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Gli Arconti

La figura dell’Arconte è, in generale sconosciuta.
Le informazioni in merito sono poche; alcune peraltro, poco attendibili. Sono diffuse teorie che vedono nell’Arconte una metafora dell’universo, dove i pianeti sono emanazioni di energia, flussi magnetici che influenzano il cosmo; la Terra, primo Arconte ad essere generato, grazie a tali flussi, tiene l’Uomo ancorato a sé, non permettendo alla propria anima di fuggire da un corpo in cui è prigioniera. Altre tesi vedono negli Arconti (definiti presunti “Loro”), la funzione di tenere intrappolato l’essere umano nel Tempo. Lo dominano e ne sono i padroni della mente. A causa loro l’uomo vive nel passato o si proietta nel futuro, non vivendo davvero mai il momento presente.

Nella sua rappresentazione più tipica invece, quella dell’Arconte è una figura cardine di antiche dottrine religiose. Esoterismo e culto, si fondono, mettendo in luce un simbolismo legato a vecchie credenze, fonte di ispirazione di un antico misticismo, nel tempo andato perduto.

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Alcune possibili raffigurazioni degli Arconti girando per il web; Arconti in quest’ottica, visti come esseri demoniaci.

Chi sono gli Arconti

Gli Arconti, sono entità associate allo Gnosticismo.
Nella teogonia e nella cosmogonia gnostica, il loro ruolo è quello di giudice, controllori dell’universo materiale.

Cosa sono la teogonia e la cosmogonia ?
In breve, la teogonia è un racconto a carattere mitologico, dove si narra la nascita e la discedenza delle divinità. Tra i testi più conosciuti, c’è la Teogonia di Esiodo, un poema mitologico, scritto intorno al 700 a.C. dove si narrano la storia e la genealogia degli dei dell’antica Grecia. La cosmogonia è la dottrina e l’insieme di miti e leggende che tratta l’origine e la natura dell’universo.
In tali testi di origine gnostica, la figura degli arconti è legata al concetto di potenza responsabile della creazione del mondo, le cui regole dettano quelli che sono i legami tra uomo, mondo, cosmo e tempo.

Lo Gnosticismo

In passato esistevano varie religioni.
L’antica Grecia, le civilta’ mesopotamiche, l’impero romano, tutte concepivano un diverso tipo di fede, veneravano i loro dei e possedevano i loro testi sacri. Erano inoltre presenti minoranze religiose, che si tentava di sottomettere, al più di debellare. In quel contesto storico, prese fortemente piede lo Gnosticismo.

Lo Gnosticismo è un antico movimento filosofico e religioso che basa, sul concetto di  profonda “conoscenza”, il raggiungimento del fine massimo. Principalmente diffuso nei territori della Grecia antica, ha trovato largo seguito nel periodo tra il II° al IV° secolo d.C. Tuttavia, fonti riportano addirittura all’antico periodo babilonese. In generale comunque, la sua diffusione è avvenuta più o meno in parallelo al Cristianesimo. Da questo fù perseguito e ritenuto eresia.

Fondamentalmente lo Gnosticismo intendeva portare l’uomo alla salvezza, grazie alla “conoscenza delle cose”. Se nel Cristianesimo tradizionale si afferma che l’anima raggiunge la salvezza dalla dannazione eterna per grazia di Dio e alla fede in Dio, lo Gnosticismo afferma che la salvezza dell’anima dipende da una conoscenza superiore e illuminata (Gnosi) dell’uomo; conoscenza del mondo e dell’universo. Gli gnostici dunque erano persone che conoscevano la “Verità”, pertanto esseri superiori (per una conoscenza più approfondita sull’argomento, si rimanda comunque a testi di studio; in quest’ambito s’intende dare un’infarinatura).

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Uno dei più conosciuti Simboli Gnostici rappresentante la Sapienza Divina, il “Glicone”, il Serpente dal volto di leone.

Anche lo Gnosticismo possiede una serie di testi sacri. Tra i più importanti, abbiamo i Codici di Nag Hammâdi. Tali opere di letteratura vennero rinvenute nel 1946 dall’esercito inglese presso il villaggio di Nag Hammâdi in Egitto, durante il ritrovamento di un’antica biblioteca. Scritti su papiri in lingua copta, attualmente sono tra i testi più tradotti e studiati dagli studiosi del movimento gnostico. All’interno di questi codici abbiamo una serie di vangeli (tenuti peraltro occultati dal Cristianesimo) detti “Vangeli Gnostici“. Tra i più conosciuti, il Vangelo di Tommaso, il Vangelo secondo Filippo, la Sapienza di Cristo, il famoso Vangelo di Giuda o il Vangelo di Eva (quest’ultimo andato perduto).

Tra i testi di nostro interesse vi è l’Apocrifo di Giovanni (denominato Libro di Giovanni Evangelista), dove viene narrata la concezione della creazione divina.
Abbiamo un Dio, definito Eone, che generò altre coppie di Eoni, eoni maschili e eoni femminili. Insieme gli Eoni, formano la sfera divina detta “Pleroma”. Nel sistema di classificazione gnostica pertano, gli eoni altro non sono che emanazioni di Dio. Ogni nuova emanazione può avvenire solo se si uniscono un eone maschile e un eone femminile.
Successe però che un eone di nome Sophia, a causa della sua brama perversa di assomigliare al dio padre ed Eone supremo, riusci’ a generare un nuovo eone, senza unirsi a nessuno, contro natura. Sophia, generò un nuovo eone che divenne cosi’ emanazione perversa. Tale eone, nato in modo perverso era il Demiurgo.
Il Demiurgo fù il primo Arconte, che generò a sua volta altri Arconti.

Da questo “peccato iniziale“, si generò il mondo materiale, dove venne collocato l’uomo e dove l’uomo stesso si trova imprigionato, non riuscendo a raggiungere il Dio superiore.

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Alcuni frammenti dei testi copti dei Codici di Nag Hammâdi, rinvenuti nel villaggio di Nag Hammâdi nel 1946. Sono tra i più importanti ritrovamenti per quel che concerne la dottrina Gnostica.

Il Mondo Materiale

Il mondo materiale è quindi una creazione degli Arconti, che vogliono portarlo alla perfezione del Pleroma, e cercano di riprodurre tale perfezione attraverso regole e leggi. Ma questo è un errore in quanto loro cercano solo di riprodurre qualcosa che non è. E nella pratica rappresentano un ostacolo per l’essere umano. Provano sofferenza verso il genere umano e lo ostacolano in quanto a differenza loro, non posseggono il libero arbitrio. Vengono visti come parassiti pronti a indirizzare l’uomo verso azioni nefaste.

Giudici supremi e controllori dell’universo, un universo però creato per abominio. Per certi versi, andando nel concreto, è un’idea rimasta simile a quanto avvenne nella vita reale. Nell’antica Grecia infatti, la figura dell’Arconte era in effetti, una figura giuridica riconosciuta. Il termine Arconte faceva riferimento ad una istituzione; era un magistrato che deteneva il potere giuridico della poleis greca. Una carica civile, usata successivamente anche dai bizantini.

In Sintesi

Ricapitolando quindi, gli Arconti hanno fondamentalmente una connotazione negativa.
Emanazioni divine, generatori del mondo materiale come causa di atti perversi. Sul mondo esiste l’uomo il cui fine è il raggiungimento e la ricongiunzione al Dio Supremo. Si frappongono tra il mondo materiale e un Dio superiore, collocato nella sfera del Pleroma, con l’obbiettivo di ostacolare l’uomo.

Vediamo pertanto che le teorie gnostiche vanno in parallelo alla religione Cristiana e gli elementi dell’una si ritrovano nell’altra. L’emanazione divina è possibile vederla come Satana, il diavolo, affiancato nella sua perversione dal suo esercito di demoni, gli Arconti. Il loro fine è non far arrivare l’uomo a Dio. L’ennesima sfida tra il Bene e il Male.

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La Storia di Tarrare – l’uomo che mangiava animali vivi

Tarrare (talvolta citato semplicemente “Tarare”), è stato un artista di strada e militare francese, diventato famoso per le sue bizzarre abitudini alimentari. Nato a Lione intorno al 1770, fin da piccolo dimostrò un appetito fuori dal comune. Fu talmente vorace e dall’istinto perennemente affamato, da squartare senza problemi, animali vivi di media taglia per cibarsene. La sua bislacca storia è stata ben documentata, ed è arrivata a noi da fonti attendibili.

Infanzia e Adolescenza

Non sono molte le informazioni circa i primi anni di vita (lo stesso nome, “Tarrare”, trattasi probabilmente di un nomignolo), si sa solo che la famiglia, compresa fin da subito la strana natura del fanciullo, lo cacciò molto presto di casa. Si ritrovò pertanto giovanissimo, a vagabondare per la Francia.

Inizialmente campò facendo il mendicante, in seguito si uni’ ad un gruppo di artisti di strada sfruttando “le sue doti” come fenomeno da baraccone. Il suo numero consisteva nel mangiare qualsiasi cosa gli fosse proposta. Inghiottiva senza problemi sia frutti interi sia piccole pietre, arrivando ai primi animali vivi. Divenne molto noto per riuscire a mettere in bocca piccoli serpenti, divorandoli interi.

Arrivò ad “esibirsi” nelle piazze di Parigi, ma fu ben presto vittima di lancinanti dolori intestinali, spesso occlusioni, che lo costrinsero ad interrompere le sue performance. Fu ricoverato una prima volta presso l’ospedale Hotel-Dieu (il più antico ospedale parigino) dove medici e infermieri furono per la prima volta testimoni della sua particolare “caratteristica”. Al Hotel-Dieu fu curato con potenti lassativi e fu li’ che ebbe un breve periodo di stabilità.
Ma non perse la sua strana natura.

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Raffigurazione di Tarrare

Tarrare militare

In quel periodo in Francia scoppiò la rivoluzione francese. Parigi era teatro di scontri e violenze. Un pò per sicurezza, un pò per provvedere a se stesso, Tarrare entrò a far parte dell’esercito francese, arruolandosi nell’Armée Révolutionnaire Française (la fanteria della Repubblica). Naturalmente anche l’esercito si rese ben presto conto della natura singolare del personaggio in questione.

Le razioni date alle milizie francesi si rivelarono insufficienti per soddisfare il suo appetito e Tarrare si trovò disposto ad accollarsi sgradevoli compiti pur di ottenere ulteriori razioni di cibo. Ma subi’ un lento declino fisico al punto da dover essere trasferito all’ospedale militare di Soultz-Haut-Rhin (ospedale attivo durante la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 in Francia). Medici e sanitari rimasero scioccati nel constatare l’appetito sproporzionato di Tarrare. Arrivarono a quadruplicargli le razioni ma non riuscirono in nessun modo a far diminuire la sua fame. Iniziò anzi a pasteggiare con gli avanzi degli altri pazienti, a frugare nei rifiuti, a cibarsi di avanzi di farmacia.

Fu in quel periodo che il dott. Courville e il dott. Didier (chirurghi del 9° régiment de hussards) assieme al barone Pierre-Francois Percy, membro del personale medico, decisero di sperimentare e verificare fino a che punto poteva arrivare l’appetito spropositato di Tarrare, rendendolo oggetto di studio. In un primo esperimento, imbandirono una mensa per 15 commensali chiedendo a Tarrare di arrivare a mangiare fin dove arrivava; con sopresa Tarrare non solo dimostrò di divorare tutto nel giro di poche ore, ma, non sazio, concluse ingurgitando oltre 18 litri di latte. In un secondo esperimento (da qui la leggenda di Tarrare come da titolo del post), gli fu offerto un gatto vivo. Tarrare ammazzò e dilaniò l’animale in poco tempo con i denti, bevendone il sangue e inghiottendolo per intero apparentemente senza sforzo, scartando le ossa e vomitandone successivamente la pelliccia e la pelle.

Gli vennero dati in pasto altri animali vivi. Tarrare divorò senza sforzo prima serpenti e lucertole, poi una intera anguilla che ammazzò schiacciandone la testa e inghiottendola per intero senza neppure masticarla.

Percy, incredulo, all’interno di un’ampia sezione dell’opera medica “Journal de medecine, chirurgie, pharmacie, Volume 9” (parte integrante di un trattato dal titolo “Mémoire sur la polyphagie“, edito nel 1805, di cui se ne può scaricare una versione originale all’indirizzo qui riportato) scrisse di lui “I cani e i gatti fuggivano in preda al terrore al suo cospetto, come se potessero presagire la sorta di destino che egli stava loro per riservare”.

Ciò che lasciava basiti era il suo aspetto fisico. Tarrare appariva come una persona normale. Magro, di altezza e peso nella media, biondo di capelli, dalla capigliatura liscia e molto fine. Solo bocca e guancie molto più ampie del normale tanto da essere in grado di infilarsi in bocca una certa quantità di mele intere. Aveva i denti perennemente macchiati, la pelle sempre calda e un’intensa sudorazione. Una delle poche anomalie era quella di emanare di continuo uno sgradevole odore. Dopo che si riempiva di cibo cadeva spesso in un sonno profondo, nel quale il suo addome si gonfiava a dismisura; l’odore malsano andava aumentando. A parte violenti attacchi di diarrea e blocchi intestinali, la sua natura sembra non procurargli mai particolari problemi fisici. I medici dovettero inoltre constatare che Tarrare non mostrava sintomi di malattie o turbe mentali; era solo spesso vittima di spossatezza. Manifestava una pesante apatia e spesso si lasciava andare abbandonato a se stesso, sopraffatto da stanchezza. Il quadro psicologico, non sembra recasse particolari motivi tali da spiegarne l’insolito comportamento.

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Alcune raffigurazioni che sono state date di Tarrare.

Uso di Tarrare da parte dell’Esercito Francese

Quello che avvenne successivamente fu presto detto.
Tarrare era pur sempre al servizio dell’esercito francese, che pensò bene di sfruttarne le “capacità” per scopi bellici. Sotto le direttive del generale francese Alessandro di Beauharnais, iniziò una sorta di “attività di corriere”. In pratica gli veniva fatta ingoiare una scatola contenente importanti documenti e veniva spedito oltre le linee nemiche con l’ordine di raggiungere altri comandi dislocati in altre aree. Una volta arrivato, la scatola e i documenti contenuti, venivano raccolti dalle sue feci. Spesso si trattava di importanti direttive da consegnare ai comandanti di altre guarnigioni. Una volta portata a termine la missione, Tarrare riceveva come premio ampie razioni di cibo in cambio dei servizi resi (si racconta di un intero tavolo riempito con interiora di toro che Tarrare divorò in pochi attimi davanti ad un’assemblea di generali).
Sfortunatamente però, in una delle sue missioni Tarrare fu catturato dai Prussiani e incriminato come spia. Venne torturato e tenuto agli arresti fin quando non cedette, rivelando la sua natura e il suo stato di servizio. Anche i prussiani di fronte al personaggio in questione rimasero basiti; Tarrare subi’ una finta esecuzione di morte per puro scherno e fu rimandato indietro ai francesi.

L’esperienza marchiò profondamente la psiche già molto labile di Tarrare. Chiese espressamente di essere curato e venne nuovamente ricoverato; vennero sperimentate su di lui nuove forme di terapia a base di laudano o pillole di tabacco ma senza risultati. L’appetito di Tarrare continuava ad essere vorace e famelico, tanto da scappare spesso dalla clinica per cibarsi di rifiuti o avanzi che contendeva ai cani randagi. Arrivò addirittura, in preda ad attacchi feroci di fame, a cibarsi dei cadaveri della camera mortuaria. Quando dopo qualche tempo, ci fu la sparizione di un bambino di 14 mesi, il team del dott. Courville e Percy non riuscirono a difendere Tarrare dalle accuse di cannibalismo, che venne cosi’ espulso dall’ospedale.

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Una delle peggiori riproduzioni che fu fatta di Tarrare; quella che lo vede accusato della sparizione di un neonato, con conseguente cannibalismo .

Resoconti scritti su Tarrare

Come detto, Tarrare divenne ben presto oggetto di studio per la scienza del tempo e ne viene fatta menzione in svariati trattati di medicina. Citiamo “Anomalies and Curiosities of Medicine” dei clinici George M. Gould e Walter Lytle Pyle, trattato scaricabile in formato e-book, all’interno dell’archivio on-line del progetto Gutemberg – http://www.gutenberg.org/.
Rimangono tuttora sconosciute le cause. Si presuppone che l’uomo possa aver sofferto di ipertiroidismo, un raro disturbo del sistema endocrino che comporta estremo appetito, sudorazione e intolleranza al caldo. Jan Bondeson, reumatogo svedese, nel suo “Freaks: The Pig-Faced Lady of Manchester Square & Other Medical Marvels” del 2006, ritiene che Tarrare abbia avuto un danneggiamento all’amigdala, una parte del cervello che porta all’iperfagia.

Fine di Tarrare

Le ultime informazioni su Tarrare sono state raccolte ancora dal barone Percy. Durante l’ennesimo ricovero, stavolta presso l’ospedale di Versaille, chiese con forza di essere assistito dal medico che già conosceva la sua condizione. Quando Percy si recò al capezzale, trovò un Tarrare ormai estremamente deperito; non potè far altro che diagnosticargli una grave forma di tubercolosi, che assieme a violenti attacchi di diarrea essudativa, lo portò alla morte nel giro di poche settimane. Il dott. Tessier, patologo di Versaille si occupò di farne l’autopsia sul cadavere. Scoprirono che Tarrare aveva uno stomaco e un fegato di grandezza inusuale ma non furono riscontrate molte altre differenze rispetto ad una persona normale. Alla fine di Tarrare, rimane pertanto, lo strano quadro clinico e la sua triste storia.

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La copertina de “Journal de medecine, chirurgie, pharmacie” del barone Pierre-Francois Percy, dove è riportata una delle descrizioni più approfondite, della figura di Tarrare.