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La Leggenda del Terribile Terremoto dell’11 Maggio 2011

Questo articolo parla della classica Leggenda Urbana.
Voci che circolano tramite passaparola, fonti ignote. Alla notizia fu dato ampio credito, al punto che Roma quel giorno si svuotò. Era l’11 Maggio del 2011, Mercoledi’. L’informazione che girava, riguardava una profezia dello studioso Raffaele Bendandi, secondo la quale un terribile terremoto avrebbe colpito Roma il giorno 11 Maggio 2011.

Chi era Raffaele Bendandi

Raffaele Bendandi non è stato uno scienziato.
Era un semplice appassionato di astronomia. Nato alla fine del ‘800, artigiano, intagliatore, scultore del legno, fin da piccolo spiccò in lui un forte amore per il cosmo. Non terminò mai gli studi, ma già all’età di 10 anni, il suo talento e la sua passione si mostrarono prepotentemente, riuscendo da autodidatta, a fabbricare piccoli telescopi con cui esplorava il cielo.

Nel 1908, in seguito al terremoto di Messina, si appassionò a tal punto all’argomento, tanto da iniziare a studiare le possibilità di prevederne l’arrivo. Grazie ad alcuni strumenti da lui costruiti e collocati in una profonda grotta dell’Appennino, arrivò alla conclusione che la superficie terrestre non è rigida. In balia di continui smottamenti, si muove e si deforma, in base al rapporto tra la Terra e gli altri corpi celesti. Partendo dal presupposto che le maree sono influenzate dalle fasi lunari, intorno al 1920 elaborò una teoria detta “Teoria Sismogenica”, dove interpretando i movimenti e l’influenza degli astri sulla Terra, sosteneva di poter prevedere i terremoti.

Nel 1923 per dare credito alle sue teorie, depositò davanti al notaio Domenico Savini di Faenza, un verbale dove veniva teorizzato l’arrivo di un terremoto nelle Marche il 2 Gennaio del 1924. Bendandi sbagliò di due giorni. Il terremoto si verificò effettivamente nella zona di Senigallia e il Corriere della Sera, a conoscenza della notizia, gli dedicò la prima pagina chiamandolo “Colui che prevede i terremoti”. A quel punto la sua fama si diffuse e Bendandi veniva conosciuto nel mondo (una figura contraddittoria, a cui “LeggendeUrbane” darà maggiore spazio in futuro. Questo articolo fa solo un rapido cenno su quella che è stata la sua attività).

Bendandi studia il cielo
Un’immagine d’epoca di Raffaele Bendandi intento a studiare il cosmo con un telescopio – il famoso Pseusoscienziato, ha dedicato l’intera vita allo studio della scienza.

Leggenda e Bufala sulla previsione di Bendandi

Perchè si parla di Leggenda Urbana ?
Perchè sembra che in realtà, Raffaele Bendandi, non abbia mai predetto nessun terremoto a Roma. Stando a quanto raccolto nei suoi studi, avrebbe teorizzato altre date. Sull’onda di un vociferare sempre più insistente, venne sentita Paola Lagorio, presidente dell’associazione culturale “La Bendandiana”, istituto che raccoglie e studia l’enorme mole di materiale lasciato da Bendandi. Nell’Aprile del 2011 la Lagorio rilasciò un’intervista dove asseriva chiaramente l’assenza di documenti riguardanti Roma; la notizia era pertanto da ritenersi falsa.

Fu il mensile di scienza “Focus” a ricostruire quanto avvenne.
Sull’onda di un servizio televisivo della trasmissione Voyager, nei giorni seguenti su Internet, si scatenò un dibattito sulla figura di Bendandi. Nacquero una serie di fraintendimenti che portarono a mischiare le profezie di Nostradamus, con la figura di Bendandi. Tempo dopo fu nuovamente Voyager a riprendere in mano l’argomento, proponendo un nuovo servizio dal titolo “Bendandi, il profeta inascoltato”, con in sovraimpressione il titolo “La verità sul presunto terremoto del 2011 in Italia. Un terremoto colpirà Roma l’11 Maggio 2011 ? “.  Nonostante le smentite della Lagorio, la leggenda metropolitana prese vita. E Roma si svuotò.

negozi nella capitale
per non saper né leggere né scrivere, a Roma molti negozi chiusero la loro attività il giorno 11 Maggio 2011. Sui bandoni chiusi della capitale apparvero molte affissioni di “chiusura per motivi personali”

Scienza & Bendandi

L’errore sembra nascere dall’interpretazione sbagliata delle quartine di Nostradamus, attribuite erroneamente allo studioso romagnolo. Nella Quartina 82 Centuria IX si riporta quella che è stata interpretata come la profezia catastrofica di un devastante terremoto su Roma. Paola Lagorio dichiarò “infondate le previsioni che compaiono su Internet”.

Bendandi comunque durante la sua vita, pare abbia veramente previsto una serie di terremoti poi effettivamente verificatisi. Nel corso degli anni continuò incessantemente le sue ricerche. Sembra abbia previsto con esattezza il terribile terremoto del Friuli del 1976; avverti’ le autorità ma non venne creduto.

Ad oggi la comunità scientifica non da credito alla sua figura. La sua “Teoria Sismogenica” è priva di riscontri oggettivi e non vengono mai spiegate le cause. Bendandi, genio incompreso, si formò da autodidatta, non fece mai un percorso di studi e non ha mai pubblicato un’esposizione scientifica. Soprattutto, quanto da lui affermato, non è mai stato verificabile. Godette di stima dal mondo accademico, fu insignito del titolo di Cavaliere Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana dall’allora presidente Giovanni Gronchi, ma la sua enorme mole di materiale è ritenuto privo di fondamento teorico. La Teoria Sismogenica è pertanto affine alla branca delle Pseudoscienze (argomento privo di verifiche empiriche).

Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, le teorie di Bendandi si basano su dati statistici. Mediamente in Italia avvengono circa 30 scosse di terremoto al giorno. I terremoti sono causati da uno spostamento della crosta terrestre, fenomeno questo che avviene di continuo. Recentemente, Cristiano Fidani dell’INFN di Perugia ha avuto accesso all’archivio dello studioso e ha stilato un catalogo completo delle previsioni di Bendandi per verificarle. Non esistono previsioni da lui formulate che riguardano periodi superiori al 1977.

Infine

Per ultimo, si fa menzione su quello che è realmente successo.  Per fortuna alla fine, non ci fu nessun terremoto a Roma in data 11 Maggio 2011. Quello che avvenne però fu un altro sisma, con epicentro non troppo lontano da Roma. Si tratta del terremoto che colpi’ il sud della Spagna e che provocò gravi danni nelle regioni di Murcia e nella Lorca . Un terremoto avvenuto veramente in data 11 Maggio 2011 che causò 9 morti e moltissimi feriti. Si tratta purtoppo di uno dei peggiori terremoti della regione.

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Un’altra immagine di Raffaele Bendandi nel suo studio. Forse Genio incompreso, ad oggi non sappiamo dire se lo studioso faentino sia davvero riuscito a formulare una teoria attendibile per predire l’arrivo di un terremoto.

Raffaele Bendandi o meno, la Terra ha tremato davvero l’11 Maggio 2011. Di seguito, le immagini del sisma che colpi’ il sud della Spagna.

Triora – La Salem d’Italia

Triora è un piccolo comune di montagna, nella provincia di Imperia. Immersa nella Valle Argentina, è attualmente presente nell’elenco dei “Borghi più belli d’Italia”. All’interno di un’area geografica di grande bellezza naturale, allo stesso tempo è ricca di svariati monumenti di interesse artistico. Tra questi spiccano le rovine dell’antico castello o la Collegiata dell’Assunta, probabilmente tra gli edifici di maggior rilievo. Al giorno d’oggi Triora, è una ridente cittadina ligure. In realtà ha avuto un passato burrascoso. Triora, è ancora ricordata come la “Salem d’Italia“.

Salem è una città americana, nello stato del Massachusset. Nel 1687, divenne famosa, per essere stata teatro della più feroce caccia alle streghe della storia. Un processo che portò all’accusa di stregoneria più di venti donne. Anche il cinema l’ha resa celebre con trasposizioni quali “Hocus Pocus”, “La seduzione del Male” o “Le streghe di Salem”. Prima ancora di Salem, a cavallo del ‘500, nel piccolo borgo di Triora si scatenò un’impietosa caccia alle streghe.

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Immagini dello splendido borgo di Triora, immerso nella natura e nel verde della Valle Argentina

Storia di Triora

Nel 1587, Triora era un importante borgo fortificato. Meta significativa di traffici commerciali, grazie alla sua vicinanza alla Francia. Era una podesteria della Repubblica di Genova. Per il ruolo che rivestiva, era di reparto una guarnigione di soldati della Repubblica.

La città cadde vittima di una grave carestia, dovuta probabilmente ad una cattiva gestione economica da parte dei ricchi e potenti proprietari terrieri. Fu cercato un capro espiatorio. Si sconfinò nell’esoterico. Gli abitanti di Triora iniziarono ad incolpare un nutrito gruppo di donne che la maldicenza popolare riteneva streghe, sospettate di lanciare malefici sul piccolo borgo.

Il governo locale decise di intervenire stanziando una cifra ragguardevole per l’epoca (500 scudi) e imbasti’ una campagna inquisitoria che terminò con un processo. Intervenne l’autorità ecclesiastica e il vicario dell’Inquisizione di Genova e di Albenga. Il processo portò alla tortura e alla definitiva condanna a morte, di almeno 4 donne ritenute colpevoli di stregoneria e di rapporti sessuali col maligno. Venne fatta irruzione in un casolare abbandonato, dove si riteneva avessero luogo i sabba.

5 donne morirono di stenti, una decina vennero scarcerate in un processo successivo. Molte di esse appartenevano a famiglie benestanti. Di molte altre donne, è ignoto il destino. Buona parte di esse furono ritenute causa principale delle continue pestilenze, dell’uccisione di bestiame e addirittura di infanticidio e cannibalismo.

Il caso più noto è quello di Franchetta Borelli, appartenente ad una delle famiglie nobili di Triora. Le cronache del tempo la ricordano come una giovane, bella, ricca di famiglia, e avvezza alla prostituzione. Le vennero mosse accuse feroci di stregoneria e fu arrestata dalle autorità. Venne torturata fin tanto che non confessò le accuse. Solo grazie all’intervento del fratello Quilico Borelli e alla lauta cauzione di mille scudi, le furono concessi gli arresti domiciliari. In precedenza fu inviato dalla repubblica a Genova per indagini, il commissario speciale Giulio Scribani, già Pretore a San Romolo. Scribani non credeva all’innocenza della donna, dando credito alle accuse. Quando Franchetta tentò la fuga, il governo, per ritorsione, stava per incarcerare il fratello, ritenuto complice. Questo la fece desistere e tornare sui suoi passi. Tornò a Triora e affrontò un nuovo processo. Da quel momento cominciò per Franchetta un supplizio, per mano del pretore Scribani, con ore e ore di interrogatorio e nuove torture. Agli annali è rimasta famosa una sua frase “Io stringo i denti e poi diranno che rido”.

Quasi tutta la documentazione dei processi e i verbali degli interrogatori, sono ancora intatti e attualmente conservati presso l’Archivio di Stato di Genova. Le condanne, portarono alla morte sul rogo, diverse fanciulle. Mancano i documenti su quale sia stato l’epilogo del processo di Franchetta. Ricerche successive, hanno portato a ritenere che la sua nobiltà l’abbia in parte salvata. Sappiamo infatti che mori’ diversi anni dopo la data del processo, nel Gennaio del 1595. E’ stata successivamente sepolta in terra consacrata nella chiesa dei SS. Pietro e Marziano.

Triora oggi

Sono passati 500 anni. Ancora oggi il paese è noto per le sue streghe. Il primo processo in Italia. Ha innescato una reazione a catena, che ha avuto ripercussioni in altri borghi italiani.

Un reportage su Triora ha messo in luce le meraviglie di questo piccolo paese. I suoi vicoli, le sue strade. Ha toccato con mano i luoghi resi celebri da questi tristi ricordi.
Partendo da quelli che sono stati considerati i luoghi di ritrovo principali delle streghe. La “Cabotina” una zona povera, d’aspetto lugubre, dove sembra si svolgessero i convegni notturni delle streghe, dove probabilmente davano vita ai sabba infernali, concedendosi al maligno. Probabilmente il luogo più famoso di Triora. E’ altamente probabile che in antichità fosse semplicemente un luogo dove si svolgeva la prostituzione.

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A sinistra la piazza con il monumento a ricordo delle streghe – a destra una targa che indica La Cabotina, quello che è considerato il luogo di ricordo
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scorci di Triora

Fuori dalle mura, il “Lagodégnu” dove è sito un piccolo lago formato dalla cascata del rio Grugnarolo, che s’immette nel torrente Argentina. Altro ritrovo antico delle “bagiue” (cosi’ si definiscono in dialetto ligure le streghe), il “Ciàn der préve” zona erbosa nei pressi del ponte medievale di Mauta, “la fontana di Campomavùe” considerata il loro lavatoio, “il Noce” un albero dalle antiche proprietà terapeutiche.

Voci e presunte leggende degli abitanti di Triora, dicono che le streghe in realtà non sono mai morte. Ancora oggi i loro spiriti regnano sovrani; dicono che Triora sia ancora pregna di queste voci, di questi lamenti e chi vi si reca cerca di annusare l’aria per capire se si percepisce qualcosa. Tante suggestioni; Triora allo stato attuale attira solo turisti.

Ma se vogliamo trovare qualcosa di leggendario, un mistero dal significato esoterico, sappiamo che Triora, deriva dal latino “Tria Ora”, tre bocche, come quelle di Cerbero, il dantesco guardiano infernale.

Il Ferro di Cavallo

Un Ferro di Cavallo è un oggetto in ferro battuto o in laminato, dalla forma a “U” curva. Viene inchiodato sotto lo zoccolo di un cavallo e permette all’animale di camminare senza problemi su ogni tipo di terreno. Ne fanno uso pure altre razze equine come asini o muli.  Applicato da un maniscalco mediante un processo di ferratura, si presume sia stato inventato nel medioevo per permettere ai cavalli di limitare con il loro passo, il naturale consumo dello zoccolo. Altre fonti ne riportano l’uso al tempo dei Romani, ma sembra in realtà fosse ben conosciuto anche nell’antico Egitto.

Nella Credenza Popolare, il Ferro di Cavallo è riconosciuto, come uno dei principali e più potenti talismani.

Tradizionalmente, chi era in cerca di fortuna, appendeva il ferro di cavallo alla propria porta d’ingresso.  Era necessario trovarlo per caso e nessuna garanzia è data verso chi lo ruba. Bisognava fissarlo rivolgendo le due estremità verso l’alto, anche se su questo punto esistono voci contrastanti. Molti sostengono che le due estremità debbano essere rivolte verso il basso, pena altrimenti la sfortuna.

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Ferro di Cavallo

Origine del Mito

Molti Miti e Leggende, vedono nel Ferro di Cavallo, un oggetto catalizzatore della buona sorte. Fonti storiche riportano informazioni sul fatto che gli Egizi siano stati il primo popolo a conferirgli un’aurea magica, questo a causa della forma a “U”, in parte simile ad alcune raffigurazioni della dea Iside.  Altre testimonianze, attribuiscono la paternità agli antichi Arabi, principalmente dovuta alla somiglianza con la mezzaluna islamica. La convinzione più radicata comunque, è da ricondurre ai rapporti che potevano nascere in passato tra cavalieri e contadini.

Sovente capitava che qualche cavaliere, in groppa al suo destriero, perdesse un ferro di cavallo, all’epoca oggetto molto comune quanto prezioso. Raccolto dai contadini, permetteva la restituzione in cambio di qualche moneta, oppure la possibilità di rivenderlo, con la garanzia di un facile guadagno.  Ciò ha alimentato la credenza che, trovare un ferro di cavallo porti fortuna. Chi lo trova, può trarre ottimi auspici.  Porta fortuna anche se ricevuto in regalo, provvisto di chiodi, meglio se dispari.

Il Ferro di Cavallo come propiziatore di energia positiva trae origine anche da credenze religiose. Nel Cristianesimo è stato visto come oggetto in grado di scacciare le forze maligne. Il perchè di tale superstizione va ricercato probabilmente nell’antica Leggenda del santo inglese Dustano.  La figura di Saint Dunstan, un fabbro che nel 959 d.C. diventò arcivescovo di Canterbury, che riusci’ con l’inganno ad impedire al diavolo di compiere gesti malvagi, inchiodandogli un ferro di cavallo allo zoccolo. Il diavolo fu liberato solo dopo la promessa di non tornare mai più in quei luoghi. Il ferro di cavallo sulla porta era da ammonimento.

Diverse leggende vedono nel culto del Ferro di Cavallo, un’immagine da riportare alla natura della Donna.  Nella sua forma tonda e accogliente infatti, veniva visto il ventre di una femmina. Questo poteva trarre in inganno il maligno.  In alcune credenze quindi il ferro di cavallo era simbolo di tentazioni sessuali.

Anche in Araldica, il ferro di cavallo è un simbolo tipico di molti stemmi.  Nell’araldica civile della Bielorussia ad esempio, l’immagine ritorna in almeno 4 stemmi.

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a Sinistra, una delle raffigurazioni della dea Iside; a Destra, la Mezzaluna Islamica – due delle possibili fonti da cui è stata attinta l’aurea magica del Ferro di Cavallo
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due tipici esempi di stemmi dell’araldica civica della Bielorussia. Il ferro di cavallo può simboleggiare fortuna, ma anche la volontà di seguire le gloriose imprese dei propri avi.

Il Ferro di Cavallo nella cultura popolare

Il Ferro di Cavallo è effettivamente riconosciuto come talismano (alla pari del corno, del quadrifoglio, di altri piccoli oggetti che saranno in futuro argomento di questo Blog di Leggende Urbane) tanto da essere ben impresso su alcuni tagliandi del Gratta e Vinci, il famoso gioco d’azzardo di lotteria istantanea.

“LeggendeUrbane” naturalmente è andata ad indagare, ma non ha trovato riscontro con casi reali. Ha raccolto solo voci del popolo. Non ci sono prove; quella del ferro di cavallo è al momento ancora solo una superstizione.  Aneddoti che raccontano di una mamma, che aveva appeso un ferro di cavallo alla parete di casa, con le punte rivolte verso il basso. A quanto racconta, in quel periodo le cose non andavano molto bene alla sua famiglia. Un giorno il ferro si allentò e cadde per terra. Casualmente passò il figlio che lo raccolse, prese un martello e senza pensarci troppo attaccò di nuovo il ferro al muro, stavolta con le punte verso l’alto. Sembra che per la famiglia della donna, le cose cominciarono a prendere un’altra piega; le ristrettezze economiche cessarono grazie ad un buon lavoro trovato di li’ a poco.

Altro caso raccolto da un forum (un forum di appassionati di equitazione) è quello di una giovane che una ventina di anni fa, trovò in una piccola strada di accesso ad una casa, un ferro di cavallo, vicino al cancelletto. Lo raccolse e lo portò con se.  A casa raccontò del ritrovamento al nonno che intui’,  secondo le tradizioni popolari di cui era a conoscenza, qualche strano segno del destino.  Pochi mesi dopo la donna si fidanzò con un giovanotto del paese. Il ragazzo era il figlio dei proprietari della casa dove all’ingresso aveva trovato il ferro di cavallo.  I due sono felicemente sposati da vent’anni.

 

Il Tarantismo

L’argomento di questo post è bizzarro.
Si parla di un fenomeno presente in passato nelle regioni che si affacciano sul Mediterraneo. In Italia fece la sua comparsa soprattutto tra Puglia e Salento:   il fenomeno del Tarantismo.

Con il termine “Tarantismo” (ricordato anche con il nome di “Tarantolismo”), si identifica una nevrosi, un malessere (neppure troppo passeggero), una sorta di turba mentale, che colpiva improvvisamente una persona.   Caratterizzato da un vera e propria sindrome da isteria, appariva molto simile alla crisi epilettica.

Causa principale sembra fosse il morso di alcune specie di ragni come la Malmignatta o la Tarantola, il cui veleno dava vita a veri e propri spasmi.   Preda di tali crisi, cadevano soprattutto contadini, lavoratori agricoli, in generale gente a diretto contatto con la terra.
Una volta intuito che la persona era vittima di questo malessere,   venivano fatti arrivare un gruppo di musicisti.  
Il “malato” veniva stretto in mezzo ad una cerchia di gente (in genere popolani vari che accorrevano numerosi a incitare), mentre i musicisti cominciavano ad interpretare una serie di melodie ritenute terapeutiche.   Il risultato era quello di un vero e proprio rituale.

Tarantismo e Tradizione Popolare

In sostanza, la tradizione popolare riteneva la persona in questione, malata e vittima di un malessere oscuro. Il gruppo di musicanti era in grado di guarirlo. Con la musica, purificarne il corpo attraverso un concerto che poteva durare giorni, cercando di trovare la combinazione giusta di vibrazioni e note gradite. Gli strumenti erano quelli tipici della tradizione popolare: la pizzica, il tamburello ma anche violino, armonica o chitarra.
I musicanti suonavano, cercando tra le dodici possibili quella che era ritenuta la sonata giusta.

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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – musicanti intenti nella ricerca della sonata giusta per “guarire l’ammalato”
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Il Rito del Tarantismo – Immagini di repertorio – cerchia di gente accorsa ad incitare, intorno al “malato”

Leggenda racconta che, una volta trovata la melodia gradita, il “malato” iniziava a muovere le gambe in modo frenetico, in uno stato di trance, a strisciare sulla schiena, a correre in preda a deliri, questo fintanto che l’anima del ragno non si consumava fino a morire. La persona “tarantolata” (da qui il termine) successivamente batteva i piedi, si agitava drasticamente, come in una delle peggiori bizze, girando a vuoto o correndo in cerchio, crollando infine a terra stremata; il gesto tipico sembra fosse quello di schiacciare la terra, come a voler schiacciare un ragno.

Il fenomeno ha avuto nell’Italia una delle zone più inclini al suo manifestarsi, soprattutto la regione del Salento, ma anche Bari e Matera. Alcuni studi ne fanno risalire l’origine addirittura all’alto medioevo, ma il picco di diffusione è stato intorno alla metà del novecento (anni ’50 e ’60) andando a scemare già negli anni settanta.

Molti ne parlano come di un fenomeno strano; vi è chi afferma con certezza che le vittime erano preda di malesseri, altri in realtà ne sottolineano principalmente la sua natura di semplice rito.
Abbiamo parlato in precedenza di lavoratori e braccianti agricoli, ma sembra in realtà che il “Tarantismo” poteva colpire chiunque. Spesso le vittime erano giovani donne. Una volta morse dovevano espiare, purificando la propria anima, sottoponendosi a quello che ha tutta l’aria di essere un vero esorcismo a carattere musicale, molto simile a riti tribali delle tribù africane, dove i musicisti prendono il posto degli sciamani.

Tarantismo e Aspetti Leggendari

In molti hanno affrontato il fenomeno. Uno degli studiosi che se ne è occupato maggiormente è l’antropologo e scrittore Ernesto de Martino, che nel 1959 si occupò del fenomeno e successivamente scrisse libri a riguardo (“La Terra del Rimorso” edito da “Il Saggiatore”). Il quadro che ne è venuto fuori è che il rituale avveniva veramente, ma molti dubbi destavano i malesseri e le crisi delle persone.

In effetti avveniva per davvero che una persona si trovasse in preda a spasmi, isteria, a un delirio proprio o di un proprio familiare. Venivano chiamati a raccolta una banda di musicisti che iniziavano a suonare. Sembra che molte persone erano effettivamente morse da una specie di ragno tipica delle zone in questione ma come racconta De Martino nel suo saggio, altre volte il malessere era da ricondurre a una semplice scusa per attirare l’attenzione.

Tra le più disparate versioni, una di queste sostiene che dietro il tarantismo ci fosse in realtà il bisogno della donna di essere al centro di attenzione (in genere del marito, normalmente degli uomini). Alla donna era concesso qualsiasi gesto (anche uno “scabroso” alzarsi la gonna). Andando più a fondo alla questione, si capisce che spesso il morso della “taranta” metteva in luce casi di vicende personali spesso traumatiche, crisi e frustazioni, contrasti e conflitti familiari.
Sembra quindi che il “Tarantismo” altro non era che un pretesto per cercare di risolvere un qualche conflitto.

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a sinistra, la copertina del saggio di Ernesto de Martino “La Terra del Rimorso” – a destra, una donna nel mezzo di una crisi isterica, in preda a deliri e un musicista che cerca di “purificarla”

Altri dubbi permangono su quanto ci fosse di vero e quanto di rituale. Senza dubbio secondo De Martino, il Tarantismo non era una festa e rimane ben ancorato all’ essere un fenomeno psicologico e sociale forse a carattere religioso, forse cristiano.
In passato la chiesa lo ha considerato semplicemente un rito pagano a cui volle porre fine, avvicinandolo all’immagine di un rito cristiano che coinvolgeva la figura di San Paolo.
Una volta terminato il rito, la persona veniva poi condotta nella chiesa del santo a Galatina, per purificarsi definitivamente con l’acqua santa. Nella pratica finiva di espiare il suo male; in questo modo il “Tarantolato” ringraziava il santo.

Da un punto di vista clinico, c’è chi afferma che le crisi erano vere; importante era il tipo di legno con cui verrà costruita la cassa del tamburo. Importante, addirittura necessaria, per scacciare la crisi isterica.

Per quel che se ne sa, ad oggi il Tarantismo è sparito o almeno non se ne ha traccia allo stato attuale. Rimangono solo espressioni scherzose o di rimprovero, “Ti ha morso la tarantola?” rivolte a bimbi vivaci o irrequieti.

“LeggendeUrbane” si concentra, volendo dare informazione sul fenomeno, su quello che è il quadro clinico. Obbiettivo è dare informazione sui tratti che disegnano quella che è una credenza popolare. Alla fine quello che interessa è, mettere in risalto i significati tipici di una ideologia antica.

di seguito alcune video-testimonianze del fenomeno:

Video di repertorio

Analisi sul Tarantismo a cura di Diego Carpitella
(il video acquista grande interesse dal minuto 2:56)


Reportage (testimonianza del rito dal minuto 3:59)

Palcheventi: rubrica culturale curata da Maria Ricca.

Film Maledetti

Il Cinema è funestato da eventi drammatici.
Film perseguitati dalla malasorte. Accompagnati da una scia di sciagure durante la lavorazione o dopo l’uscita nelle sale. Vittime di episodi che hanno portato il lutto tra gli addetti ai lavori.  Il “Batman-Cavaliere Oscuro” di Chris Nolan con la tragica fine di Heath Ledger, “il Corvo” e la sua star Brandon Lee, la strage compiuta in casa di Roman Polanski, “diretta del reverendo” Charles Manson, successiva al diabolico “Rosemary’s Baby”. Tutti quei film che sono stati luogo di incidente, alcuni mortali, tra gli attori e i membri della troupe, si portano dietro la fama di essere “maledetti”. 

Per alcuni si tratta di vere fatalità.
“Il Corvo” di Alex Proyas, altro non è, che un tragico incidente sul set. Il fatto di cronaca legato a “Rosemary’s Baby” è dovuto ad un pazzo maniaco; di Heath Legder, brillante attore dalla mente travagliata, l’unica nota vagamente inquietante, rimane la frase attribuita a Jack Nicholson poco dopo il decesso

“Quando seppi che Heath era stato scelto per la parte di Joker, lo chiamai e gli dissi di stare molto attento…”.

“Maledetto” è considerato anche uno degli episodi di “Ai Confini della Realtà”, teatro di una delle più grandi disgrazie mai accadute all’interno di un set cinematografico. Il povero Vic Morrow, mori’ tragicamente assieme a due comparse durante le riprese, dilaniato dalle pale di un elicottero fuori controllo (cosa che ha causato non poche beghe legali per John Landis, regista dell’episodio in questione).

Oltretutto va valutata l’altra faccia della medaglia.  “Il Presagio” di Richard Donner ha fama di essere “maledetto”. L’aereo dove viaggiava Gregory Peck fu colpito da un fulmine; lo specialista degli effetti speciali, John Richardson, fu anch’egli vittima di un incidente. Maledizione non valida per tutti a quanto sembra; Jerry Goldsmith ha vinto il premio come miglior colonna sonora, Harvey Stephens un Golden Globe come miglior debutto e Billie Whitelaw un premio Bafta; il secondo è attualmente un signore di 47 anni, il primo e il terzo sono deceduti 30 anni dopo.

Nati sotto una cattiva stella

“LeggendeUrbane” pone la sua attenzione su quelle opere cinematografiche, che hanno visto il susseguirsi di una catena di eventi, che ha portato alla morte più di un protagonista o più di uno tra gli addetti ai lavori.  Alcune pellicole sembrano trascinarsi dietro, una sorta di “maledizione” che grava sull’opera.

L’ Esorcista di William Friedkin, fu effettivamente al centro di svariate sventure, tanto da richiedere l’intervento di un esorcista vero. Si sono registrati tra i quattro e i nove casi di decessi accidentali legati al cast e alla troupe tra cui l’attore Jack MacGowran (che nel film interpreta Burke), scomparso poche settimane dopo le riprese. In Gioventù Bruciata di Nicholas Ray, ben quattro dei principali interpreti ha trovato la morte in modo drammatico. Di Nick Adams non sono mai state chiarite le cause del decesso; fu trovato morto nella sua abitazione probabilmente a causa di un’eccessiva dose di stupefacenti. Sal Mineo è drammaticamente deceduto sotto la lama di un coltello, per un’aggressione subita mentre tornava a casa. Triste destino per i due bellissimi protagonisti: avvolta nel mistero è la morte della splendida Natalie Wood tragicamente scomparsa nel 1981, annegata al largo dell’isola di Santa Catalina; uno schianto, un incidente automobilistico si portò via il divo James Dean. Anche uno dei più grandi film sul ballo di tutti i tempi, Dirty Dancing, è accompagnato da una fama sinistra; Max Cantor, Jerry Orbach e il grande Patrick Swayze non ci sono più e la casa di produzione Vestron Video falli’ miseramente e cadde in bancarotta.

La trilogia di Poltergeist rappresenta un caso emblema; da molti considerato il film “maledetto” per eccellenza. Ha visto la dipartita di ben quattro tra i suoi protagonisti principali tra cui Dominique Dunne, morta a causa della violenza dell’ex fidanzato e la giovanissima Heather O’Rourke (la piccola protagonista Carol Anne) deceduta a causa di problemi di salute appena dodicenne.
A Poltergeist è legato anche un aneddoto. Leggenda racconta infatti che la malasorte gravata sul film era dovuta ad una profanazione: il set infatti sarebbe sorto su un antico cimitero indiano.

Trilogia di Poltergeist a parte, non ci sono molte spiegazioni per altri lungometraggi se non imputare il tutto al fato. Non sappiamo di iatture. Quello che sappiamo sono solo credenze popolari ; “Leggende Urbane” diffuse dal passaparola.
Probabilmente solo film nati sotto una cattiva stella.

Il Mago di OZ

Brutte storie si raccontano sul “Mago di Oz”, il grande film del 1939, diretto di Victor Fleming e interpretato da una giovanissima Judy Garland, funestato da incidenti e assurdi problemi di gestazione. Dall’aver cambiato continuamente regista e sceneggiatore fino a incidenti che hanno bloccato più volte le riprese. Buddy Ebsen, l’originale Uomo di Latta, dovette abbandonare la parte a causa di una grave reazione allergica all’alluminio usato per il suo costume; Jack Haley, che lo sostitui’ ebbe un’infezione agli occhi a causa del trucco. Margaret Hamilton, l’attrice che interpretava la Strega dell’Ovest rimase gravemente ustionata durante le riprese. Una sua controfigura mori’ in un incendio mentre girava una scena.  La “maledizione” colpi’ anche il povero cagnolino che interpretava Toto. Un attore lo calpestò accidentalmente rompendogli una gamba.

Ma l’aneddoto più macabro, e’ il misterioso episodio legato alla leggenda metropolitana, che da anni lo accompagna. All’epoca del film, si sta parlando di anni ’30, i lavoratori avevavano molti meno diritti e le loro condizioni spesso rasentavano lo schiavismo. Questo valeva anche per alcune produzioni cinematografiche. Leggenda racconta che uno degli attori nani chiamato ad interpretare i personaggi dei Mastichini, vittima di gravi problemi personali e a causa di pesanti torti subiti durante la lavorazione, per ritorsione contro la produzione, si sia suicidato impiccandosi sul set durante le riprese. La casa di produzione, la Metro-Goldwyn Mayer,  temendo lo scandalo e ripercussioni negative all’uscita del film, avrebbe tenuto nascosta la notizia. L’impiccagione è però ancora ben visibile sullo sfondo di una scena, restaurata in seguito in fase di montaggio, coperta con la figura di un grosso uccello che apre le ali. Il tutto è testimoniato dalla reazione dell’attore che interpeta lo spaventapasseri, quando alla vista del corpo, ha per un attimo un mancamento. Di seguito, alcuni video che mostrano la scena, prima e dopo il montaggio finale. Si nota effettivamente una sagoma non ben delineata, diversa dall’immagine dell’uccello che la produzione volle far credere.

Il video seguente è tratto dal canale YouTube di Tabù Tv

Di seguito due fermo-immagini dell’episodio, passato alla storia con il nome di “The Hanging Munchkin”.

nano-impiccato
I due fermo-immagini incriminati della pellicola del Mago di OZ. In alto la presunta scena del nano impiccatosi durante le riprese, in basso la scena restaurata in fase di montaggio dove si vede un grosso uccello che dispiega le ali.  Secondo la Leggenda, la casa di produzione avrebbe occultato la notizia, per evitare ripercussioni negative.

L’incomparabile Atuk

Per ultimo lasciamo a voi quello che forse rappresenta il caso più inquietante; quello legato alla sceneggiatura di “Atuk”.
“Atuk” è un film che non ha mai visto la luce.
Di lui rimane la sceneggiatura basata sul romanzo “L’incomparabile Atuk” di Mordecai Richler del 1963.  La trama del romanzo ruota attorno alle vicende di un inuit canadese, dalla indole tenace e testarda, trasferitosi nella città di Toronto, vittima di situazioni tra il comico e il grottesco, principalmente dovute alle profonde differenze socio-culturali esistenti tra la sua comunità d’origine ed il Canada industrializzato.
Quelli avvenuti di seguito sono i fatti.
John Beluschi lesse la sceneggiatura e si dichiarò entusiasta del film; venne trovato morto poco dopo. La parte fu quindi offerta a Sam Kinison; fece in tempo a girare una scena, mori’ poco dopo in un incidente stradale.  Dopo Kinison la parte fu offerta a John Candy; dopo aver letto la sceneggiatura mori’ per un attacco cardiaco; aveva 43 anni. Alcuni mesi dopo la morte di John Candy, Michael O’Donoghue morì improvvisamente di una emorragia cerebrale. Si mormora avesse letto la sceneggiatura insieme a John Candy.
Hollywood riproponeva con forza il ruolo di Atuk.
Lo propose a Chris Farley. Chris era interessato e accettò; morì poco dopo di overdose. Aveva 33 anni.
Il comico Phil Hartman, un amico di Farley, era interessato ad un ruolo nel film. Voleva accettare la parte. Anche lui è morto improvvisamente poco dopo, assassinato dalla moglie.
Dopo sei morti, Hollywood decise di porre fine al progetto “Atuk” e con la fama sinistra che si porta dietro, viene deciso che probabilmente non sarà mai realizzato nessun film.

Atuk
a sinistra la copertina del romanzo satirico “L’incomparabile Atuk” dello scrittore canadese Mordecai Richler; a destra, in senso orario, Chris Farley, John Beluschi, Sam Kinison e John Candy, “vittime” di quella chiamata “la Maledizione di Atuk”

La Maledizione del J27

Il termine “Maledizione del J27” identifica una presunta Maledizione che circola negli ambienti dello Show Business. All’inizio, sembrava ne fossero vittime elementi di spicco del mondo della Musica; in seguito ha visto coinvolte personalità più o meno note dello “star system”.

In principio, fu coniato il termine “Club 27“.
Si trattava di un’espressione giornalistica, usata per identificare, un gruppo di artisti, morti in circostanze drammatiche, all’età di 27 anni. Alcune, vere e proprie icone. Brian Jones, il padre fondatore dei Rolling Stones, Jimi Hendrix, pioniere indiscusso della chitarra elettrica, Jim Morrison, cantautore, poeta e voce narrante degli Anni ’70, la grande Janis Joplin. In seguito, stessa sorte è toccata al leader dei Nirvana, Kurt Cobain e alla Soul-singer Amy Winehouse. Nomi meno conosciuti, sono il rapper Fat Pat o la bassista delle Hole, Kristen Pfaff. Nel suo piccolo anche il cinema ha contribuito, con la prematura dipartita della star di Alpha Dog e Star Trek, Anton Yelchin.

In seguito, i giornali, cominciarono a fare riferimento ad un insieme più ristretto di morti violente, tra coloro che, oltre alla dipartita avvenuta alla giovane età di 27 anni, avevano in comune anche la lettera “J” nel proprio nome. Da qui il termine, “Maledizione del J27”.

da “Club 27” a “Club J-27”

Agli artisti già citati, si aggiungono il cantante giamaicano degli Inner Circle, Jacob Miller, morto per un tragico incidente stradale, il co-fondatore e mente dei The Mars Volta, Jeremy Michael Ward, deceduto per overdose di droghe, il cantante e compositore Jesse Belvin, la cantante soul Linda Jones. Per tutti vale la medesima regola: Morti a 27 anni, ed in comune la lettera J nel proprio nome.

Approfondendo, si scopre che altri artisti, appartenenti al “Club 27”, fanno parte per via traverse del “Club J27″; infatti hanno avuto a che fare con la lettera J nella loro drammatica dipartita. E’ il caso dell’attrice spagnola Soledad Miranda, morta a 27 anni a seguito di un incidente stradale all’ospedale di San Josè (Josè) o la frontman dei Gift, Mia Zapata, vittima della follia omicida di Jesus Mezquia, un maniaco seriale (Jesus).

Opinioni a riguardo

Naturalmente in molti hanno avanzato ipotesi, dal paranormale alle teorie del complotto. Nulla vieta di pensare che possa esistere un fantomatico “Club 28” o un “Club 29” o perchè no, un “Club 40”. E’ necessaria un’approfondita indagine e verificare quando sono scomparse personalità più o meno conosciute del mondo dello spettacolo. John Beluschi di anni ne aveva 33, il campione di Formula 1 Ayrton Senna 34, River Phoenix 23, il mito di James Dean si spense a 24 anni, Heather O’Rourke, la giovanissima star di Poltergeist, ebbe delle complicazioni di salute ed è deceduta ad appena 12 anni.

Chi ritiene sia semplicemente frutto del caso, chi ha notato che esiste anche un semplice “Club J” (agli artisti già citati possiamo aggiungere John Lennon, il batterista dei Led Zeppelin John Booham, l’immenso genio bassista di Jaco Pastorius, Jeff Bucley, the “King” Michael Jackson). Niente più di una banale coincidenza.
Oltretutto se di una Maledizione si tratta, chi l’ha lanciata ? Domanda lecita.

Il membro più esclusivo

Vogliamo concludere questa carrellata di nomi, lasciando per ultimo, la figura più controversa del Club, nonchè una delle più controverse del mondo della musica, il bluesman Robert Johnson, a cui in futuro “LeggendeUrbane” non può che destinare un capitolo a parte. Probabilmente il “membro” più contraddittorio di questo triste club, leggenda del Blues, unanimamente considerato uno dei più influenti musicisti del ventesimo secolo (inserito nella Rock and Roll Hall Fame nel 1986) e su di cui grava una delle leggende più inquietanti della musica; con la famosa J nel nome, morto in modo misterioso a 27 anni, presenta una biografia oscura e poco documentata, su di lui pesa un aneddoto che racconta che da goffo e impacciato, divenne chitarrista dalla tecnica sopraffina dopo aver venduto la propria anima al demonio.
Leggenda narra che questi abbia stretto un patto col diavolo, vendendo la propria anima in cambio della capacità infinita di suonare la chitarra, scomparendo e riapparendo dal nulla un anno dopo, quando nessuno ci credeva più, senza sapere che fine avesse fatto. Si narra che seguendo la tradizione del voodoo, abbia invocato il diavolo in un incrocio stradale (incrocio oltretutto ricordato, in una delle sue canzoni più celebri “Crossroad Blues“).

Robert Johnson
Il bluesman Robert Johnson, il membro “più esclusivo” del Club J27

E’ opportuno far notare che queste sono tutte supposizioni. Forse nascondono qualche congettura, ma al momento, sembra tutto frutto del caso. Forse sono solo inquietanti trovate giornalistiche. Oppure semplici “Leggende Urbane”.

In ultimo

Abbiamo detto di voler concludere con Robert Johnson.
In realtà no, perchè la lettera J e i 27 anni, si ritrovano ancora, tristemente appaiati in altre tragiche dipartite; quella di Jonathan Brandis, che assieme ad Atreyu fu la giovane star della Storia Infinita, il geniale artista Jean-Michel Basquiat, il povero disgraziato Joseph Merrick, che a causa della sua deformità, sarebbe diventato in seguito, il triste protagonista del film “L’Uomo Elefante”.

Joseph Merrick
Joseph Merrick, triste protagonista della storia dell’Uomo Elefante, anche lui fa parte del Club J27

“LeggendeUrbane” nei mesi successivi alla pubblicazione di questo articolo, non si è fermata e ha proseguito nelle ricerche. In questo modo, è venuta a conoscenza di un’altra vittima illustre della Maledizione del J27. Un importante personaggio storico.
Si tratta di Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio nota come Anita Garibaldi.
L’indomita rivoluzionaria brasiliana, moglie del condottiero e patriota italiano Giuseppe Garibaldi, conosciuta come l’Eroina dei Due Mondi. Cadde vittima della febbre, a 27 anni, nelle valli di Comacchio (sulla sua morte ci sono comunque pesanti controversie che vedono lo stesso Garibaldi implicato, ma l’argomento, di natura storica, non sarà per il momento, trattato nel corrente articolo). Fuggendo dagli austriaci, incinta, al fianco del marito, seguiva i suoi ideali di Libertà.

Anita_Garibaldi-1839
L’unica immagine conosciuta di Anita Garibaldi, l’indomita guerriera, moglie dell’Eroe dei Due Mondi. Anche essa Vittima illustre di quella cerchia a cui risponde la “Maledizione del J27”