioni a favore di entrambe le parti.  Si parla soprattutto di registrazioni audio che provano il caso.  Nessuno si è mai imbattuto in resoconti video
Le fonti risultano essere poche ed è difficile supporre qualcosa per la mancanza di prove efficaci.  Secondo il tribunale fu portata a morte sicura a causa di superstizioni religiose.

Sembra anche che la salma della ragazza sia stata riesumata, a seguito di una lettera che una suora carmelitana mandò ai genitori, parlando loro di una visione nella quale il corpo della ragazza fosse ancora integro e non decomposto dopo anni dalla morte. Non esistono comunque foto in merito.

Opinione Pubblica

Cosa è possibile dire oggi ?
Non molto.
Ci sono naturalmente fanatici religiosi che credono ciecamente nella versione della chiesa. Altri invece sono fermi oppositori e considerano quello di Annaliese, un vero e proprio omicidio. Qualcuno non ha dubbi e afferma che Annaliese è una martire. Infatti tra i molti resoconti giunti fino a noi, in uno di essi viene raccontato che la Vergine Maria le sia apparsa nelle sue visioni, dicendole chiaramente che la sua sofferenza era necessaria per espiare alle colpe degli uomini. A precisa domanda, se aveva intenzione di continuare a soffrire per portare la salvezza tra gli uomini, Annaliese accettò.

Quello che “LeggendeUrbane” si chiede è il perchè ?

Volendo credere ad un atto di Fede, perchè fu scelta Anneliese Micheal ? Cosa aveva di diverso dalle altre persone questa giovane ragazza ? Perchè è stata vittima di possessione ?
Famosi esorcisti affermano che la sua fede, la sua paura, sia stata una porta verso una dimensione medianica; una porta che una qualsiasi entità poteva varcare.
La ragazza in effetti pare fosse molto devota.
Credente e grande praticante (anni nel quale la fede religiosa era molto forte rispetto ai tempi attuali).

Volendo invece sposare la tesi della Scienza, perchè lei ?
Credendo alle tesi espresse dalla medicina del tempo, come è possibile spiegare il fatto che questa ragazza sia stata preda di attacchi epilettici cosi’ feroci ?
In cosa il suo fisico era differente ?
a livello psichiatrico, in cosa la sua testa, la sua mente erano diverse.

La domanda è, se è successo a lei, se è toccato a lei, perchè non può succedere a noi ?
Probabilmente questo rimarrà sempre un mistero.

Il video successivo è un contenuto audio portato dagli avvocati in tribunale all’epoca dei fatti. Nell’audio si sentono bene i due prelati parlare con le entità maligne per voce di Annaliese

Film Maledetti

Il Cinema è funestato da eventi drammatici.
Film perseguitati dalla malasorte. Accompagnati da una scia di sciagure durante la lavorazione o dopo l’uscita nelle sale. Vittime di episodi che hanno portato il lutto tra gli addetti ai lavori.  Il “Batman-Cavaliere Oscuro” di Chris Nolan con la tragica fine di Heath Ledger, “il Corvo” e la sua star Brandon Lee, la strage compiuta in casa di Roman Polanski, “diretta del reverendo” Charles Manson, successiva al diabolico “Rosemary’s Baby”. Tutti quei film che sono stati luogo di incidente, alcuni mortali, tra gli attori e i membri della troupe, si portano dietro la fama di essere “maledetti”. 

Per alcuni si tratta di vere fatalità.
“Il Corvo” di Alex Proyas, altro non è, che un tragico incidente sul set. Il fatto di cronaca legato a “Rosemary’s Baby” è dovuto ad un pazzo maniaco; di Heath Legder, brillante attore dalla mente travagliata, l’unica nota vagamente inquietante, rimane la frase attribuita a Jack Nicholson poco dopo il decesso

“Quando seppi che Heath era stato scelto per la parte di Joker, lo chiamai e gli dissi di stare molto attento…”.

“Maledetto” è considerato anche uno degli episodi di “Ai Confini della Realtà”, teatro di una delle più grandi disgrazie mai accadute all’interno di un set cinematografico. Il povero Vic Morrow, mori’ tragicamente assieme a due comparse durante le riprese, dilaniato dalle pale di un elicottero fuori controllo (cosa che ha causato non poche beghe legali per John Landis, regista dell’episodio in questione).

Oltretutto va valutata l’altra faccia della medaglia.  “Il Presagio” di Richard Donner ha fama di essere “maledetto”. L’aereo dove viaggiava Gregory Peck fu colpito da un fulmine; lo specialista degli effetti speciali, John Richardson, fu anch’egli vittima di un incidente. Maledizione non valida per tutti a quanto sembra; Jerry Goldsmith ha vinto il premio come miglior colonna sonora, Harvey Stephens un Golden Globe come miglior debutto e Billie Whitelaw un premio Bafta; il secondo è attualmente un signore di 47 anni, il primo e il terzo sono deceduti 30 anni dopo.

Nati sotto una cattiva stella

“LeggendeUrbane” pone la sua attenzione su quelle opere cinematografiche, che hanno visto il susseguirsi di una catena di eventi, che ha portato alla morte più di un protagonista o più di uno tra gli addetti ai lavori.  Alcune pellicole sembrano trascinarsi dietro, una sorta di “maledizione” che grava sull’opera.

L’ Esorcista di William Friedkin, fu effettivamente al centro di svariate sventure, tanto da richiedere l’intervento di un esorcista vero. Si sono registrati tra i quattro e i nove casi di decessi accidentali legati al cast e alla troupe tra cui l’attore Jack MacGowran (che nel film interpreta Burke), scomparso poche settimane dopo le riprese. In Gioventù Bruciata di Nicholas Ray, ben quattro dei principali interpreti ha trovato la morte in modo drammatico. Di Nick Adams non sono mai state chiarite le cause del decesso; fu trovato morto nella sua abitazione probabilmente a causa di un’eccessiva dose di stupefacenti. Sal Mineo è drammaticamente deceduto sotto la lama di un coltello, per un’aggressione subita mentre tornava a casa. Triste destino per i due bellissimi protagonisti: avvolta nel mistero è la morte della splendida Natalie Wood tragicamente scomparsa nel 1981, annegata al largo dell’isola di Santa Catalina; uno schianto, un incidente automobilistico si portò via il divo James Dean. Anche uno dei più grandi film sul ballo di tutti i tempi, Dirty Dancing, è accompagnato da una fama sinistra; Max Cantor, Jerry Orbach e il grande Patrick Swayze non ci sono più e la casa di produzione Vestron Video falli’ miseramente e cadde in bancarotta.

La trilogia di Poltergeist rappresenta un caso emblema; da molti considerato il film “maledetto” per eccellenza. Ha visto la dipartita di ben quattro tra i suoi protagonisti principali tra cui Dominique Dunne, morta a causa della violenza dell’ex fidanzato e la giovanissima Heather O’Rourke (la piccola protagonista Carol Anne) deceduta a causa di problemi di salute appena dodicenne.
A Poltergeist è legato anche un aneddoto. Leggenda racconta infatti che la malasorte gravata sul film era dovuta ad una profanazione: il set infatti sarebbe sorto su un antico cimitero indiano.

Trilogia di Poltergeist a parte, non ci sono molte spiegazioni per altri lungometraggi se non imputare il tutto al fato. Non sappiamo di iatture. Quello che sappiamo sono solo credenze popolari ; “Leggende Urbane” diffuse dal passaparola.
Probabilmente solo film nati sotto una cattiva stella.

Il Mago di OZ

Brutte storie si raccontano sul “Mago di Oz”, il grande film del 1939, diretto di Victor Fleming e interpretato da una giovanissima Judy Garland, funestato da incidenti e assurdi problemi di gestazione. Dall’aver cambiato continuamente regista e sceneggiatore fino a incidenti che hanno bloccato più volte le riprese. Buddy Ebsen, l’originale Uomo di Latta, dovette abbandonare la parte a causa di una grave reazione allergica all’alluminio usato per il suo costume; Jack Haley, che lo sostitui’ ebbe un’infezione agli occhi a causa del trucco. Margaret Hamilton, l’attrice che interpretava la Strega dell’Ovest rimase gravemente ustionata durante le riprese. Una sua controfigura mori’ in un incendio mentre girava una scena.  La “maledizione” colpi’ anche il povero cagnolino che interpretava Toto. Un attore lo calpestò accidentalmente rompendogli una gamba.

Ma l’aneddoto più macabro, e’ il misterioso episodio legato alla leggenda metropolitana, che da anni lo accompagna. All’epoca del film, si sta parlando di anni ’30, i lavoratori avevavano molti meno diritti e le loro condizioni spesso rasentavano lo schiavismo. Questo valeva anche per alcune produzioni cinematografiche. Leggenda racconta che uno degli attori nani chiamato ad interpretare i personaggi dei Mastichini, vittima di gravi problemi personali e a causa di pesanti torti subiti durante la lavorazione, per ritorsione contro la produzione, si sia suicidato impiccandosi sul set durante le riprese. La casa di produzione, la Metro-Goldwyn Mayer,  temendo lo scandalo e ripercussioni negative all’uscita del film, avrebbe tenuto nascosta la notizia. L’impiccagione è però ancora ben visibile sullo sfondo di una scena, restaurata in seguito in fase di montaggio, coperta con la figura di un grosso uccello che apre le ali. Il tutto è testimoniato dalla reazione dell’attore che interpeta lo spaventapasseri, quando alla vista del corpo, ha per un attimo un mancamento. Di seguito, alcuni video che mostrano la scena, prima e dopo il montaggio finale. Si nota effettivamente una sagoma non ben delineata, diversa dall’immagine dell’uccello che la produzione volle far credere.

Il video seguente è tratto dal canale YouTube di Tabù Tv

Di seguito due fermo-immagini dell’episodio, passato alla storia con il nome di “The Hanging Munchkin”.

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I due fermo-immagini incriminati della pellicola del Mago di OZ. In alto la presunta scena del nano impiccatosi durante le riprese, in basso la scena restaurata in fase di montaggio dove si vede un grosso uccello che dispiega le ali.  Secondo la Leggenda, la casa di produzione avrebbe occultato la notizia, per evitare ripercussioni negative.

L’incomparabile Atuk

Per ultimo lasciamo a voi quello che forse rappresenta il caso più inquietante; quello legato alla sceneggiatura di “Atuk”.
“Atuk” è un film che non ha mai visto la luce.
Di lui rimane la sceneggiatura basata sul romanzo “L’incomparabile Atuk” di Mordecai Richler del 1963.  La trama del romanzo ruota attorno alle vicende di un inuit canadese, dalla indole tenace e testarda, trasferitosi nella città di Toronto, vittima di situazioni tra il comico e il grottesco, principalmente dovute alle profonde differenze socio-culturali esistenti tra la sua comunità d’origine ed il Canada industrializzato.
Quelli avvenuti di seguito sono i fatti.
John Beluschi lesse la sceneggiatura e si dichiarò entusiasta del film; venne trovato morto poco dopo. La parte fu quindi offerta a Sam Kinison; fece in tempo a girare una scena, mori’ poco dopo in un incidente stradale.  Dopo Kinison la parte fu offerta a John Candy; dopo aver letto la sceneggiatura mori’ per un attacco cardiaco; aveva 43 anni. Alcuni mesi dopo la morte di John Candy, Michael O’Donoghue morì improvvisamente di una emorragia cerebrale. Si mormora avesse letto la sceneggiatura insieme a John Candy.
Hollywood riproponeva con forza il ruolo di Atuk.
Lo propose a Chris Farley. Chris era interessato e accettò; morì poco dopo di overdose. Aveva 33 anni.
Il comico Phil Hartman, un amico di Farley, era interessato ad un ruolo nel film. Voleva accettare la parte. Anche lui è morto improvvisamente poco dopo, assassinato dalla moglie.
Dopo sei morti, Hollywood decise di porre fine al progetto “Atuk” e con la fama sinistra che si porta dietro, viene deciso che probabilmente non sarà mai realizzato nessun film.

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a sinistra la copertina del romanzo satirico “L’incomparabile Atuk” dello scrittore canadese Mordecai Richler; a destra, in senso orario, Chris Farley, John Beluschi, Sam Kinison e John Candy, “vittime” di quella chiamata “la Maledizione di Atuk”

La Maledizione del J27

Il termine “Maledizione del J27” identifica una presunta Maledizione che circola negli ambienti dello Show Business. All’inizio, sembrava ne fossero vittime elementi di spicco del mondo della Musica; in seguito ha visto coinvolte personalità più o meno note dello “star system”.

In principio, fu coniato il termine “Club 27“.
Si trattava di un’espressione giornalistica, usata per identificare, un gruppo di artisti, morti in circostanze drammatiche, all’età di 27 anni. Alcune, vere e proprie icone. Brian Jones, il padre fondatore dei Rolling Stones, Jimi Hendrix, pioniere indiscusso della chitarra elettrica, Jim Morrison, cantautore, poeta e voce narrante degli Anni ’70, la grande Janis Joplin. In seguito, stessa sorte è toccata al leader dei Nirvana, Kurt Cobain e alla Soul-singer Amy Winehouse. Nomi meno conosciuti, sono il rapper Fat Pat o la bassista delle Hole, Kristen Pfaff. Nel suo piccolo anche il cinema ha contribuito, con la prematura dipartita della star di Alpha Dog e Star Trek, Anton Yelchin.

In seguito, i giornali, cominciarono a fare riferimento ad un insieme più ristretto di morti violente, tra coloro che, oltre alla dipartita avvenuta alla giovane età di 27 anni, avevano in comune anche la lettera “J” nel proprio nome. Da qui il termine, “Maledizione del J27”.

da “Club 27” a “Club J-27”

Agli artisti già citati, si aggiungono il cantante giamaicano degli Inner Circle, Jacob Miller, morto per un tragico incidente stradale, il co-fondatore e mente dei The Mars Volta, Jeremy Michael Ward, deceduto per overdose di droghe, il cantante e compositore Jesse Belvin, la cantante soul Linda Jones. Per tutti vale la medesima regola: Morti a 27 anni, ed in comune la lettera J nel proprio nome.

Approfondendo, si scopre che altri artisti, appartenenti al “Club 27”, fanno parte per via traverse del “Club J27″; infatti hanno avuto a che fare con la lettera J nella loro drammatica dipartita. E’ il caso dell’attrice spagnola Soledad Miranda, morta a 27 anni a seguito di un incidente stradale all’ospedale di San Josè (Josè) o la frontman dei Gift, Mia Zapata, vittima della follia omicida di Jesus Mezquia, un maniaco seriale (Jesus).

Opinioni a riguardo

Naturalmente in molti hanno avanzato ipotesi, dal paranormale alle teorie del complotto. Nulla vieta di pensare che possa esistere un fantomatico “Club 28” o un “Club 29” o perchè no, un “Club 40”. E’ necessaria un’approfondita indagine e verificare quando sono scomparse personalità più o meno conosciute del mondo dello spettacolo. John Beluschi di anni ne aveva 33, il campione di Formula 1 Ayrton Senna 34, River Phoenix 23, il mito di James Dean si spense a 24 anni, Heather O’Rourke, la giovanissima star di Poltergeist, ebbe delle complicazioni di salute ed è deceduta ad appena 12 anni.

Chi ritiene sia semplicemente frutto del caso, chi ha notato che esiste anche un semplice “Club J” (agli artisti già citati possiamo aggiungere John Lennon, il batterista dei Led Zeppelin John Booham, l’immenso genio bassista di Jaco Pastorius, Jeff Bucley, the “King” Michael Jackson). Niente più di una banale coincidenza.
Oltretutto se di una Maledizione si tratta, chi l’ha lanciata ? Domanda lecita.

Il membro più esclusivo

Vogliamo concludere questa carrellata di nomi, lasciando per ultimo, la figura più controversa del Club, nonchè una delle più controverse del mondo della musica, il bluesman Robert Johnson, a cui in futuro “LeggendeUrbane” non può che destinare un capitolo a parte. Probabilmente il “membro” più contraddittorio di questo triste club, leggenda del Blues, unanimamente considerato uno dei più influenti musicisti del ventesimo secolo (inserito nella Rock and Roll Hall Fame nel 1986) e su di cui grava una delle leggende più inquietanti della musica; con la famosa J nel nome, morto in modo misterioso a 27 anni, presenta una biografia oscura e poco documentata, su di lui pesa un aneddoto che racconta che da goffo e impacciato, divenne chitarrista dalla tecnica sopraffina dopo aver venduto la propria anima al demonio.
Leggenda narra che questi abbia stretto un patto col diavolo, vendendo la propria anima in cambio della capacità infinita di suonare la chitarra, scomparendo e riapparendo dal nulla un anno dopo, quando nessuno ci credeva più, senza sapere che fine avesse fatto. Si narra che seguendo la tradizione del voodoo, abbia invocato il diavolo in un incrocio stradale (incrocio oltretutto ricordato, in una delle sue canzoni più celebri “Crossroad Blues“).

Robert Johnson
Il bluesman Robert Johnson, il membro “più esclusivo” del Club J27

E’ opportuno far notare che queste sono tutte supposizioni. Forse nascondono qualche congettura, ma al momento, sembra tutto frutto del caso. Forse sono solo inquietanti trovate giornalistiche. Oppure semplici “Leggende Urbane”.

In ultimo

Abbiamo detto di voler concludere con Robert Johnson.
In realtà no, perchè la lettera J e i 27 anni, si ritrovano ancora, tristemente appaiati in altre tragiche dipartite; quella di Jonathan Brandis, che assieme ad Atreyu fu la giovane star della Storia Infinita, il geniale artista Jean-Michel Basquiat, il povero disgraziato Joseph Merrick, che a causa della sua deformità, sarebbe diventato in seguito, il triste protagonista del film “L’Uomo Elefante”.

Joseph Merrick
Joseph Merrick, triste protagonista della storia dell’Uomo Elefante, anche lui fa parte del Club J27

“LeggendeUrbane” nei mesi successivi alla pubblicazione di questo articolo, non si è fermata e ha proseguito nelle ricerche. In questo modo, è venuta a conoscenza di un’altra vittima illustre della Maledizione del J27. Un importante personaggio storico.
Si tratta di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio nota come Anita Garibaldi.
L’indomita rivoluzionaria brasiliana, moglie del condottiero e patriota italiano Giuseppe Garibaldi, conosciuta come l’Eroina dei Due Mondi. Cadde vittima della febbre, a 27 anni, nelle valli di Comacchio (sulla sua morte ci sono comunque pesanti controversie che vedono lo stesso Garibaldi implicato, ma l’argomento, di natura storica, non sarà per il momento, trattato nel corrente articolo). Fuggendo dagli austriaci, incinta, al fianco del marito, seguiva i suoi ideali di Libertà.

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L’unica immagine conosciuta di Anita Garibaldi, l’indomita guerriera, moglie dell’Eroe dei Due Mondi. Anche essa Vittima illustre di quella cerchia a cui risponde la “Maledizione del J27”

Viaggio al Centro dell'Ignoto