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Le Sorelle Fox

Le sorelle Fox, Kate e Maggie Fox, sono il primo caso conosciuto di Medium. Due donne in possesso di facoltà medianiche. Erano in grado di comunicare con l’aldilà.

Lo Spiritismo è stata una corrente filosofica nata in Francia intorno alla metà dell’800. All’inizio solo un semplice argomento che coinvolgeva appassionati, si è ben presto diffuso tanto da diventare una vera e propria dottrina. Precursore del movimento, nonchè primo a studiarne i contenuti, fu il pedagogo Allan Kardec. Scrisse cinque importanti volumi (Il Libro degli Spiriti, Il Libro dei Medium, Il Vangelo secondo gli Spiriti, Il Cielo e l’Inferno, La Genesi), tuttora considerati testi chiave della letteratura spiritica.

Kardec osservò una serie di fenomeni, formulando le prime teorie che introducono il concetto di “spirito” come presenza incorporea. Riteneva possibile interagire con l’anima di un defunto, diventato spirito nell’aldilà. Questo poteva avvenire solo grazie all’intervento di un medium, ossia una persona dotata di particolari facoltà che gli permettevano di comunicare ed essere un tramite tra le anime dei defunti e i viventi. La comunicazione avveniva in una seduta spiritica.

In seguito influenti personalità, proseguirono il lavoro di Kardec. Lo scrittore inglese Sir Arthur Conan Doyle fu uno dei suoi più appassionati seguaci. Tra la metà del ‘800 e per buona parte del ‘900, lo Spiritismo fece milioni di proseliti nel mondo, tanto da diventare un ostacolo alla fede della comunità cristiana. Per lungo tempo la chiesa lo ha visto come un “rivale incallito”.

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a sinistra, Allan Kardec, padre del movimento Spiritista – a destra, un’immagine di una Seduta Spiritica.

 

Kate e Maggie Fox

Non sappiamo la verità sulle sorelle Fox. Le prime Medium della storia oppure quella che a detta di qualcuno, altro non è che una frode. Molti pensano seriamente che le due donne erano in possesso di facoltà medianiche. In grado di comunicare con le anime dei defunti.

La Storia racconta questo.
Kate e Margaret Fox, erano due bimbe, rispettivamente di 11 e 14 anni, quando nel 1848, ad Hydeville, Stati Uniti, cominciarono ad udire strani rumori provenienti nella casa dove vivevano. Prima delle bambine, fu la madre a sentire questi strani rumori simili a rintocchi sul legno. Incapace di capirne la fonte, si recò nella stanza delle figlie che dormivano assieme alla sorella maggiore Leah. La casa oltretutto aveva una fama sinistra.

Durante la notte del 31 Marzo, Kate avrebbe iniziato a dialogare con uno spirito. Ad ogni domanda lo spirito rispondeva con un colpo simile a quelli uditi. Le bambine dettero anche un nome alla misteriosa presenza, quello di “Mr. Splitfoot” (Signor Piede-Biforcuto). Il dialogo prosegui’ nei giorni successivi, tanto che anche conoscenti e vicini furono testimoni dell’evento. Secondo le bambine, lo spirito apparteneva ad un certo Charles B. Rosma, un ex venditore ambulante, barbaramente ucciso all’interno della casa e poi sepolto in cantina. Sulla base di quelle parole, furono fatti degli scavi e fu rinvenuto uno scheletro.

A questo punto la fama delle bambine dilagò.
Furono mandate a Rochester da Amy e Isaac Post, una coppia di Shakers (ramo appartenente alla congregazione religiosa dei Quaccheri, puritani, fedeli al movimento cristiano Calvinista), in rapporti di amicizia con la famiglia Fox. La coppia si convinse del fenomeno al punto da diffondere la notizia nella loro congregazione. La comunità Shakers si convinse delle facoltà delle bimbe. Nacque cosi’ il primo nucleo di quella che fu successivamente riconosciuta come “Chiesa Spiritista”.

Le sorelle iniziarono a tenere sedute pubbliche alla presenza di personaggi di spicco (lo scrittore James Fenimore Cooper, il politico George Bancroft). Il Movimento Spiritista prese sempre più piede, diventando in poco tempo un fenomeno di massa. Kate e Margaret divennero sensitive di fama mondiale. Tenevano costantemente sedute spiritiche, anche di fronte a un pubblico scettico il quale non riusci’ a dare spiegazione ai famosi “colpi”.

L’editore e politico Horace Greeley, convinto sostenitore delle ragazze, ne era talmente entusiasta tanto da diventarne diretto protettore, introducendole negli ambienti altolocati. Sempre più persone pagavano lautamente le due ragazze in cambio di una seduta spiritica dove venivano messi in contatto con qualche familiare caro.

Le Sorelle Fox
una foto d’epoca che ritrae le tre Sorelle Fox. Kate, la più piccola, al centro; Margareth sulla sinistra; Leah, la maggiore, a destra.

 

Crisi di Coscienza e successiva confessione

Il fenomeno acquistò proporzioni immani.
Le ragazze ormai appartenevano alle classi sociali elevate. Si maritarono con personaggi influenti, riuscendo a raggiungere il benessere economico. Ma non riuscirono a tenere sotto controllo il fenomeno. Successo e fama le destabilizzarono. Entrarono in una profonda crisi depressiva ed ebbero gravi problemi di alcolismo.

In piena crisi di coscienza, rabbiose contro la sorella maggiore Leah, decisero di togliersi il peso di dosso, rivelando al mondo quella che a loro dire fu una delle più grandi truffe di sempre.

Rilasciarono un intervista ad un famoso cronista dell’epoca. Margaret fece un’apparizione pubblica alla New York Academy of Music il 21 Ottobre 1888. Alla presenza in sala della sorella Kate, davanti ad una platea gremita, rivelò come riuscivano a produrre ad arte dei colpetti che potevano essere uditi in tutto il teatro. Era infatti in grado di far schioccare le articolazioni delle dita dei piedi, emettendo un suono molto acuto simile ad un colpo dato al muro. Medici presenti, salirono sul palco per sincerarsi della veridicità di quanto affermato.

Le due bambine per prendersi gioco della madre, producevano inizialmente dei colpi alle pareti con una mela legata ad uno spago. In tenera età, poi impararono facilmente a far scricchiolare le ossa dei piedi in modo da produrre un forte rintocco senza muovere le mani. Questo perchè da bambini le ossa e i muscoli delle gambe sono talmente teneri, che con un pò di allenamento, è possibile imparare ad incastrarle in modo da produrre un suono curioso, simile ad un colpo di nocche. Un gioco che in età adulta non è più possibile a causa della rigidità acquisita.

La sorella maggiore Leah resasi conto dell’incredulità provocata dallo scherzo, incitò le bambine a continuare. Quando poi, paradossalmente, alla loro bugia del cadavere in cantina, fu effettivamente rinvenuto uno scheletro, il gioco fu fatto. Leah capi’ presto che avevano trovato un modo ingegnoso per fare lauti guadagni.
Margaret rivelò a tutti quella che altro non era che una frode.

Conseguenze dello Spirititsmo

Ma il fenomeno era ormai in atto. Lo Spiritismo aveva milioni di proseliti in tutto il mondo. Molti persone anzi, ritenevano in realtà le sorelle potenti Medium e la storia della truffa era solo un tentativo di portare infamia verso la sorella maggiore. Il fenomeno non si arrestò, arrivando al punto di li’ a poco che, centinia di persone si spacciavano per sensitivi, ricavando ottimi profitti. Tuttora, molti sedicenti personaggi, si professano maghi e sensitivi chiedendo di essere contattati dietro lauta parcella.

Il Movimento Spiritista è un ancora un movimento con un largo seguito. Esistono associazioni che diffondono nel mondo il vangelo della Chiesa Spiritista. In Nord America tra le affiliate c’è la National Spiritualist Association of Churches, nel Regno Unito è presente la Spiritualists’ National Union.

Circa un anno dopo i fatti raccontati, Kate e Margaret Fox fecero una brutta fine. Questo fu probabilmente il lato più assurdo dell’intera vicenda. Lo Spiritismo era una pratica diffusa in tutto il mondo, ma all’interno della loro cerchia di conoscenze, le due sorelle persero di credito. Tacciate di imbroglio e cialtronaggine, furono messe al bando da tutti. Finirono in povertà e evitate dagli amici di un tempo. Morirono tristemente e vennero seppellite in tombe destinate agli indigenti.

Il Ferro di Cavallo

Un Ferro di Cavallo è un oggetto in ferro battuto o in laminato, dalla forma a “U” curva. Viene inchiodato sotto lo zoccolo di un cavallo e permette all’animale di camminare senza problemi su ogni tipo di terreno. Ne fanno uso pure altre razze equine come asini o muli.  Applicato da un maniscalco mediante un processo di ferratura, si presume sia stato inventato nel medioevo per permettere ai cavalli di limitare con il loro passo, il naturale consumo dello zoccolo. Altre fonti ne riportano l’uso al tempo dei Romani, ma sembra in realtà fosse ben conosciuto anche nell’antico Egitto.

Nella Credenza Popolare, il Ferro di Cavallo è riconosciuto, come uno dei principali e più potenti talismani.

Tradizionalmente, chi era in cerca di fortuna, appendeva il ferro di cavallo alla propria porta d’ingresso.  Era necessario trovarlo per caso e nessuna garanzia è data verso chi lo ruba. Bisognava fissarlo rivolgendo le due estremità verso l’alto, anche se su questo punto esistono voci contrastanti. Molti sostengono che le due estremità debbano essere rivolte verso il basso, pena altrimenti la sfortuna.

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Ferro di Cavallo

Origine del Mito

Molti Miti e Leggende, vedono nel Ferro di Cavallo, un oggetto catalizzatore della buona sorte. Fonti storiche riportano informazioni sul fatto che gli Egizi siano stati il primo popolo a conferirgli un’aurea magica, questo a causa della forma a “U”, in parte simile ad alcune raffigurazioni della dea Iside.  Altre testimonianze, attribuiscono la paternità agli antichi Arabi, principalmente dovuta alla somiglianza con la mezzaluna islamica. La convinzione più radicata comunque, è da ricondurre ai rapporti che potevano nascere in passato tra cavalieri e contadini.

Sovente capitava che qualche cavaliere, in groppa al suo destriero, perdesse un ferro di cavallo, all’epoca oggetto molto comune quanto prezioso. Raccolto dai contadini, permetteva la restituzione in cambio di qualche moneta, oppure la possibilità di rivenderlo, con la garanzia di un facile guadagno.  Ciò ha alimentato la credenza che, trovare un ferro di cavallo porti fortuna. Chi lo trova, può trarre ottimi auspici.  Porta fortuna anche se ricevuto in regalo, provvisto di chiodi, meglio se dispari.

Il Ferro di Cavallo come propiziatore di energia positiva trae origine anche da credenze religiose. Nel Cristianesimo è stato visto come oggetto in grado di scacciare le forze maligne. Il perchè di tale superstizione va ricercato probabilmente nell’antica Leggenda del santo inglese Dustano.  La figura di Saint Dunstan, un fabbro che nel 959 d.C. diventò arcivescovo di Canterbury, che riusci’ con l’inganno ad impedire al diavolo di compiere gesti malvagi, inchiodandogli un ferro di cavallo allo zoccolo. Il diavolo fu liberato solo dopo la promessa di non tornare mai più in quei luoghi. Il ferro di cavallo sulla porta era da ammonimento.

Diverse leggende vedono nel culto del Ferro di Cavallo, un’immagine da riportare alla natura della Donna.  Nella sua forma tonda e accogliente infatti, veniva visto il ventre di una femmina. Questo poteva trarre in inganno il maligno.  In alcune credenze quindi il ferro di cavallo era simbolo di tentazioni sessuali.

Anche in Araldica, il ferro di cavallo è un simbolo tipico di molti stemmi.  Nell’araldica civile della Bielorussia ad esempio, l’immagine ritorna in almeno 4 stemmi.

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a Sinistra, una delle raffigurazioni della dea Iside; a Destra, la Mezzaluna Islamica – due delle possibili fonti da cui è stata attinta l’aurea magica del Ferro di Cavallo
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due tipici esempi di stemmi dell’araldica civica della Bielorussia. Il ferro di cavallo può simboleggiare fortuna, ma anche la volontà di seguire le gloriose imprese dei propri avi.

Il Ferro di Cavallo nella cultura popolare

Il Ferro di Cavallo è effettivamente riconosciuto come talismano (alla pari del corno, del quadrifoglio, di altri piccoli oggetti che saranno in futuro argomento di questo Blog di Leggende Urbane) tanto da essere ben impresso su alcuni tagliandi del Gratta e Vinci, il famoso gioco d’azzardo di lotteria istantanea.

“LeggendeUrbane” naturalmente è andata ad indagare, ma non ha trovato riscontro con casi reali. Ha raccolto solo voci del popolo. Non ci sono prove; quella del ferro di cavallo è al momento ancora solo una superstizione.  Aneddoti che raccontano di una mamma, che aveva appeso un ferro di cavallo alla parete di casa, con le punte rivolte verso il basso. A quanto racconta, in quel periodo le cose non andavano molto bene alla sua famiglia. Un giorno il ferro si allentò e cadde per terra. Casualmente passò il figlio che lo raccolse, prese un martello e senza pensarci troppo attaccò di nuovo il ferro al muro, stavolta con le punte verso l’alto. Sembra che per la famiglia della donna, le cose cominciarono a prendere un’altra piega; le ristrettezze economiche cessarono grazie ad un buon lavoro trovato di li’ a poco.

Altro caso raccolto da un forum (un forum di appassionati di equitazione) è quello di una giovane che una ventina di anni fa, trovò in una piccola strada di accesso ad una casa, un ferro di cavallo, vicino al cancelletto. Lo raccolse e lo portò con se.  A casa raccontò del ritrovamento al nonno che intui’,  secondo le tradizioni popolari di cui era a conoscenza, qualche strano segno del destino.  Pochi mesi dopo la donna si fidanzò con un giovanotto del paese. Il ragazzo era il figlio dei proprietari della casa dove all’ingresso aveva trovato il ferro di cavallo.  I due sono felicemente sposati da vent’anni.

 

Il Tarantismo

L’argomento di questo post è bizzarro.
Si parla di un fenomeno presente in passato nelle regioni che si affacciano sul Mediterraneo. In Italia fece la sua comparsa soprattutto tra Puglia e Salento:   il fenomeno del Tarantismo.

Con il termine “Tarantismo” (ricordato anche con il nome di “Tarantolismo”), si identifica una nevrosi, un malessere (neppure troppo passeggero), una sorta di turba mentale, che colpiva improvvisamente una persona.   Caratterizzato da un vera e propria sindrome da isteria, appariva molto simile alla crisi epilettica.

Causa principale sembra fosse il morso di alcune specie di ragni come la Malmignatta o la Tarantola, il cui veleno dava vita a veri e propri spasmi.   Preda di tali crisi, cadevano soprattutto contadini, lavoratori agricoli, in generale gente a diretto contatto con la terra.
Una volta intuito che la persona era vittima di questo malessere,   venivano fatti arrivare un gruppo di musicisti.  
Il “malato” veniva stretto in mezzo ad una cerchia di gente (in genere popolani vari che accorrevano numerosi a incitare), mentre i musicisti cominciavano ad interpretare una serie di melodie ritenute terapeutiche.   Il risultato era quello di un vero e proprio rituale.

Tarantismo e Tradizione Popolare

In sostanza, la tradizione popolare riteneva la persona in questione, malata e vittima di un malessere oscuro. Il gruppo di musicanti era in grado di guarirlo. Con la musica, purificarne il corpo attraverso un concerto che poteva durare giorni, cercando di trovare la combinazione giusta di vibrazioni e note gradite. Gli strumenti erano quelli tipici della tradizione popolare: la pizzica, il tamburello ma anche violino, armonica o chitarra.
I musicanti suonavano, cercando tra le dodici possibili quella che era ritenuta la sonata giusta.

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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – musicanti intenti nella ricerca della sonata giusta per “guarire l’ammalato”
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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – cerchia di gente accorsa ad incitare, intorno al “malato”

Leggenda racconta che, una volta trovata la melodia gradita, il “malato” iniziava a muovere le gambe in modo frenetico, in uno stato di trance, a strisciare sulla schiena, a correre in preda a deliri, questo fintanto che l’anima del ragno non si consumava fino a morire. La persona “tarantolata” (da qui il termine) successivamente batteva i piedi, si agitava drasticamente, come in una delle peggiori bizze, girando a vuoto o correndo in cerchio, crollando infine a terra stremata; il gesto tipico sembra fosse quello di schiacciare la terra, come a voler schiacciare un ragno.

Il fenomeno ha avuto nell’Italia una delle zone più inclini al suo manifestarsi, soprattutto la regione del Salento, ma anche Bari e Matera. Alcuni studi ne fanno risalire l’origine addirittura all’alto medioevo, ma il picco di diffusione è stato intorno alla metà del novecento (anni ’50 e ’60) andando a scemare già negli anni settanta.

Molti ne parlano come di un fenomeno strano; vi è chi afferma con certezza che le vittime erano preda di malesseri, altri in realtà ne sottolineano principalmente la sua natura di semplice rito.
Abbiamo parlato in precedenza di lavoratori e braccianti agricoli, ma sembra in realtà che il “Tarantismo” poteva colpire chiunque. Spesso le vittime erano giovani donne. Una volta morse dovevano espiare, purificando la propria anima, sottoponendosi a quello che ha tutta l’aria di essere un vero esorcismo a carattere musicale, molto simile a riti tribali delle tribù africane, dove i musicisti prendono il posto degli sciamani.

Tarantismo e Aspetti Leggendari

In molti hanno affrontato il fenomeno. Uno degli studiosi che se ne è occupato maggiormente è l’antropologo e scrittore Ernesto de Martino, che nel 1959 si occupò del fenomeno e successivamente scrisse libri a riguardo (“La Terra del Rimorso” edito da “Il Saggiatore”). Il quadro che ne è venuto fuori è che il rituale avveniva veramente, ma molti dubbi destavano i malesseri e le crisi delle persone.

In effetti avveniva per davvero che una persona si trovasse in preda a spasmi, isteria, a un delirio proprio o di un proprio familiare. Venivano chiamati a raccolta una banda di musicisti che iniziavano a suonare. Sembra che molte persone erano effettivamente morse da una specie di ragno tipica delle zone in questione ma come racconta De Martino nel suo saggio, altre volte il malessere era da ricondurre a una semplice scusa per attirare l’attenzione.

Tra le più disparate versioni, una di queste sostiene che dietro il tarantismo ci fosse in realtà il bisogno della donna di essere al centro di attenzione (in genere del marito, normalmente degli uomini). Alla donna era concesso qualsiasi gesto (anche uno “scabroso” alzarsi la gonna). Andando più a fondo alla questione, si capisce che spesso il morso della “taranta” metteva in luce casi di vicende personali spesso traumatiche, crisi e frustazioni, contrasti e conflitti familiari.
Sembra quindi che il “Tarantismo” altro non era che un pretesto per cercare di risolvere un qualche conflitto.

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a sinistra, la copertina del saggio di Ernesto de Martino “La Terra del Rimorso” – a destra, una donna nel mezzo di una crisi isterica, in preda a deliri e un musicista che cerca di “purificarla”

Altri dubbi permangono su quanto ci fosse di vero e quanto di rituale. Senza dubbio secondo De Martino, il Tarantismo non era una festa e rimane ben ancorato all’ essere un fenomeno psicologico e sociale forse a carattere religioso, forse cristiano.
In passato la chiesa lo ha considerato semplicemente un rito pagano a cui volle porre fine, avvicinandolo all’immagine di un rito cristiano che coinvolgeva la figura di San Paolo.
Una volta terminato il rito, la persona veniva poi condotta nella chiesa del santo a Galatina, per purificarsi definitivamente con l’acqua santa. Nella pratica finiva di espiare il suo male; in questo modo il “Tarantolato” ringraziava il santo.

Da un punto di vista clinico, c’è chi afferma che le crisi erano vere; importante era il tipo di legno con cui verrà costruita la cassa del tamburo. Importante, addirittura necessaria, per scacciare la crisi isterica.

Per quel che se ne sa, ad oggi il Tarantismo è sparito o almeno non se ne ha traccia allo stato attuale. Rimangono solo espressioni scherzose o di rimprovero, “Ti ha morso la tarantola?” rivolte a bimbi vivaci o irrequieti.

“LeggendeUrbane” si concentra, volendo dare informazione sul fenomeno, su quello che è il quadro clinico. Obbiettivo è dare informazione sui tratti che disegnano quella che è una credenza popolare. Alla fine quello che interessa è, mettere in risalto i significati tipici di una ideologia antica.

di seguito alcune video-testimonianze del fenomeno:

Video di repertorio

Analisi sul Tarantismo a cura di Diego Carpitella
(il video acquista grande interesse dal minuto 2:56)


Reportage (testimonianza del rito dal minuto 3:59)

Palcheventi: rubrica culturale curata da Maria Ricca.